William Shakespeare

Il mercante di Venezia

(a cura di Antonio Zama)

 

Non cadremo nel tranello di cercare di fornire in questa sede una biografia del drammaturgo inglese. Infatti, non trascorre anno nel quale illustri ricercatori avanzino nuove teorie sulla vita di Shakespeare e sulle sue opere, si è così passati da un estremo all'altro: alcuni hanno sostenuto che non sia mai esistito, altri ne hanno attentamente esaminato le inclinazioni sessuali, altri ancora le amicizie per scoprirvi questo o quel plagio, o viceversa questa o quella manipolazione dei testi tramandati a noi, ed infine si è giunti a sostenere, per la verità con non troppa originalità, che il suo talento visionario sia dovuto al consumo di droghe.

Con tutto il dovuto rispetto per gli emeriti studiosi che così passano il loro tempo, forse è meglio che Shakesperare continui a parlarci attraverso le sue opere, che, del resto, hanno molto da dire senza che si vada ad escogitare altri filoni di indagine per guadagnare i titoli dei giornali e magari qualche sostanziosa sovvenzione per la ricerca.

In realtà, quello che lascia sconcertati di William Shakespeare è che, nonostante il successo che gli arrise negli anni della maturità, poco si conosce della sua vita, circostanza che lascia attonito e privo di sostanziosi punti fermi il biografo.

Nato a Stradford-upon-Avon nel 1564 ed ivi morto nel 1616, nei primi anni novanta del secolo è già un affermato attore e drammaturgo che ha viste rappresentate le sue opere da diverse compagnie. Partecipa così a Londra alla turbinosa vita teatrale nella quale si richiedono ad attori e autori (ruoli non sempre ben distinti) nuove rappresentazioni che esercitano sul pubblico una ascendenza straordinaria tanto da creare forse il primo mercato dello spettacolo, che esige anche nuove soluzioni tecniche ed architettoniche. E' singolare, e forse meriterebbe maggiori attenzioni da parte dei ricercatori, che mentre a Londra si afferma il teatro moderno grazie alla concorrenza tra le diverse compagnie e pure tra le strutture ricettive (Globe e Blackfriars in testa), in Italia si sviluppa l'embrione del teatro musicale. A supremi modelli di queste esperienze possono assurgere l'Amleto di Shakespeare e l'Orfeo ed Euridice di Monteverdi che nel torno del primo decennio del 1600 hanno gettato le basi di una nuova epoca.

Il suo periodo più prolifico va dal 1595 al 1612: sono infatti di questa felice stagione le opere più famose, tra le quali, Romeo e Giulietta (1592-1595), Sogno di una notte di mezza estate (1593-1596), Il mercante di Venezia (1594-1597), Giulio Cesare (1598-1599), Amleto (1600-1601), Otello (1602-1611), Re Lear (1605-1606), Macbeth (1605-1608), Antonio e Cleopatra (1606-1608) e La tempesta (1611).

La storia narrata ne Il mercante di Venezia è il risultato dell'intreccio di tre distinte vicende, frutto di altrettante ispirazioni letterarie. Quella che qui presentiamo è quella che dà il nome all'intera opera.

Shylock concede in prestito a Bassanio tremila ducati su garanzia di Antonio, mercante di Venezia, il quale sottoscrive regolarmente l'atto notarile nel quale si impegna, in caso di mancata restituzione, a consentire a Shylock di asportare dal suo corpo una libbra di carne. La richiesta di Shylock, ebreo, mascherata da clausola scherzosa, è giustificata dalle vessazioni continuamente subite da Antonio: Signor mio bello, voi mi sputaste addosso lo scorso mercoledì; il talaltro giorno mi prendeste a calci, e il talaltro ancora, mi deste del cane; e ora per tutte queste cortesie, dovrei prestarvi, io, una somma così considerevole?. Shylock ambisce a consumare la sua vendetta, pienamente supportata dagli idonei strumenti legali, con l'avallo di quella che dovrà essere la sua vittima, Antonio, il quale subisce quasi consapevolmente un astuto raggiro.

