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Un tipico caso di perizia grafica: la firma

08 luglio 2008 -
ABSTRACT: Uno dei quesiti che con maggiore frequenza vengono posti al grafologo giudiziario è quello di accertare l’autografia o l’apocrifia di una firma, posta ad esempio su un assegno, una cambiale, una quietanza di pagamento od un atto fideiussorio. In questo caso, il perito deve analizzare una serie specifica di caratteristiche grafiche, tenendo anche in considerazione che nella firma, ancor più che nella scrittura, l’individualità dello scrivente si rileva in maniera accentuata poiché i segni di cui è composta finiscono per essere stilati con immediatezza istintiva.

Nella quasi totalità dei casi, in ipotesi di contestazione di una firma, il primo quesito che viene posto al grafologo giudiziario concerne l’accertamento dell’autografia della firma stessa. A tal quesito, poi, viene a volte affiancato una seconda domanda con la quale viene richiesto al perito, nel caso di verificata apocrifia della firma, di individuare l’autore del falso attraverso scritti di comparazione di uno o più soggetti.

La scrittura, quale rappresentazione grafica del linguaggio, è costituita da un insieme di forme e segni organizzati tra loro ed impressi nella mente dello scrivente, tanto che lo psicologo e grafologo svizzero M.Pulver, in “Le simboloysme de l’ecriture”, sostiene che “la forma del linguaggio grafico non dipende in primo luogo dalla mano, ma da quelle parti corticali del cervello da cui partono gli impulsi motori che governano il movimento della penna”. La scrittura, quindi, è il prodotto di un programma motorio complesso che partendo dal cervello arriva alla mano per mezzo di fibre nervose, e le strutture deputate al movimento scrittorio(corteccia associativa, cervelletto, talamo, corteccia motoria, sistema piramidale ed extrapiramidale) pur essendo simili in ogni individuo consentono la realizzazione di scritture diverse e qualitativamente uniche da soggetto a soggetto. E nella firma, ancor di più che nella scrittura, l’individualità si rileva in maniera accentuata poiché i segni di cui è composta finiscono per essere stilati con immediatezza istintiva.

Tali segni, infatti, a causa della frequenza con la quale, normalmente, vengono vergati , sono tracciati di getto e ciò fa si che nel momento in cui, per esempio, la firma venga posta sbadatamente, essa conservi comunque i suoi caratteri fondamentali e tipici, che fanno di quella firma una firma “unica”, nonostante quella percentuale di variabilità insita in ogni grafia.

E, proprio in merito alla normale variabilità scrittoria, a volte basta l’uso di un inchiostro poco fluido o di una carta rugosa, una incomoda posizione del corpo, lo spazio ristretto od un particolare stato d’animo, a modificare, ma solo esteriormente, la grafia.

Ed allora, il compito del grafologo giudiziario è quello di prestare maggiore attenzione agli elementi grafici a maggiore valore probatorio, e di conseguenza più difficilmente imitabili, ossia a

La Capacità grafica dello scrivente

Il Ductus, ovvero la conduzione del grafismo. Elemento del tutto personale riconoscibile anche in caso di disturbi senili o di natura nervosa

Il Tratto, ovvero le qualità della traccia rimasta sul supporto grafico

La Pressione, ossia la forza esercitata sulla carta per mezzo dello strumento grafico

Il Movimento, che è l’andatura della scrittura in base ad i suoi continui spostamenti

La Continuità, che riguarda gli stacchi di penna e la maniera di collegare tra loro le lettere all’interno di una parola

Lo Spazio/Impostazione, ossia il modo di disporre il nome ed il cognome sul foglio e lo spazio corrente tra nome e cognome

I Rapporti proporzionali

Articolo pubblicato in: Diritto processuale civile


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