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A. Manzoni

STORIA DELLA COLONNA INFAME

(Capitolo II)

Nella sezione
ARTEDIRITTO

Ciò ch'essi chiamavano arbitrio, era in somma la cosa stessa che, per iscansar quel vocabolo equivoco e di tristo suono, fu poi chiamata poter discrezionale: cosa pericolosa, ma inevitabile nell'applicazion delle leggi, e buone e cattive; e che i savi legislatori cercano, non di togliere, che sarebbe una chimera, ma di limitare ad alcune determinate e meno essenziali circostanze, e di restringere anche in quelle più che possono.

 

G. Boccaccio

Decamerone,

MADONNA FILIPPA


(Giornata VI - Novella VII)

Nella sezione
ARTEDIRITTO

Messere, egli è vero che Rinaldo è mio marito, e che egli questa notte passata mi trovò nelle braccia di Lazzarino, nelle quali io sono, per buono e perfetto amore che io gli porto, molte volte stata; né questo negherei mai; ma come io sono certa che voi sapete, le leggi deono essere comuni e fatte con consentimento di coloro a cui toccano. Le quali cose di questa non avvengano, ché essa solamente le donne tapinelle costrigne, le quali molto meglio che gli uomini potrebbero a molti sodisfare; e oltre a questo, non che alcuna donna, quando fatta fu, ci prestasse consentimento, ma niuna ce ne fu mai chiamata; per le quali cose meritamente malvagia si può chiamare.


William Shakespeare

IL MERCANTE DI VENEZIA

(Atto IV)

Nella sezione ARTEDIRITTO

PORZIA: Aspetta un momento, c'è qualcos'altro. Questo contratto non ti accorda neanche una goccia di sangue. Le precise parole sono: "Una libbra di carne". Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne, ma se, nel tagliarla, versi una goccia di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo Stato di Venezia.


Bruno Leoni

LA LIBERTA' E LA LEGGE

Estratti

Traduzione di Maria Chiara Pievatolo, Liberilibri, Macerata, 1995, p.91.

La certezza del diritto, nel senso di formula scritta, si riferisce a uno stato di cose inevitabilmente condizionato dalla possibilità che la legge attuale possa essere sostituita ad ogni momento da una legge successiva. Più intenso e accelerato è il processo di legislazione, più incerta sarà la durata nel tempo delle leggi in vigore al momento. Inoltre, niente impedisce a una legge, certa nel senso che abbiamo detto, di venir imprevedibilmente cambiata da un'altra legge non meno "certa" della precedente.



Alessandro Manzoni

STORIA DELLA COLONNA INFAME

(Introduzione)

Nella sezione
ARTEDIRITTO

Noi, proponendo a lettori pazienti di fissar di nuovo lo sguardo sopra orrori già conosciuti, crediamo che non sarà senza un nuovo e non ignobile frutto, se lo sdegno e il ribrezzo che non si può non provarne ogni volta, si rivolgeranno anche, e principalmente, contro passioni che non si posson bandire, come falsi sistemi, né abolire, come cattive istituzioni, ma render meno potenti e meno funeste, col riconoscerle ne' loro effetti, e detestarle.


Bernard de Mandeville

LA FAVOLA DELLE API

Nella sezione ARTEDIRITTO

Gli avvocati, il fondamento della cui arte stava nel suscitare liti e trovare cavilli, si opponevano a tutti i registri, in modo che gli imbrogli con le proprietà ipotecate dessero più lavoro: come se fosse illegittimo che uno sapesse senza un processo che cosa gli apparteneva.
Facevano rinviare apposta le udienze per intascare una parcella supplementare: e per sostenere una causa ingiusta, esaminavano e sondavano le leggi, come fanno gli scassinatori con le case e i negozi, per trovare il punto migliore da cui entrare.



Franz Kafka

DAVANTI ALLA LEGGE

Nella sezione ARTEDIRITTO

Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell'uomo. «Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.» «Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l'uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all'infuori di me, ha chiesto di entrare?» Il guardiano si accorge che l'uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l'ingresso. E adesso vado e la chiudo».



Heinrich Von Kleist

MICHELE KOHLHAAS

Nella sezione ARTEDIRITTO

Dopo aver inoltrato più volte ripetuti solleciti al tribunale, egli scrisse al suo avvocato una lettera confidenziale, in cui gli chiedeva la causa di un ritardo così eccessivo, e venne a sapere che, per un intervento assai elevato, presso il tribunale di Dresda, la sua querela era stata definitivamente cassata.



Franz Kafka

IL NUOVO AVVOCATO

Nella sezione ARTEDIRITTO

Abbiamo tra noi un nuovo avvocato, il dottor Bucefalo. Nel suo aspetto esteriore ricorda poco il tempo in cui era destriero di Alessandro il Macedone; ma chi è ben al corrente delle circostanze nota qualcosa d'inconsueto. Ho visto anzi, ultimamente, un qualunque usciere del tribunale soffermarsi ammirato sullo scalone a contemplare, con occhio da intenditore di corse, l'avvocato mentre saliva di gradino in gradino, sollevando alti i garretti, coi passi che rimbombavano sul marmo.



Sir Matthew Hale (1609-1676)

Lord chief justice of England

(Reflections by the Lord Chief Justice Hale
on Mister Hobbes, His Dialogue of the Law
,
in Bruno Leoni, La libertà e la legge,
Liberilibri, Macerata, 1995, p.106)

Per me è ragionevole preferire un diritto con cui un regno è stato felicemente governato per quattro o cinque secoli, piuttosto che arrischiare la pace e la felicità di un regno per una qualche nuova teoria di mia invenzione.