Inutile dire che Shylock, non avendo ottenuto la restituzione dei tremila ducati alla scadenza dei tre mesi pattuiti, si presenta per riscuotere la penale. A questo punto, avanti al Doge, si inscena una sorta di processo nel quale si rivela risolutore l'intervento di Porzia, nel frattempo divenuta moglie di Bassanio, nelle finte vesti di un giovane giusperito di Padova inviato dal più noto Bellario al quale il Doge si era rivolto per risolvere la questione.

Porzia impedisce che Shylock possa consumare la sua sete di vendetta (che non è stata placata neppure dall'offerta di Bassanio del doppio della somma prestata) imponendogli di asportare dal corpo di Antonio una sola libbra di carne, né più né meno, senza, soprattutto, spargere la benché minima goccia di sangue, in caso contrario, trattandosi di sangue cristiano, la legge di Venezia, prevede la confisca di tutti i beni a favore della Serenissima. Non solo: E' stabilito che quando resti provato che uno straniero ha, con mezzi idonei diretti o indiretti, attentato alla vita di un cittadino, alla parte lesa va la metà dei beni del reo; l'altra metà passa alle casse dell'erario; e la vita del reo resta affidata alle provvidenze inappellabili del doge.

In danno a Shylock si perpetra pertanto un subdolo inganno: pur avendo la legge dalla sua, la giustizia non solo gli viene negata, ma esce dal tribunale povero e convertito forzatamente al cristianesimo. Si consuma, ancora una volta, l'eterno conflitto tra morale e legge, tra diritto e vendetta.

Nessun crisma di legalità ha la causa ed il processo che si svolgono nel quarto atto, qui di seguito riportato in parte, purtuttavia Porzia, Antonio ed il Doge si fanno beffe di Shylock, assistito da un regolare accordo sottoscritto avanti ad un notaio.

Tutta la vicenda è perciò icasticamente compresa nella richiesta di Bassanio: per una volta distorcete la legge con la vostra autorità; per una grande giustizia, fate un piccolo torto. E ancora nella battuta di Porzia, travestita da Baldassarre: sta' certo che avrai più giustizia di quanta ne desideri.

 

 

Il mercante di Venezia (Atto IV).

...
Scena I

Entrano il Doge, i Magnifici, Antonio, Bassanio, Salerio, Graziano e altri.

DOGE

Ebbene, è qui Antonio?

ANTONIO

Sono qui, se piace a Vostra Grazia.

DOGE

Mi rincresce per te. Devi rispondere a un avversario di pietra, una disumana canaglia, incapace di pietà, prosciugato della più piccola goccia di misericordia.

ANTONIO

Ho saputo che Vostra Grazia si è data grande pena per moderare il suo rigido atteggiamento; ma poiché resta inflessibile, e non c'è mezzo legale che mi metta al riparo dalla sua cattiveria, io oppongo la mia pazienza al suo furore e sono armato a sopportare con la tranquillità del mio spirito crudeltà e la ferocia del suo.

DOGE

Fate venire l'ebreo dinanzi alla corte.

SALERIO

È pronto alla porta; eccolo, mio signore.

 

Entra Shylock.

DOGE

Fategli largo, che ci venga davanti. Shylock, tutti credono, e così credo anch'io, che persisterai in questo perfido atteggiamento fino all'ultimo atto; e poi si pensa che mostrerai clemenza e compassione più strane di questa tua strana crudeltà manifesta; e laddove ora tu esigi la penale, che è una libbra di carne di questo povero mercante, non solo vorrai rinunciare all'obbligazione, ma, toccato da umana gentilezza e benevolenza, gli condonerai una parte del capitale, considerando con misericordia le perdite che di recente gli si sono accumulate sulle spalle, tali da schiacciare un principe dei mercanti e strappare commiserazione per il suo stato a petti di bronzo e duri cuori di pietra, ainflessibili turchi e tartari mai educati ad azioni d'affettuosa generosità. Aspettiamo tutti una risposta gentile, ebreo.

