Franz Kafka

Il nuovo avvocato

(a cura di Isabella Zama )

 

Nasce nel 1883 da padre israelita a Praga, città nella quale, da diversi secoli, convivevano in un continuo scontro la cultura slava, quella tedesca ed, infine, quella ebraica. Kafka studiò in una scuola umanistica e, poi, giurisprudenza in un'università tedesca, ma si interessò anche di mistica ebraica e di filosofia.

Al grigiore della sua modesta vita di impiegato, dalla quale si attendeva solo i mezzi di sostentamento, resa ancor più problematica dal conflittuale rapporto con il padre, si contrappone una fervida attività letteraria ed una tormentata ed intensa vita sentimentale caratterizzata da un fidanzamento continuamente sciolto e riannodato attorno al 1914 con Felice Bauer e dalla relazione sfumata con la scrittrice ceca, Milena Jesenka, databile al 1921, testimoniata dalle Lettere a Milena. Solamente nel 1923, un anno prima della morte, vive un'intensa e serena stagione con Dora Dymant, che lo riempie di speranza, ma purtroppo l'aggravarsi della tubercolosi lo costringe entro le mura di un sanatorio, nei pressi di Vienna, dove muore nel 1924.

Scrittore insoddisfatto della propria produzione per antonomasia, Kafka pubblicò in vita solo qualche raccolta di prose e nel 1916 il suo racconto La Metamorfosi, di cui segnaliamo i raccontii racconti La condanna, Nella colonia penale ed Il medico di campagna; il resto della sua produzione - i romanzi incompiuti: Il Processo, Il castello, e America; insieme a I Diari - cui si era dedicato tra il 1910 ed il 1920, è stata pubblicata postuma a cura dell'amico Max Brod, sebbene l'autore ne avesse raccomandato la distruzione nel suo testamento.

Ne Il nuovo avvocato la tradizione diventa favola, Kafka immagina come Bucefalo, mitico cavallo di Alessandro Magno, da cavalcatura si trasformi in condottiero negli agoni del tribunale. Ricorre in questo racconto il tema della metamorfosi del protagonista, al contrario, però, rispetto a quella ben più nota, in quanto il cavallo diventa uomo, ma non un uomo qualunque, un avvocato, il nuovo stratega che brandisce le parole al posto della lancia.
 

 

Abbiamo tra noi un nuovo avvocato, il dottor Bucefalo. Nel suo aspetto esteriore ricorda poco il tempo in cui era destriero di Alessandro il Macedone; ma chi è ben al corrente delle circostanze nota qualcosa d'inconsueto. Ho visto anzi, ultimamente, un qualunque usciere del tribunale soffermarsi ammirato sullo scalone a contemplare, con occhio da intenditore di corse, l'avvocato mentre saliva di gradino in gradino, sollevando alti i garretti, coi passi che rimbombavano sul marmo.

La classe forense, nel suo insieme, ha visto con simpatia l'ammissione di Bucefalo; i commenti che si ascoltano, improntati ad uno straordinario buon senso, riconoscono che, nell'ordinamento sociale di oggigiorno, egli deve trovarsi in difficoltà, e che per questo motivo, come pure per il posto che occupa nella storia universale, è comunque meritevole di comprensione. Oggi, nessuno può negarlo, non esiste un Alessandro Magno. C'è qualcuno che s'intende di omicidio, ed anche la destrezza nell'infilzare l'amico con la lancia al di sopra di una tavolata, non si può dire che faccia difetto; per molti, infine, la Macedonia è troppo piccola, sicché imprecano a Filippo suo padre. Ma nessuno e poi nessuno saprebbe comandare una spedizione fino in India. Già allora le porte dell'India erano irraggiungibili, ma la loro direzione era segnata dalla spada regale; oggi si trovano in tutt'altro luogo, più lontano e più in alto; nessuno indica la via; molti brandiscono spade, ma non fanno che mulinarle, e lo sguardo che cerca di seguirle si confonde.

Perciò è forse miglior partito d'imitare Bucefalo e di sprofondarsi nella lettura dei codici. Libero, i fianchi non oppressi dalle reni del cavaliere, alla quieta luce di una lampada, lungi dal clamore della pugna alessandrea, egli legge e sfoglia le pagine dei nostri antichi volumi.

 

Per la traduzione abbiamo riportato pressocchè integralmente quella presente nel sito www.biblio-net.com

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