 

William Shakespeare

AMLETO

(Atto III, Scena 1)


For who would bear the whips and scorns of time
Th'oppressor's wrong, the proud man's contumely,
The pangs of despis'd love, the laws delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th'unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin



Omero

ODISSEA

(Libro XII, 439-440)

Era verso sera, proprio quando dalla piazza si leva su per andare a cena l'uomo che giudica molte contese di giovani in lite

 



Bruno Leoni

LA LIBERTA' E LA LEGGE

Estratti

Traduzione di Maria Chiara Pievatolo,
Liberilibri, Macerata, 1995, p.95.

Il giurista romano era una specie di scienziato: gli oggetti della sua ricerca erano le cause che i cittadini sottoponevano al suo studio, proprio come gli industriali oggi potrebbero sottoporre a un fisico o a un ingegnere un problema tecnico dei loro impianti o della loro produzione. Perciò il diritto privato romano era qualcosa che doveva essere descritto o scoperto, non qualcosa che doveva essere decretato. Nessuno promulgava queste leggi, e nessuno poteva cambiarle esercitando il suo arbitrio personale... Questo non significava immutabilità: ma certamente nessuno andava a letto la sera facendo i suoi progetti sulla base di una norma esistente, solo per alzarsi la mattina dopo e scoprire che la regola era stata rovesciata da una innovazione legislativa.



Ippolito Nievo

LE CONFESSIONI
DI UN ITALIANO

(Capitolo IV)

Al povero giurisdicente, che coll'acume della paura intendeva meravigliosamente tutti questi discorsi, i sudori freddi venivano giù per le tempie, come gli sgoccioli d'una torcia in un giorno di processione. Il dover rispondere, il non voler dire né sì né no, era tal tormento per lui che avrebbe preferito di cedere tutti i suoi diritti giurisdizionali per esserne liberato.



Quinto Orazio Flacco

SATIRE

(Libro I, n.1, 9-10; 14-22)

da Orazio, Le Opere, Garzanti, 1988

Traduzione di Mario Ramous

Quando al canto del gallo / batte il cliente alla sua porta, / l'esperto di diritto invidia il contadino; ... /
A farla breve, ascolta / dove voglio arrivare: / se un dio dicesse: "Eccomi qui, pronto a fare ciò che volete: / tu, ch'eri soldato, sarai mercante, e tu, giurista, un contadino: / scambiatevi le parti / e via, uno di qua, l'altro di là. / Che fate lì impalati ?" / Rifiuterebbero, eppure era possibile che fossero felici. / Non ha forse ragione Giove / a sbuffare irritandosi con loro / e a sancire che d'ora in poi / non sarà più tanto arrendevole / da porgere orecchio a preghiere simili?



Luigi Pirandello

LA GIARA

Per fortuna, non gli toccò di fare anticamera nello studio dell'avvocato; ma gli toccò d'attendere un bel po', prima che questo finisse di ridere, quando gli ebbe esposto il caso. Delle risa si stizzì.
- Che c'è da ridere, scusi? A vossignoria non brucia! La giara è mia!
Ma quello seguitava a ridere e voleva che gli rinarrasse il caso com'era stato, per farci su altre risate. "Dentro, eh? S'era cucito dentro? E lui, don Lollò che pretendeva? Te... tene... tenerlo là dentro... ah ah ah... ohi ohi ohi... tenerlo là dentro per non perderci la giara?"



 

James George Frazer

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

Donzelli Editore, 1996,
a cura di Cristiano Camporesi

Siamo abituati a pensare alla superstizione come a un male assoluto, ingannevole di per sé e pericoloso nelle sue conseguenze. Che essa abbia portato gravi danni nel mondo è impossibile negarlo. In suo nome, sono state sacrificate innumerevoli vite, distrutti incalcolabili tesori, coinvolte intere nazioni, allontanati gli amici, divisi i mariti dalle mogli, i genitori dai figli, insinuando tra loro le spade ... Senza volermi atteggiare ad avvocato del diavolo e apparire davanti a voi tra fiamme bluastre e vapori sulfurei, vorrei tentare di elaborare ciò che, in maniera caritatevole, potrebbe essere definita una difesa attendibile di un cliente sospetto.



 

Sir Matthew Hale (1609-1676)

Lord chief justice of England

(Reflections by the Lord Chief Justice Hale
on Mister Hobbes, His Dialogue of the Law
,
in Bruno Leoni, La libertà e la legge,
Liberilibri, Macerata, 1995, p.104)

Coloro che si compiacciono di saper redigere un sistema infallibile di diritto e politica ugualmente applicabile a tutte le condizioni con tanta evidenza e coerenza quanta quella con cui Euclide dimostra i suoi teoremi, si ingannano con nozioni che si rivelano inefficaci quando vengono applicate al particolare. E' una cosa folle e irragionevole trovare difetti in una istituzione perché si pensa che noi ne avremmo saputa fare una migliore, o attendersi una dimostrazione matematica per provare al ragionevolezza di una istituzione o la sua stessa evidenza.



 

Cesare Beccaria

DEI DELITTI E DELLE PENE

(Capitolo 12: Fine delle pene)

Dalla semplice considerazione delle verità fin qui esposte egli è evidente che il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso. Può egli in un corpo politico, che, ben lungi di agire per passione, è il tranquillo moderatore delle passioni particolari, può egli albergare questa inutile crudeltà stromento del furore e del fanatismo o dei deboli tiranni? Le strida di un infelice richiamano forse dal tempo che non ritorna le azioni già consumate? Il fine dunque non è altro che d'impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali. Quelle pene dunque e quel metodo d'infliggerle deve esser prescelto che, serbata la proporzione, farà una impressione piú efficace e piú durevole sugli animi degli uomini, e la meno tormentosa sul corpo del reo.



