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Il potere di sospensione e revoca dell’autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande ai sensi dell’art.100 T.U.L.P.S..

02 marzo 2006 -

Alcune recentissime sentenze hanno riaperto il dibattito in merito all’individuazione dell’autorità competente (Sindaco o Questore) ad adottare i provvedimenti di sospensione e revoca delle licenze di esercizi pubblici di somministrazione ai sensi dell’art.100 del R.D. 18.06.1931, n°773 (T.U.L.P.S.).

Facciamo riferimento, in particolare, alla sentenza del TAR Lombardia – Milano -n°3719 del 09.09.2003, del Consiglio di Stato - IV Sez. - n°7777 del 25.11.2003 e del TAR Emilia Romagna – Parma - n°795 del 17.12.2003.

Le prime due pronunce citate affermano, in estrema sintesi, che il potere di adozione dei provvedimenti in questione continua a permanere in capo al Questore anche dopo il trasferimento alle Regioni ed ai Comuni dei compiti di polizia amministrativa, attuato con il dPR 616/77.

La pronuncia del TAR di Parma, al contrario, afferma che “i provvedimenti di sospensione (o chiusura) di pubblici esercizi rientrano nella competenza di polizia locale amministrativa del Comune e, per esso, del Sindaco”.

Trattasi di questione dibattuta da almeno un ventennio (tra le prime pronunce sul tema si ricordano TAR Veneto 08.05.1980, n°395 e TAR Lombardia, sez. Brescia, 01.08.1985, n°359 [1]) e sulla quale si sono formati due opposti indirizzi giurisprudenziali.

La disciplina contenuta nel T.U.L.P.S. e le normative sopravvenute

Nell’originaria formulazione del RD 773/1931 il rilascio delle licenze per l’apertura di esercizi pubblici di somministrazione competeva, ai sensi dell’art.86, al Questore della provincia. Ai sensi dell’art.100 lo stesso Questore poteva “sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata”.

Inoltre, la revoca del titolo di polizia poteva essere disposta in linea generale, ai sensi degli artt.9, 10, 11 e 99 del TULPS, per vari motivi:

- mancata osservanza delle prescrizioni, che l’autorità di pubblica sicurezza aveva imposto al titolare nel pubblico interesse;

- “abuso” della licenza da parte della persona autorizzata;

- venir meno in capo alla persona autorizzata, in tutto o in parte, delle condizioni alle quali l’autorizzazione era subordinata, o sopravvenienza di circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione;

- chiusura dell’esercizio per un tempo superiore agli otto giorni, senza che sia dato avviso all’autorità locale di pubblica sicurezza, o decorrenza del termine di chiusura comunicato all’autorità di pubblica sicurezza, senza che l’esercizio sia stato riaperto.

Inoltre, ai sensi dell’art.92 la licenza di esercizio pubblico non poteva essere data a chi fosse stato condannato per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, o contro la sanità pubblica o per giuochi d’azzardo, o per delitti commessi in istato di ubriachezza o per contravvenzioni concernenti la prevenzione dell’alcoolismo, o per infrazioni alla legge sul lotto, o per abuso di sostanze stupefacenti.

Con il dPR 616/77 la competenza al rilascio del titolo autorizzatorio veniva trasferita al Sindaco, mentre nulla veniva espressamente disposto in merito alla sopravvivenza o meno in capo al Questore dei poteri di cui all’art.100 TULPS.

Successivamente, la legge 287/91 (Aggiornamento della normativa sull’insediamento e sull’attività dei pubblici esercizi) introduceva, all’art.4, ulteriori ipotesi di revoca, da parte del Sindaco, dell’autorizzazione e dettava, all’art.9, norme definite “a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”. In particolare, il terzo comma dell’art.9 disponeva che “la sospensione del titolo autorizzatorio prevista dall’articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (…) non può avere durata superiore a quindici giorni; e’ fatta salva la facoltà di disporre la sospensione per una durata maggiore, quando sia necessario per particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica specificamente motivate”.



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