SHYLOCK

Ho informato Vostra Grazia del mio intendimento, e sul nostro santo Sabato ho giurato di prendermi la penale che mi è dovuta dall'obbligazione. Se me lo negate, ne ricada il danno sul vostro statuto e sulla libertà della vostra città. Mi chiederete perché io preferisca prendere una porzione di putrida carne anziché accettare tremila ducati. Non risponderò a questo, ma diciamo che è un mio capriccio. È una risposta? E se la mia casa fosse molestata da un topo,e a me piacesse dar diecimila ducati per farlo avvelenare? Vi basta la risposta? C'è chi non sopporta un maiale cotto a bocca aperta, c'è chi dà in smanie se vede un gatto, e altri che non riescono a trattenere l'orina quando la zampogna suona di naso; perché l'emozione, signora delle passioni, le governa secondo il modo che le piace o le ripugna. Ora, per rispondervi: come non può dare una sicura ragione chi non sopporta un maiale a bocca aperta, chi un gatto innocuo e necessario, chi una lanosa zampogna, ma deve per forza sottomettersi all'inevitabile vergogna di offendere, ricevendo egli stesso offesa; così non sono io in grado di dare una ragione, né voglio, al di là di un odio radicato e di una certa ripugnanza che ho per Antonio, per cui così insisto in un costoso processo contro di lui. Vi basta la risposta?

BASSANIO

Questa, non è una risposta, uomo insensibile, da giustificare il fiume della tua crudeltà.

SHYLOCK

Io non sono obbligato a compiacerti nelle mie risposte.

BASSANIO

Forse che si uccidono le cose che non si amano?

SHYLOCK

Si odia forse la cosa che non si vuole uccidere?

BASSANIO

Non ogni offesa è subito odio.

SHYLOCK

Cosa? Lasceresti che il serpente ti morda due volte?

ANTONIO

Ti prego di ricordare che discuti con un ebreo.Tanto varrebbe che ti mettessi sulla spiaggia a dire all'alta marea d'abbassare il suo livello; tanto varrebbe che disputassi con il lupo perché fa belare la pecora per il suo agnello; tanto varrebbe che proibissi ai pini montani di agitare le alte cime e di stormire quando sono scossi dalle raffiche del cielo; piuttosto che cercare di ammorbidire - cosa c'è di più duro? - il suo cuore giudeo. Perciò, ti scongiuro, non fare altre offerte, non usare altri mezzi, ma lascia che nel modo più semplice e breve io abbia la mia sentenza, e l'ebreo ciò che vuole.

BASSANIO

Per i tuoi tremila ducati qui ce ne sono sei.

SHYLOCK

Se ogni ducato dei seimila ducati fosse diviso in sei parti, e ogni parte un ducato, io non li prenderei. Voglio la mia obbligazione!

DOGE

Come potrai sperare clemenza, se non ne concedi?

SHYLOCK

Quale giudizio dovrei temere, se non faccio alcun male? Voi avete con voi molti schiavi comprati, che, come i vostri asini e cani e muli, usate per compiti abbietti e servili, perché li avete acquistati. Dovrei dirvi, lasciateli liberi, sposateli alle vostre figlie! Perché sudano sotto i loro carichi? Che i loro letti siano soffici come i vostri e i loro palati stuzzicati dalle stesse vivande. Rispondereste: gli schiavi sono nostri. Così vi rispondo io: la libbra di carne che esigo da lui fu pagata cara, è mia e voglio averla. Se me la negate, vergogna sulla vostra legge! Non hanno forza i decreti di Venezia. Aspetto la sentenza. Rispondete, l'avrò?

DOGE

Per i miei poteri, potrei sciogliere questa corte, a meno che Bellario, un sapiente dottore che ho convocato per deliberare su questo caso, non venga qui oggi.

SALERIO

Mio signore, c'è qui fuori un messaggero appena giunto da Padova con lettere del dottore.

DOGE

Portateci le lettere. Chiamate il messaggero.

BASSANIO

Sta su, Antonio! Fatti coraggio, amico! L'ebreo avrà la mia carne, e sangue e ossa e tutto, prima che tu perda per me una goccia di sangue.

ANTONIO

Io sono un infetto castrato del gregge, il più adatto alla morte. Il frutto più debole cade per primo al suolo, e così sia di me; tu non puoi trovar miglior impiego, Bassanio, che vivere ancora e scrivere il mio epitaffio.

 

Entra Nerissa vestita da assistente di avvocato.

DOGE

Vieni da Padova? Da Bellario?

NERISSA

Da entrambi, mio signore. Bellario ossequia Vostra Grazia.