 

James George Frazer

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

Donzelli Editore, 1996,
a cura di Cristiano Camporesi

La superstizione ha reso un grande servizio all'umanità. Essa ha fornito alle moltitudini un motivo, un motivo sbagliato è vero, per un'azione giusta; e sicuramente è meglio per il mondo che gli uomini agiscano bene per motivi sbagliati piuttosto che facciano cose sbagliate con le migliori intenzioni. Ciò che riguarda la società è la condotta, non la credenza: qualora le nostre azioni sono giuste e buone, non importa nulla agli altri se le nostre credenze sono sbagliate.

 








Heinrich Von Kleist

MICHELE KOHLHAAS

Nella sezione ARTEDIRITTO

Il principe Elettore, quando Kohlhaas, accompagnato dalla sua scorta, avanzò sul rialto davanti a lui, parlò così:

«Ecco, Kohlhaas: oggi è il giorno in cui ti è resa giustizia! Guarda! Io ti riconsegno ora tutto ciò che ti fu con la violenza sottratto al castello di Tronka, e che io, come tuo sovrano, ero tenuto a farti restituire: i morelli, il fazzoletto, i fiorini, la biacheria, e anche le spese per le cure al tuo servo Erziano, caduto presso Mühlberg. Sei contento di me?».



 

A. Manzoni

STORIA DELLA COLONNA INFAME

(Capitolo II)

Nella sezione
ARTEDIRITTO

L'effetto era diventato causa; il legislatore, qui come altrove, aveva trovato, principalmente per quella parte che chiamiam procedura, un supplente, che faceva, non solo sentir meno, ma quasi dimenticare la necessità del suo, dirò così, intervento. Gli scrittori, principalmente dal tempo in cui cominciarono a diminuire i semplici commentari sulle leggi romane, e a crescer l'opere composte con un ordine più indipendente, sia su tutta la pratica criminale, sia su questo o quel punto speciale, gli scrittori trattavan la materia con metodi complessivi, e insieme con un lavoro minuto delle parti; moltiplicavan le leggi con l'interpretarle, stendendone, per analogia, l'applicazione ad altri casi, cavando regole generali da leggi speciali; e, quando questo non bastava, supplivan del loro, con quelle regole che gli paressero più fondate sulla ragione, sull'equità, sul diritto naturale, dove concordemente, anzi copiandosi e citandosi gli uni con gli altri, dove con disparità di pareri: e i giudici, dotti, e alcuni anche autori, in quella scienza, avevano, quasi in qualunque caso, e in qualunque circostanza d'un caso, decisioni da seguire o da scegliere. La legge, dico, era divenuta una scienza; anzi alla scienza, cioè al diritto romano interpretato da essa, a quelle antiche leggi de' diversi paesi che lo studio e l'autorità crescente del diritto romano non aveva fatte dimenticare, e ch'erano ugualmente interpretate dalla scienza, alle consuetudini approvate da essa, a' suoi precetti passati in consuetudini, era quasi unicamente appropriato il nome di legge: gli atti dell'autorità sovrana, qualunque fosse, si chiamavano ordini, decreti, gride, o con altrettali nomi; e avevano annessa non so quale idea d'occasionale e di temporario. Per citarne un esempio, le gride de' governatori di Milano, l'autorità de' quali era anche legislativa, non valevano che per quanto durava il governo de' loro autori; e il primo atto del successore era di confermarle provvisoriamente. Ogni "gridario", come lo chiamavano, era una specie d'Editto del Pretore, composto un poco alla volta, e in diverse occasioni; la scienza invece, lavorando sempre, e lavorando sul tutto; modificandosi, ma insensibilmente; avendo sempre per maestri quelli che avevan cominciato dall'esser suoi discepoli, era, direi quasi, una revisione continua, e in parte una compilazione continua delle Dodici Tavole, affidata o abbandonata a un decemvirato perpetuo.




Pierre Gaxotte

LA RIVOLUZIONE FRANCESE

(Mondadori, Milano, 1989, p.41)

Il bracciante non è un miserabile, perchè in campagna la proprietà non ha il carattere assoluto che aveva secondo il diritto romano. Essa è subordinata a ciò che un giurista chiama il "diritto sociale", cioè ai giusti bisogni della comunità. In altri termini la proprietà soggiace a vari vincoli che, periodicamente, la rimettono a disposizione dell'intera parrocchia, ricchi e poveri ugualmente: è il libero pascolo sulle terre spoglie, la spigolatura, l'uso dei campi di stoppie e delle foreste, il godimento indiviso dei beni comunali, lande, paludi e prati. Tutto questo permette al colono, privo di proprietà fondiaria, di tenere una capra, un maiale, una vacca, dei polli, dei conigli, e di rifornirsi gratuitamente di letame, legna e foraggio.



Oscar Wilde

(in conversazione)

da Detti e aforismi,
BUR, Milano, 1999

Quando a Wilde fu comunicato che sarebbe stato interrogato da Edward Carson (suo compagno di università al Trinity Cllege di Dublino) commentò:
"Senza dubbio eseguirà il suo compito con tutta la addizionale acredine di un vecchio amico".



Quinto Orazio Flacco

SATIRE

(Libro I, n.9, 35-43)

da Orazio, Le Opere, Garzanti, 1988
Traduzione di Mario Ramous

S'era giunti al tempio di Vesta, / ormai verso le dieci, / e per fortuna quello / doveva comparire in tribunale, / avendo presentato garanzia: in caso contrario avrebbe perso la causa. / "Fammi il piacere" mi dice, "assistimi solo un attimo". / "Mi prenda un colpo, / se ho la forza di stare in piedi / e se m'intendo di diritto: / e poi devo affrettarmi dove sai". / "Sono in dubbio se lasciare te o la causa", / replica."Me, me, non ti pare?" / "Non sia mai detto", fa lui e s'incammina per primo". / Io, visto che è difficile combattere / con chi sa vincerti, lo seguo.



