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Ottiche diverse e nuove prospettive difensive sul delitto di minaccia semplice o lieve

10 agosto 2010 -

Nella mia carriera di vice procuratore onorario, ho avuto occasione di partecipare a molti processi nei quali la persona imputata era tale per aver suppostamente commesso il delitto previsto e punito dall’art. 612 c.p., primo comma: questa era accusata di aver minacciato un danno ingiusto alla “presunta” parte offesa attraverso la somministrazione a questa, di affermazioni minacciose.

Spulciando tra i miei quaderni di appunti che utilizzo sempre per essere adeguatamente preparato in udienza, di imputazioni vertenti su tale delitto ne ho trovato una notevole collezione che spazia dalle minacce più usuali e banali, quali:

“ti ammazzo”, “ti faccio morire”, “ti spacco”, “te la faccio pagare”, “vedrai cosa ti capiterà”, “ci penso io a darti una lezione”, “ti distruggo con le mie mani”, “ti sparo”, ecc.,

a quelle più “gustose” in quanto colorite e spesso fantasiose come:

“Farò del male alla tua famiglia cominciando dal più debole!” (frase pronunciata da un ottantaquattrenne!);

“Gli sparo con la pistola, col fucile, prendo il mitra, gli tiro un missile terra-aria” (arma questa certamente reperibile in tutti i migliori supermercati!);

“Ti taglio il collo, ti picchio, ti rovino la macchina e ti danneggio la casa (che senso ha picchiare il cadavere di una persona uccisa con un fendente alla gola e poi colpirne macchina e casa?);

“Tu e quel pallone (n.d.r.: da calcio) prima o poi farete una brutta fine; prima o poi me la pagherete con gli interessi”;

“...ma una mattina ti aspetto e ti pianto un coltello addosso e ti apro come una tenca (tinca)” proferita da una donna affetta da turbe psichiche la quale “minacciava chiunque”, per abitudine e senza motivo apparente;

“Tizio sei un malvagio, tu sei un malvagio e Dio ti punirà, la mano di Dio sarà tremenda su di te e sulla tua famiglia, Tizio la mano di Dio ti stroncherà, te e la tua famiglia non esisterà più, la tua eredità non vivrà”;

“Te la farò pagare per sempre, vai pure a fare denuncia, hai iniziato una guerra vedrai cosa ti capiterà”;

“Ti farò pagare quello che mi hai fatto e ti renderò la vita difficile”;

“Ti faccio saltare in aria” (dopo aver rubato la dinamite in qualche cava di marmo della Toscana?).

Lo so che è un modo un pò particolare di iniziare un articolo sul delitto di minaccia, ma ho voluto subito attirare la vostra attenzione: lo scopo di questo scritto è quello di obbligare il lettore a rendersi conto di come questo delitto sia, a causa della formulazione troppo asciutta del suo dettato, nonchè di una interpretazione giurisprudenziale costante troppo rigida, divenuto, a mio modesto avviso, la maggior fonte di ingiustizia creata dalla cosiddetta Giustizia, con la conseguenza che la maggior parte delle volte vengono portate a giudizio e sottoposte a condanna, persone normali come noi, non delinquenti, per il solo fatto di aver pronunciato, imprudentemente, parole che all’evidenza non sarebbero mai state seguite dalle corrispondenti condotte attuative.

Credo che solo poche persone potranno incontrare difficoltà nel non ravvedere, nella maggioranza delle condotte sottoposte a processo, alcuna capacità di turbare la libertà di parte offesa, con l’ovvia conseguenza di ritenere la condotta astrattamente offensiva, non doverosa di sanzione penale.

Non si può accettare supinamente ed acriticamente quanto, vedremo, ha stabilito la Corte di Cassazione: non si possono punire parole che non raggiungono il limite del principio costituzionale di lesività.

Articolo pubblicato in: Diritto penale


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