 

Consegna una lettera.

BASSANIO

Perché affili il tuo coltello con tanta lena?

SHYLOCK

Per tagliare la mia penale da quella bancarotta lì.

GRAZIANO

Non sul tuo cuoio, ma sul tuo cuore, crudele ebreo,

affili il tuo coltello; ma nessun metallo,

no, neanche l'ascia del boia, può avere metà del filo

del tuo tagliente odio. Nessuna preghiera può penetrarti?

SHYLOCK

No, nessuna che tu abbia l'ingegno di fare.

GRAZIANO

Oh sii dannato, esecrabile cane,

e per il fatto che vivi sia accusata la giustizia!

Mi fai quasi vacillare nella mia fede

e accettare l'opinione di Pitagora

che le anime degli animali si trasfondono

nei corpi degli uomini: il tuo spirito ringhioso

governò già un lupo, che, impiccato per strage d'uomini,

esalò dalla forca la sua anima scellerata,

e, mentre tu alloggiavi ancora nella tua empia fattrice,

si trasfuse in te; perché i tuoi desideri

sono lupeschi, sanguinari, voraci e insaziabili.

SHYLOCK

Finché con i tuoi insulti non toglierai il sigillo

dalla mia obbligazione, offenderai solo i tuoi polmoni

a urlare così; aggiustati il cervello, giovanotto,

o è destinato a irrimediabile rovina. Io sono qui per avere giustizia.

DOGE

Questa lettera di Bellario raccomanda

alla nostra corte un giovane e sapiente dottore.

Dov'è?

NERISSA

Attende qui vicino di conoscere

la Vostra risposta, se volete riceverlo.

DOGE

Con tutto il cuore. Vadano tre o quattro di voi

e lo conducano gentilmente in quest'aula;

nel frattempo la corte ascolterà la lettera di Bellario.

[Legge] Sappia Vostra Grazia che la Vostra lettera mi giunge mentre sono molto malato; ma, proprio quando è venuto il Vostro messo, era qui con me in visita affettuosa un giovane dottore di Roma; il suo nome è Baldassarre. L'ho informato della causa pendente fra l'ebreo e Antonio, il mercante. Abbiamo consultato insieme molti libri. Egli conosce la mia opinione, che, migliorata dalla sua dottrina (la cui vastità non posso lodare a sufficienza) egli Vi porta, su mia sollecitazione, per soddisfare la richiesta di Vostra Grazia in mia vece. La sua giovane età, ve ne prego, non sia motivo perché debba mancargli una rispettosa stima; non ho mai conosciuto una persona così giovane con una testa così matura. Lo affido alla Vostra graziosa accoglienza: messo alla prova, rivelerà meglio i suoi meriti.

Entra Porzia come Baldassarre.

DOGE

Avete udito cosa scrive il dotto Bellario, ed ecco, mi sembra, è arrivato il dottore. Datemi la mano. Venite da parte del vecchio Bellario?

PORZIA

Sì, mio signore.

DOGE

Siate il benvenuto, prendete posto. Siete al corrente della disputa che impegna la corte in questa seduta?

PORZIA

Sì, conosco bene questa causa. Chi è il mercante qui e chi l'ebreo?

DOGE

Antonio e il vecchio Shylock si facciano avanti.

PORZIA

Il vostro nome è Shylock?

SHYLOCK

Shylock è il mio nome.

PORZIA

Strana è la natura della causa che intentate, ma così legittima che la legge veneziana non può invalidarla se voi procedete. Voi siete in suo potere, non è così?

ANTONIO

Sì, così lui dice.

PORZIA

Riconoscete l'obbligazione?

ANTONIO

Sì.

PORZIA

Allora l'ebreo deve essere clemente.

SHYLOCK

Per quale costrizione devo esserlo? Ditemelo.