 

Francesca de Caprariis -
Fausto Zevi

L'EDILIZIA PUBBLICA E SACRA

in Roma Imperiale,
a cura di Elio Lo Cascio,
Carocci Editore, Roma, 2000, p.269

Le basiliche sono considerate tra i più importanti edifici civili della vita pubblica romana; quasi un prolungamento del Foro, costituirono al principio uno spazio dove si potevano svolgere al coperto attività giudiziarie, economico-commerciali o semplicemente affari privati: il sempre più complesso articolarsi della società romana si riflette in questa tipologia monumentale, che, a livello di centro degli affari, rappresenterà il corrispettivo dei magazzini e dell'emporio che andavano sorgendo sulle rive del Tevere.



 

Sofocle

ANTIGONE

(Traduzione di Elena Bono,
Garzanti, Milano, 1982, p.184)

Antigone a Creonte (Re di Tebe)
Non me l'ha dato Giove questo bando / né mai simili leggi ha dato agli uomini / quella santa Giustizia che dimora con gli dei sotterranei / e neppure pensavo i tuoi decreti avere tanta forza / che tu uomo potessi calpestare / le leggi degli dei, quelle leggi non scritte e indistruttibili. / Non soltanto da oggi né ieri / ma da sempre esse vivono, da sempre: / nessuno sa da quando sono apparse. / Io non potevo certo per paura dello sdegno d'un uomo / pagarne poi la pena con gli dei. / Sì, lo sapevo di dover morire. Come non lo sapevo? / Potevi risparmiartelo, quel bando. / Io se dovrò morire innanzi tempo, / tutto di guadagnato, ti assicuro. / Chi vive come me fra tanti mali / deve per forza accogliere la morte come un vero guadagno. / Avere questa sorte non m'affligge per niente. / Se avessi tollerato che rimanesse senza sepoltura / il figlio di mia madre, questo sarebbe stato il mio grande dolore. / La morte no. Ti sembro pazza, vero? / Ebbene vorrà dire che da un pazzo / mi guadagno la fama di pazza.



 

Edward Bulwer - Lytton

(scrittore e uomo politico inglese,
1803-1873)

da F. Palazzi, Il libro degli aneddoti, Garzanti Editore S.p.a., Milano, 1989

L'autore degli "Ultimi giorni di Pompei" aveva avuto alcune cause e non era rimasto entusiasta degli avvocati e della giustizia. Una volta che se ne parlava tra amici, ebbe a dire:
"L'avvocato è un uomo che, quando due litigano per un'ostrica, l'apre, ne succhia il contenuto e poi dà le due valve ai contendenti: una per ciascuno".



 

Alberto Pasolini Zanelli

IMPERI

(Edizioni Settecolori, Vibo Valentia,
2000, p.158)

Quando un apparecchio di linea americano si infrange al suolo, per prima cosa arrivano sul luogo della catastrofe gli avvocati, pronti ad arruolare superstiti, vedove ad orfani. In genere la prima denuncia contro la linea aerea è presentata entro settantadue ore. Quando tocca alla Japan Airlines, è il Presidente della società che va in televisione si inchina davanti alle famiglie delle vittime e si scusa "dal più profondo del cuore". Intanto spedisce alle "parti lese" una somma che si chiama ufficialmente "pagamento di condoglianza". Nessuno fa denunce e si passa invece, in qualche mese, alla definizione extragiudiziale dei danni, secondo il "valore economico" delle singole vittime, al mancato guadagno che il loro decesso provoca per le famiglie. Non è che le linee aeree giapponesi non paghino. In un'occasione hanno sganciato due miliardi di dollari; però non litigano, perchè si vergognerebbero a farlo. Questa civiltà giuridica è diversa da quella europea e agli antipodi di quella americana.



Vangelo secondo Luca

(10,25)

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: "Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?".

 


William Shakespeare

MISURA PER MISURA

(Atto II, scena 1)

Angelo
Non dobbiamo fare uno spauracchio della legge, sbandierandola per spaventare gli uccelli da preda, per poi lasciare che serbi sempre la stessa forma fino a che l'abitudine ne faccia il loro posatoio e non il loro terrore.

 

Dante

DIVINA COMMEDIA, PURGATORIO


(VI, 130-132)

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca,
per non venir sanza consiglio a l'arco;
ma il popol tuo l'ha in sommo nella bocca.

(detto di Firenze e dei Fiorentini: molti hanno in cuore il senso di giustizia, ma tardi la manifestano per non parlare sconsideratamente, mentre i Fiorentini ne parlano sempre, senza applicarla).

 

Carlo Goldoni

MEMORIE

Libro 1, Capitolo XXIV

(Traduzione di Paola Ranzini,
Arnoldo Mondadori Editore,
Meridiani, Milano, 1993, p.144)

Ero avvocato; ero stato presentato al tribunale: si trattava ora di trovare i clienti. Tutti i giorni andavo al palazzo per vedere arringare i maestri in quell'arte e, intanto, mi guardavo bene attorno, sperando che il mio aspetto potesse risultare gradevole a qualche difensore il quale decidesse così di affidarmi una causa in appello. Infatti un avvocato novello non può brillare e farsi onore nei tribunali di prima istanza; solo nelle corti superiori si può fare sfoggio della propria scienza, della propria eloquenza, della propria voce e della propria abilità: quattro mezzi tutti ugualmente necessari affinchè un avvocato, a Venezia, sia di primo rango.

 

Johann Wolfgang Goethe

FAUST

Studio, 1972-1979

(Arnoldo Mondadori Editore,
Oscar I Grandi Classici, Milano, 1990,
p.151, traduzione di Franco Fortini)

Mefistofele:
Leggi e diritti si ereditano
come un'eterna malattia. Si strascicano
da una generazione all'altra, si propagano
di luogo in luogo, piano piano.
La ragione diventa un'assurdità,
il pubblico vantaggio una calamità;
che disgrazia essere un postero!
Quanto al diritto che è nato con noi,
purtroppo, mai che se ne parli.

 

Lord John Russell

(uomo politico inglese, 1792 - 1878)

da F. Palazzi, Il libro degli aneddoti,
Garzanti Editore S.p.a., Milano, 1989

Una signora domandò un giorno a lord Russell che differenza c'è tra un avvocato e un procuratore.
- "La stessa, rispose Russell, che c'è tra un coccodrillo e un alligatore".



Dante

DIVINA COMMEDIA, PURGATORIO


(XVI, 97)

Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?

(Le leggi ci sono ma chi le applica?)

 

Voltaire (Francois-Marie Arouet)

(1694-1778)

da F. Palazzi, Il libro degli aneddoti,
Garzanti Editore S.p.a., Milano, 1989

Si parlava una sera di cause e di avvocati. Voltaire disse: "Mi sono trovato soltanto due volte sull'orlo della rovina: la prima fu quando perdetti la causa, e la seconda quando la vinsi".

 

Guy de Maupassant

LA VEGLIA

(Racconti - 1882,
Edizioni Club del Libro, 1969, p.154, Traduzione di Rosanna Pelà)

Inginocchiato accanto al letto, suo figlio, un magistrato d'inflessibili principi, e sua figlia Marguerite, in religione suor Eulalie, piangevano disperatamente. Ella li aveva sin dall'inizio fortificati con una morale intransigente, insegnando loro la religione senza cedimenti e il dovere senza patteggiamenti. Lui, l'uomo, era diventato magistrato e, brandendo la legge, colpiva spietatamente i deboli, i trasgressori; lei, la figlia, tutta imbevuta della virtù che le era stata infusa in quella famiglia austera, aveva sposato Dio, perché disgustata dagli uomini.




Sofocle

ANTIGONE

(Traduzione di Elena Bono,
Garzanti, Milano, 1982, p.194)

Creonte (Re di Tebe) a Emone (suo figlio)

Noi dobbiamo difendere le leggi, le leggi scritte, Emone, mai cedere a una femmina.

 

Oscar Wilde

(Da una lettera a Robert Ross
dal carcere di Reading)

da Detti e aforismi, BUR, Milano, 1999

Prison life makes one see people and things as they really are.
That is why it turns one to stone.

La vita del carcere ti fa vedere la gente e le cose come realmente sono.
Ecco perchè ti trasforma in pietra.




Solone

(640-588 a.C.)

da F. Palazzi, Il libro degli aneddoti,
Garzanti Editore S.p.a., Milano, 1989

Domandarono un giorno a Solone se le sue leggi fossero veramente le migliori che si potessero dare agli ateniesi.
Niente affatto, rispose Solone. Ma sono le migliori che essi potessero avere.

 

Cesare Beccaria

DEI DELITTI E DELLE PENE

(Capitolo 6:
Proporzione fra i delitti e le pene
)

Data la necessità della riunione degli uomini, dati i patti, che necessariamente risultano dalla opposizione medesima degl'interessi privati, trovasi una scala di disordini, dei quali il primo grado consiste in quelli che distruggono immediatamente la società, e l'ultimo nella minima ingiustizia possibile fatta ai privati membri di essa. Tra questi estremi sono comprese tutte le azioni opposte al ben pubblico, che chiamansi delitti, e tutte vanno, per gradi insensibili, decrescendo dal piú sublime al piú infimo. Se la geometria fosse adattabile alle infinite ed oscure combinazioni delle azioni umane, vi dovrebbe essere una scala corrispondente di pene, che discendesse dalla piú forte alla piú debole: ma basterà al saggio legislatore di segnarne i punti principali, senza turbar l'ordine, non decretando ai delitti del primo grado le pene dell'ultimo. Se vi fosse una scala esatta ed universale delle pene e dei delitti, avremmo una probabile e comune misura dei gradi di tirannia e di libertà, del fondo di umanità o di malizia delle diverse nazioni.

 

Mercante veneziano

(in Affari di genio, L. Jardine,
Carocci Editore, Roma, 2001, p.95)

Alla fine di ottobre ho fatto una vendita e ho consegnato 36 pezze di tessuto di lana a coste a un ebreo di nome Prospero Romano, residente in Damasco. Il prezzo pagato per le merci in questione è stato di 9 ducati veneziani, e avendogli dato tempo due mesi (ossia fino alla fine di dicembre) per pagare il rimanente, che ammonta a 170 ducati veneziani. Poiché il suddetto ebreo vive a Damasco, dove non prevedo di recarmi, costui mi ha dato come garanzia e assicurazione principale di pagamento il rabbino Samuel Alegre, che vive a Tripoli e ha una bottega proprio davanti a Cà Novo. Mi ha dato inoltre un documento con la registrazione scritta del debito con me contratto di pugno del suo notaio, con le firme di vari testimoni e dello stesso Prospero. Giacché non conosco alcuno più di voi pronto a favorirmi, ho deciso di approfittare di questo accordo e pregarvi di ricevere il denaro in vece mia, che a mia volta sarei pronto a fare altrettanto per voi se mi riteneste degno di servirvi. Allora vi prego, quando sarete a Tripoli, di cercare subito il suddetto Samuel Alegre e dirgli di disporre il pagamento della cambiale alla scadenza, assicurandogli la restituzione del documento.

 

Dante

DIVINA COMMEDIA, PURGATORIO


(VI, 88-90)

Che val perché ti racconciasse il freno
Iustiniano, se la sella è vota?
Sanz'esso fora la vergogna meno


A che è servito che Giustiniano ordinasse le leggi
se poi manca chi le faccia rispettare?
Senza le leggi sarebbe minore la vergogna.