PORZIA

La clemenza ha natura non forzata, cade dal cielo come la pioggia gentile sulla terra sottostante; è due volte benedetta, benedice chi la offre e chi la riceve; è più potente nei più potenti, e si addice al monarca in trono più della sua corona. Lo scettro mostra la forza del potere temporale, è l'attributo della soggezione e della maestà, sede del timore che incutono i regnanti; ma la clemenza sta sopra al dominio dello scettro, ha il suo trono nel cuore dei re, è un attributo di Dio stesso; e il potere terreno più si mostra simile al divino, quando la clemenza mitiga la giustizia. Quindi, ebreo, pur se giustizia è ciò che chiedi, considera questo, che a rigore di giustizia nessuno di noi troverebbe salvezza. Noi invochiamo clemenza, e quella stessa preghiera insegna a tutti noi a fare atti di clemenza. Tanto ho detto per mitigare la giustizia della tua richiesta; se la manterrai, questa rigorosa corte di Venezia dovrà per forza dar sentenza contro il mercante.

SHYLOCK

I miei atti mi ricadano sulla testa! Io invoco la legge e la penale della mia obbligazione.

PORZIA

Non è in grado di restituire il denaro?

BASSANIO

Sì, ecco che io offro, per lui, in questa corte, il doppio della somma. Se ciò non basta, mi impegno a pagarne dieci volte tanto, pena le mie mani, la mia testa, il mio cuore. Se ciò non basterà, sarà evidente che la perfidiaschiaccia l'onestà. Ed io vi supplico, per una volta distorcete la legge con la vostra autorità; per una grande giustizia, fate un piccolo torto, e frenate il volere di questo diavolo crudele.

PORZIA

Questo non sarà mai, non c'è potere a Venezia che possa alterare una legge stabilita: ciò costituirebbe un precedente, e molti abusi, dietro tale esempio, irromperebbero nello stato. Così non può essere.

SHYLOCK

Un Daniele è venuto a giudicare! Sì, un Daniele! O saggio giovane giudice, quanto ti onoro!

PORZIA

Vi prego, fatemi vedere l'obbligazione.

SHYLOCK

Eccola, riveritissimo dottore, eccola.

PORZIA

Shylock, ti viene offerto tre volte il tuo denaro.

SHYLOCK

Un giuramento! Ho fatto al cielo un giuramento; dovrò gravarmi l'anima di uno spergiuro? No, non per Venezia!

PORZIA

Ebbene, quest'obbligazione è inadempiuta! e legittimamente con essa l'ebreo può reclamare una libbra di carne, che dev'essere da lui stesso tagliata quanto più vicino al cuore del mercante. Sii clemente, prendi tre volte il tuo denaro, fammi stracciare l'obbligazione.

SHYLOCK

Quando sarà pagata secondo quanto è scritto. Si direbbe che voi siate un degno giudice, conoscete la legge; la vostra interpretazione è stata molto corretta. Vi invito, in nome della legge, di cui voi siete un meritevole pilastro, di procedere alla sentenza. Per l'anima mia, io giuro che non c'è potere in lingua d'uomo che mi muti. Io m'attengo alla mia obbligazione.

ANTONIO

Con tutto il cuore io supplico la corte di emettere la sentenza.

PORZIA

Ebbene, allora è questa: dovete preparare il vostro petto per il suo coltello.

SHYLOCK

O nobile giudice! O giovane eccellente!

PORZIA

Perché il senso e il proposito della legge comportano chiaramente la penale che appare qui dovuta nell'obbligazione.

SHYLOCK

È verissimo. O saggio e retto giudice, quanto sei più adulto del tuo aspetto!

PORZIA

Perciò denudatevi il petto.

SHYLOCK

Sì, il suo petto, così dice l'obbligazione, non è vero, nobile giudice? "Quanto più vicino al suo cuore", sono le parole esatte.

PORZIA

È così. C'è una bilancia per pesare la carne?

SHYLOCK

L'ho pronta.

PORZIA

Fate venire un chirurgo a vostre spese, Shylock, per stagnare le ferite, che non muoia dissanguato.

SHYLOCK

È formulato così nell'obbligazione?

PORZIA

Non è espresso così, ma che importa? Sarebbe bene che lo faceste per carità.

SHYLOCK

Non lo trovo; non c'è nell'obbligazione.

PORZIA

Voi, mercante, avete qualcosa da dire?