 

Caio Valerio Catullo

(87-54 a.C.)

da F. Palazzi, Il libro degli aneddoti,
Garzanti Editore S.p.a., Milano, 1989

Un mediocre avvocato, dopo un'arringa in cui aveva cercato di commuovere i giudici, domandò a Catullo che aveva assistito al processo:
- Vi pare che abbia mosso gli uditori a compassione?
- Certo, rispose Catullo. Hai fatto compassione un po' a tutti.

 

Platone

APOLOGIA DI SOCRATE

(A cura di Vito Stazzone, Editrice La Scuola, Brescia, 1987, p.38)

Sappiate dunque che se condannate a morte me, che così vi parlo per il vostro bene, più che a me voi recherete danno a voi stessi. A me, infatti, nessun danno possono recare Meleto e Anito perché non potrebbero, convinto come sono che un uomo migliore non può ricevere danno da uno peggiore. Essi potrebbero bene uccidermi, mandarmi in esilio, privarmi dei diritti civili, reputando tali cose i più grandi mali ; ma io non li reputo tali. Per me male è fare quello che fa costui: tentare di uccidere ingiustamente un uomo. Ecco perchè, o Ateniesi, io non intendo difendermi per me stesso, come potrebbe pensare qualcuno, ma per voi, perchè, condannandomi, non abbiate a peccare contro Dio, disprezzando il dono che Egli vi ha dato.

 

Anton Checov

IN TRIBUNALE

da Racconti e teatro, Sansoni Editore, Firenze, 1966, p.282)

Il sostituto procuratore, un uomo bruno ben pasciuto, dagli occhiali d'oro e dalla bella barba, amorevolmente curata, sedeva immobile come una statua e poggiando la gota sul pugno chiuso, leggeva il Caino di Byron. I suoi occhi erano colmi d'un'attenzione avida e le sopracciglia si levavano come stupite sempre più in alto. ...
Di tanto in tanto si arrovesciava indietro appoggiandosi allo schienale della poltrona, guardava per un minuto davanti a sé, assente, e si immergeva di nuovo nella lettura.

 

Benjamin Franklin

L'ALMANACCO DEL POVERO RICCARDO

(Citato in Enciclopedia delle citazioni
di Elena Spagnol, Garzanti, 2000, p.98)

Dio fa meraviglie di tanto in tanto.
Pensate, un avvocato, un uomo onesto!

 

Carlo Goldoni

MEMORIE

Libro 1, Capitolo XLIX

(Traduzione di Paola Ranzini,
Arnoldo Mondadori Editore,
Meridiani, Milano, 1993, p.277)

Una difesa in un processo penale mi procurò, inoltre, immenso onore. Un giovane appartenente a famiglia nobile aveva derubato un vicino; c'era una porta forzata e ci si apprestava a condannarlo al carcere.
Una famiglia rispettabile, l'unico figlio maschio, alcune sorelle in età da marito, non bisognava forse salvarlo?
Indennizzata la parte lesa, feci cambiare la serratura dell'appartamento del primo piano; la chiave del secondo poteva aprirla: il giovane aveva semplicemente sbagliato piano, aveva aperto per inavvertenza; il denaro sotto gli occhi l'aveva poi soggiogato.
Cominciai il mio memoriale con il settimo versetto del venticinquesimo salmo: Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris, Domine. Dimentica, Signore, gli errori della mia gioventù e quelli della mia ignoranza; rafforzai la mia arringa con autorità classiche, sentenze della Rota Romana e della camera criminale di Firenze, che si chiama il Magistrato degli Otto; vi misi del ragionevole e del patetico: non si trattava di un reo abituato al crimine che cercasse di attenuare il proprio delitto, ma era uno sventato che confessava il proprio errore e domandava la grazia in nome di un padre rispettabile e di due fanciulle di merito prossime al matrimonio e non prive di interesse. Alla fine il ladruncolo fu condannato a restare in prigione per tre mesi: la famiglia fu molto contenta di me e il giudice penale mi porse i suoi complimenti. Eccomi, dunque sempre più legato a una professione che mi procurava a un tempo onore, piacere e un guadagno ragionevole.

 

Jorge Luis Borges

STORIA UNIVERSALE DELL'INFAMIA

(L'incivile maestro di cerimonie Kotsuké no Suké)

(Borges - Tutte le opere, a cura di Domenico Porzio, Arnoldo Mondadori Editore, I meridiani, 1996, I, p.485)

Soddisfatta ormai la loro vendetta (ma senza ira, senza agitazione, e senza pietà), i capitani si dirigono al tempio che conserva le reliquie del loro signore.
Portano in un paiolo l'incredibile testa di Kira non Suké e la vigilano a turno. Attraversano campagne e province, alla luce sincera del giorno. Gli uomini li benedicono e piangono. Il principe di Sendai desidera ospitarli, ma essi rispondono che il loro signore li aspetta da quasi due anni. Raggiungono l'oscuro sepolcro e gli offrono la testa del nemico.
La Corte Suprema emette poi il suo verdetto. E' ciò che quelli aspettano. Si concede loro il privilegio di suicidarsi. Tutti lo accettano, alcuni di loro con ardente serenità, e riposano al fianco del loro signore. Uomini e bambini vengono a pregare al sepolcro di quegli uomini così fedeli.

 

William Shakespeare

IL MERCANTE DI VENEZIA

(Atto IV)

Nella sezione ARTEDIRITTO

Porzia.

Aspetta, ebreo, la legge ti tiene ancora in pugno. È stabilito nelle leggi di Venezia che se è provato contro uno straniero che, con mezzi diretti o indiretti, egli attenta alla vita di un cittadino, la persona contro cui egli ha tramato entrerà in possesso di metà dei suoi beni, l'altra metà va alle casse dello stato, e la vita del reo è alla mercé del doge soltanto, escluso ogni altro appello. E sotto questo disposto, io dico, rientra il tuo caso: perché risulta manifesto dalla tua azione che, indirettamente, e direttamente anche, tu hai tramato contro la vita stessa del convenuto e sei incorso nel danneggiamento sopra da me recitato. Giù, dunque, e supplica clemenza al doge.

 

Adolfo Angeletti

La produzione e l'applicazione delle leggi nella società complessa

(in Contro lo stato massimo, Liberilibri, Macerata, 1998, p.36)

 

Con la rivoluzione francese si assiste all'affermarsi - sul piano della formazione normativa - del giusrazionalismo: poiché i principi su cui questo si fonda sono basati sulla ragione e, quindi, per definizione, giusti ed immutabili, il legislatore tende a disciplinare tramite norme primarie la vita sociale.
Ciò comporta l'esclusione della giurisprudenza quale fonte del diritto (si pensi quanto incidevano nell'ordinamento dell'Ancien Régime gli arrèts des reglements): il giudice non è che la bocca della legge. ... In altri termini, l'interpretazione null'altro sarebbe che un'attività logico-conoscitiva svolta nella forma del sillogismo, per cui la sentenza avrebbe soltanto una funzione dichiarativa della volontà del legislatore.

 

Alessandro Manzoni

STORIA DELLA COLONNA INFAME

(Capitolo III)

Nella sezione
ARTEDIRITTO

 

Quel libriccino "Dei delitti e delle pene", che promosse, non solo l'abolizion della tortura, ma la riforma di tutta la legislazion criminale, cominciò con le parole: «Alcuni avanzi di leggi d'un antico popolo conquistatore.» E parve, com'era, ardire d'un grand'ingegno: un secolo prima sarebbe parsa stravaganza. Né c'è da maravigliarsene: non s'è egli visto un ossequio dello stesso genere mantenersi più a lungo, anzi diventar più forte nella politica, più tardi nella letteratura, più tardi ancora in qualche ramo delle Belle Arti? Viene, nelle cose grandi, come nelle piccole, un momento in cui ciò che, essendo accidentale e fattizio, vuol perpetuarsi come naturale e necessario, è costretto a cedere all'esperienza, al ragionamento, alla sazietà, alla moda, a qualcosa di meno, se è possibile, secondo la qualità e l'importanza delle cose medesime; ma questo momento dev'esser preparato. Ed è già un merito non piccolo degl'interpreti, se, come ci pare, furon essi che lo prepararono, benché lentamente, benché senz'avvedersene, per la giurisprudenza.

 

Cesare Beccaria

DEI DELITTI E DELLE PENE

(Capitolo 41:
Come si prevengano i delitti
)

 

Volete prevenire i delitti? Fate che le leggi sian chiare, semplici, e che tutta la forza della nazione sia condensata a difenderle, e nessuna parte di essa sia impiegata a distruggerle. Fate che le leggi favoriscano meno le classi degli uomini che gli uomini stessi. Fate che gli uomini le temano, e temano esse sole. Il timor delle leggi è salutare, ma fatale e fecondo di delitti è quello di uomo a uomo. Gli uomini schiavi sono piú voluttuosi, piú libertini, piú crudeli degli uomini liberi. Questi meditano sulle scienze, meditano sugl'interessi della nazione, veggono grandi oggetti, e gl'imitano; ma quegli contenti del giorno presente cercano fra lo strepito del libertinaggio una distrazione dall'annientamento in cui si veggono; avvezzi all'incertezza dell'esito di ogni cosa, l'esito de' loro delitti divien problematico per essi, in vantaggio della passione che gli determina. Se l'incertezza delle leggi cade su di una nazione indolente per clima, ella mantiene ed aumenta la di lei indolenza e stupidità. Se cade in una nazione voluttuosa, ma attiva, ella ne disperde l'attività in un infinito numero di piccole cabale ed intrighi, che spargono la diffidenza in ogni cuore e che fanno del tradimento e della dissimulazione la base della prudenza. Se cade su di una nazione coraggiosa e forte, l'incertezza vien tolta alla fine, formando prima molte oscillazioni dalla libertà alla schiavitù, e dalla schiavitù alla libertà.

 

Molière

IL SIGNOR DI POURCEAUGNAC

(Atto II, Scene X e X)I

(Molière, Tutto il teatro, Fratelli Melita Editori; 1982, p.200)

 

Scena decima

Sbrigani, Il signor di Pourceaugnac.

Il signor di Pourceaugnac: Oh! Sono un uomo finito! Che disfatta! Sia maledetta questa città! Colpito a morte da tutte le parti.

Sbrigani: Novità, signore? Che altro guaio?

Il signor di Pourceaugnac: Purtroppo. In questa città piovono donne e clisteri ...

Sbrigani: Spiegatevi ...

Il signor di Pourceaugnac: Due malnate femmine mi si sono avventate contro accusandomi, urlando in ostrogoto, di averle sposate, ambedue, e minacciando di portarmi davanti alla giustizia.

Sbrigani: Brutta faccenda, la giustizia qui è tremendamente dura contro siffatti reati.

Il signor di Pourceaugnac
: Sì, ma se si arrivasse pure alla istruttoria scritta, mandato di comparizione, decreto e sentenza promulgata per direttissima e in contumacia, mi rimarrebbe sempre sgombra la strada del conflitto di giurisdizione, per trovar tempo e impugnare il verdetto di nullità, secondo gli usi di procedura.

Sbrigani: Ecco uno che se ne intende e si vede bene, signore, che parlate con cognizione di causa.

Il signor di Pourceaugnac: Parlate di me? Io non me ne intendo, se sono gentiluomo ...