ANTONIO

Ben poco; sono pronto e ben preparato. Dammi la tua mano, Bassanio, addio, non t'addolorare se sono giunto a questo per te, perché la Fortuna si mostra più gentilen di quanto è suo costume: di solito lascia sopravvivere alla sua ricchezza un uomo rovinato, che veda con occhio vuoto e rugosa fronte una vecchiaia di povertà; la lenta punizione di simile disgrazia essa a me risparmia. Ricordami alla tua onorata sposa, raccontale qual processo ebbe la fine d'Antonio, dille che t'amai, lodami nella mia morte; e, finito il racconto, dille che sia lei giudice se Bassanio non ebbe una volta un amore. Tu rammaricati soltanto di perdere il tuo amico, ed egli non si rammarica di pagare il tuo debito, perché se l'ebreo taglia appena a fondo lo pagherò in un istante con tutto il mio cuore.

BASSANIO

Antonio, sono sposato ad una donna che mi è cara quanto la vita stessa, ma la vita stessa, mia moglie e tutto il mondo non sono da me stimati più della tua vita; e li sacrificherei tutti, a questo brutto diavolo.

PORZIA

Vostra moglie non ve ne sarebbe molto grata, se fosse qui a sentirvi fare tale offerta.

GRAZIANO

Io ho una moglie che dichiaro solennemente di amare. Vorrei che fosse già in cielo; ché a lei sì, riuscirebbe di convincere qualche pezzo grosso, lassù, a mutare le intenzioni di questo figlio d'un cane d'un ebreo .

NERISSA

Buion per voi che lo dite dietro alle sue spalle, alrimenti sentireste, per casa, che sconquassi!

SHYLOCK

Eccoli i mariti cristiani! Io ho una figlia; l'avrei vista più volentieri sposata con uno della razza di Barabba, piuttosto che ad un cristiano. Perdiamo tempo, procedi alla sentenza.

PORZIA

Una libbra della carne di quel mercante è tua, la legge te l'aggiudica e la corte te la riconosce .

SHYLOCK

Giustissimo giudice!

PORZIA

E tu devi tagliare questa carne dal suo petto, la legge te l'aggiudica, e la corte te la concede.

SHYLOCK

Dottissimo giudice! Che sentenza! Vieni, preparati!

PORZIA

Aspetta un momento, c'è qualcos'altro. Questo contratto non ti accorda neanche una goccia di sangue. Le precise parole sono: "Una libbra di carne". Prendi dunque la tua penale, prendi la tua libbra di carne, ma se, nel tagliarla, versi una goccia di sangue cristiano, le tue terre e i tuoi averi sono, per le leggi di Venezia, confiscati dallo stato di Venezia.

GRAZIANO

O giustissimo giudice! Hai visto ebreo che giudice!

SHYLOCK

È questa la legge?

PORZIA

Puoi consultarne il testo da te, perché, dato che esigi giustizia, sta' certo che avrai più giustizia di quanta ne desideri.

GRAZIANO

O dotto giudice! Osserva, ebreo, che dotto giudice!

SHYLOCK

Accetto quest'offerta allora. Pagatemi il debito tre volte e lasciate andare il cristiano.

BASSANIO

Ecco il denaro.

PORZIA

Piano! L'ebreo deve avere completa giustizia. Dunque, adagio, non tanta furia! Non deve avere nient'altro che la penale pattuita.

GRAZIANO

O ebreo! Un retto giudice, un dotto giudice!

PORZIA

Quindi preparati a tagliare la tua libbra carne. Non versare sangue e non tagliarne né più né meno di una libbra esatta di carne. Se ne prendi più o meno di una libbra esatta, fosse solo quel tanto che la renda più leggera o più pesante della ventesima parte d'un misero grammo, o d'una frazione di quella, o meglio se la bilancia pende della misura di un capello di qua o di là, tu muori, e tutti i tuoi beni sono confiscati.

GRAZIANO

Un secondo Daniele! Un Daniele, ebreo! Ora ti ho io per il collo, infedele!

PORZIA

Perché si ferma l'ebreo? Prenditi la penale.

SHYLOCK

Datemi il mio capitale, e lasciatemi andare.

BASSANIO

L'ho pronto per te, eccolo.

PORZIA

Egli l'ha rifiutato davanti alla Corte. Ha chiesto l'esecuzione del suo contratto a termini di stretta giustizia.

GRAZIANO

Un Daniele, torno a dire, un secondo Daniele! Ti ringrazio, ebreo, per avermi insegnato la parola.