Sbrigani: E' necessario pure, per esprimervi così bene, che abbiate imparato la pratica della legge.

Il signor di Pourceaugnac: Per niente, è sufficiente il senso pratico a confortarmi che sarò comunque ammesso a difendermi, e che non mi si potrà condannare su una semplice accusa, senza un secondo interrogatorio di testimoni e confronto con la mia parte.

Sbrigani: Ecco una dialettica sempre più raffinata.

Il signor di Pourceaugnac: I concetti mi escono così, naturalmente.

Sbrigani: Io sono dell'idea che il senso pratico di un gentiluomo può chiaramente concepire il mondo della legge e le norme giudiziarie, ma non essere edotto perfettamente dei termini della procedura.

Il signor di Pourceaugnac: Sono alcune frasi che ho ricavato da ricordi di letture.

Sbrigani: Ah! Perfetto.

Il signor di Pourceaugnac: Per farvi toccar con mano che sono digiuno in fatto di processi, vi prego di condurmi da un legale a cui sottoporrò il mio caso.

Sbrigani: Acconsento, e vi porterò immediatamente da tre cime; ma sono obbligato ad avvertirvi, perchè non rimaniate di stucco, che parlano in maniera inusitata. Nei confronti forensi si son abituati a declamare in modo somigliante al canto, e tutto ciò che vi consiglieranno a voi sembrerà musica.

Il signor di Pourceaugnac: Che importa la forma, purchè mi dicano la sostanza.

Scena Undicesima.

Sbrigani, Il signor di Pourceaugnac, due avvocati-musici (uno di questi parla molto lento, il secondo a precipizio), accompagnati da due procuratori e da due guardie.

L'avvocato che trascina le parole:

E' un caso, un caso da forca
La poli.. la poligamia

L'avvocato farfuglione

La vostra situazione è trasparente
Ve lo dico io
Sulla questione specifica
Tutto il diritto è chiarissimo.
Caso lampantissimo
Consultate i nostri pensatori
I giuristi e i creatori
Giustiniano e Papiniano
E Ulpiano e Triboniano
E Fernando e Rebuffo e Gianni d'Imola
E Di Castro e Giuliano e Paolo e Bartolo
Giasone per finire e l'Alciato e Cuiasso,
Questa vetta, questo asso.
Caso da forca
Ve lo dico io
E' la poligamia.
Ogni popolo avveduto
Di senno compiaciuto
L'olandese, il francese, l'inglese
Lo svedese, il fiammingo, il portoghese
Il tedesco e l'italiano
In questa norma si tendono la mano.
Ogni legge qui si conviene
Caso da forca
Ve lo dico io
E' la poligamia.

(Il signor di Pourceaugnac si butta contro di loro e li picchia. I due avvocati e le due guardie eseguono un balletto e si conclude l'atto).

 

Giacomo Leopardi

ZIBALDONE

(I meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, 1997, Tomo I, pp.154-155)

 

Una gran differenza tra la legge di natura e le leggi civili, è questa che la legge civile o umana si può dimenticare o per distrazione o per altro, e infrangerla senza leder la coscienza, (come s'io mangio carne non ricordandomi che sia giorno di magro, o anche ricordandomene, ma per distrazione) laddove la legge naturale non ammette distrazione, e non può accadere che uno la infranga non credendo, perch'ella ci sta sempre nel cuore come un istinto che ci avverte continuamente, e il quale non è soggetto a dimenticanze.

 

Enrico di Robilant

GLI ECCESSI DELLA PRODUZIONE LEGISLATIVA

(Commentari, giugno 1994)

 

La conoscenza del legislatore statuale, anche se mossa dalle migliori intenzioni, è sempre assai ridotta, rispetto alla conoscenza che è presente e dispersa nella società e nell'operatività stessa dei consociati...
Oltre all'ordine imposto autoritativamente da un centro di potere, tuttavia, da sempre, ma tanto più nella società complessa, esiste anche un altro genere di ordine: quello creato dai consociati stessi nella loro operatività con l'osservare determinate regole, che generano aspettative di conformità...
Se si muove dalla premessa che soltanto l'ordine imposto dal potere statuale possa essere configurato come ordine, il diritto statuale diviene l'unico diritto autentico; per tener dietro al rapido mutare delle situazioni e dei problemi nella società complessa, quindi, si innesca un processo di inflazione legislativa, nel tentativo di rincorrere l'evoluzione e di imporle fini ed obiettivi voluti dallo Stato...
La mancanza di limiti alla produzione del diritto statuale trova la sua origine nel dogma dell'onnipotenza del legislatore statuale e dello Stato stesso.

 

Antoine de Saint-Exupéry

TACCUINI

(Citato in Enciclopedia delle citazioni
di Elena Spagnol, Garzanti, 2000, p.418)

La giustizia è l'insieme delle norme che perpetuano un tipo umano in una civiltà

 

Bruno Leoni

LA LIBERTA' E LA LEGGE

Estratti

Traduzione di Maria Chiara Pievatolo, Liberilibri, Macerata, 1995, p.95.

Il giurista romano era una specie di scienziato: gli oggetti della sua ricerca erano le cause che i cittadini sottoponevano al suo studio, proprio come gli industriali oggi potrebbero sottoporre a un fisico o a un ingegnere un problema tecnico dei loro impianti o della loro produzione. Perciò il diritto privato romano era qualcosa che doveva essere descritto o scoperto, non qualcosa che doveva essere decretato. Nessuno promulgava queste leggi, e nessuno poteva cambiarle esercitando il suo arbitrio personale... Questo non significava immutabilità: ma certamente nessuno andava a letto la sera facendo i suoi progetti sulla base di una norma esistente, solo per alzarsi la mattina dopo e scoprire che la regola era stata rovesciata da una innovazione legislativa.