SHYLOCK

Non devo avere neppure il mio nudo capitale?

PORZIA

Tu non devi avere altro che la tua penale, da prendere a tuo rischio, ebreo.

SHYLOCK

Beh, allora il diavolo glielo faccia godere! Non resterò a far questione.

PORZIA

Aspetta, ebreo, la legge ti tiene ancora in pugno. È stabilito nelle leggi di Venezia che se è provato contro uno straniero che, con mezzi diretti o indiretti, egli attenta alla vita di un cittadino, la persona contro cui egli ha tramato entrerà in possesso di metà dei suoi beni, l'altra metà va alle casse dello stato, e la vita del reo è alla mercé del doge soltanto, escluso ogni altro appello. E sotto questo disposto, io dico, rientra il tuo caso: perché risulta manifesto dalla tua azione che, indirettamente, e direttamente anche, tu hai tramato contro la vita stessa del convenuto e sei incorso nel danneggiamento sopra da me recitato. Giù, dunque, e supplica clemenza al doge.

GRAZIANO

Supplica di aver licenza d'impiccarti, anche se, confiscata la tua ricchezza dallo stato, non ti resterà di che comprarti una corda, e finirà che dovrai essere impiccato a spese dello stato.

DOGE

Perché tu veda la differenza del nostro animo, ti faccio grazia della vita prima che tu lo chieda. Metà della tua ricchezza va ad Antonio, l'altra metà viene allo stato, ma la tua umiltà può mutare la confisca in un'ammenda.

PORZIA

Per la parte, s'intende dello stato; non per quella di Antonio.

SHYLOCK

Ma allora prendetevi la mia vita e tutto il resto; non mi fate grazia di essa. Voi mi portate via la casa quando mi portate via proprio il sostegno che la regge: mi togliete la vita, quando mi togliete i mezzi coi quali vivo..

PORZIA

Quale clemenza potete concedergli, Antonio?

GRAZIANO

Un capestro gratis, nient'altro, perdio!

ANTONIO

Se piace al mio signore il doge, e alla Corte, di condonare l'ammenda per metà dei suoi beni, io ne sono contento. Ma egli mi lasci l'altra metà in usufrutto, da consegnare, alla sua morte, al gentiluomo che gli ha di recente rapito la figlia. Altre due condizioni per quest'atto di clemenza: che egli si faccia subito cristiano, e che firmi, qui dinanzi alla corte, un atto di donazione per cui, alla sua morte, ogni suo bene andrà al suo nuovo figlio Lorenzo e a sua figlia.

DOGE

Egli lo farà, altrimenti revoco la grazia che ho appena pronunciato.

PORZIA

Ti contenti così, ebreo? Che ne dici?

SHYLOCK

Mi contento.

PORZIA

Scrivano, stendi l'atto di donazione.

SHYLOCK

Vi prego di darmi licenza di andar via di qui, non sto bene; mandatemi l'atto, io lo firmerò.

DOGE

Va' pure, ma fallo.

GRAZIANO

Al battesimo avrai due padrini. Fossi stato io il giudice, avresti avuto dodici giurati, per portarti alla forca, non al fonte.

 

Esce Shylock.

DOGE

Signore, vi prego di venire a cena a casa mia.

PORZIA

Chiedo umilmente perdono a Vostra Grazia, devo partire per Padova questa sera e mi conviene mettermi in viaggio senz'indugio.

DOGE

Mi spiace che vi manchi il tempo. Antonio, ricompensate questo gentiluomo, perché, a parer mio, gli siete molto obbligato.

 

Esce il Doge con il suo seguito.

 

 

Per le note bibliografiche e la traduzione ci siamo serviti dei seguenti testi:

Giorgio Melchiori, Shakespeare, Nove Volumi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1991;

G. S. Gargano, Il mercante di Venenzia, in Shakespeare - Teatro, a cura di Mario Praz, Vol.II, Sansoni, Firenze, 1961;

Cesare Vico Ludovico, Il mercante di Venezia, Giulio Einaudi Editore (Edizioni per il Club del Libro), Torino, 1969.

L'intera opera è consultabile on line all'indirizzo: www.biblio-net.com