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Fare impresa (doing business) in Italia

09 gennaio 2015 -

La materia concernente l’esame delle condizioni necessarie per aprire e condurre un business in Italia non sembra oggetto di studio e di approfondimento sistematico nel nostro paese. Ugualmente si rileva che non esistono studi che effettuino un confronto fra l’Italia e gli altri paesi industrializzati.

Esistono certo molti articoli giornalistici o di studiosi che affrontano uno o l’altro delle numerose facce dell’argomento: la fiscalità, la facilità di aprire un’impresa, la soffocante e costosa presenza della burocrazia pubblica, per citarne alcune. Il Sole 24 Ore pubblica spesso articoli su alcuni di questi aspetti, anche con confronti con alcuni paesi della Unione Europea: Francia, Germania, Spagna ad esempio. Non esiste tuttavia nulla di completo e strutturato che tenti di affrontare il complesso argomento nel suo insieme, con tutte le diverse implicazioni.

Probabilmente alla radice di ciò si trova da un lato una scarsa sensibilità nazionale nel riconoscere il ruolo centrale dell’impresa nel promuovere l’economia nel suo complesso, inoltre le istituzioni quali i partiti e i sindacati, non sembrano dedicarvi molta attenzione. Anche le associazioni di categoria degli imprenditori sembrano non sufficientemente interessate ad effettuare un’opera di sensibilizzazione sistematica con studi organici in materia, con adeguati confronti internazionali. Un riferimento, un po’ completo e recente che ho trovato sull’argomento, è un’indagine effettuata da Ernst & Young Italia , nota società di revisione consulenza a livello internazionale, nel corso del 2014 limitato ai paesi che fanno parte del cd. G 20 (qui)

In questa situazione è benvenuta l’indagine della World Bank con il “Doing business” che ogni anno ci offre una situazione comparativa di ben 189 paesi del mondo, Italia inclusa. La pubblicazione “Doing business 2015 è arrivata alla 12^ edizione. Essa dovrebbe interessare imprenditori e professionisti e più in generale chiunque sia sensibile ad essere aggiornato sulle problematiche economiche

Sfogliando nelle pagine del rapporto è possibile trovare molti interessanti spunti e ragionamenti da un lato, dati e classifiche di comparazione fra i vari paesi del mondo dall’altro.

La premessa del documento è che oggi viene data molta attenzione alle misure fiscali, ovvero agli interventi delle banche centrali, oppure ai miglioramenti nel welfare, ma poca attenzione viene data alle caratteristiche del “terreno di gioco” in cui le forze economiche si devono misurare. Queste caratteristiche includono ad esempio: la facilità esistenti nell’aprire un nuovo business, la efficienza della situazione contrattualistica che regola i rapporti economici, l’efficienza del sistema fiscale, la semplicità delle norme che presiedono alle operazioni di import/export, etc. Un terreno di gioco che facilità le imprese è tuttavia nell’interesse della società nel suo complesso, allo stesso modo della creazione di un buon sistema di welfare. Più in generale facilitando le imprese si aiutano gli individui a esplicitare le proprie potenzialità, migliorare gli standard di vita e promuovere la crescita economica.

Ciò non significa tuttavia che ci deve essere un’assenza di leggi e regole e lasciare fare completamente alle forze di mercato. Al contrario ci vogliono regole, ma devono essere tali da favorire le forze imprenditoriali nell’emergere, non serve ed è controproducente creare una ridondante burocrazia che rende più difficile intraprendere nuove iniziative. L’obiettivo è quello dell’efficienza, che normalmente coincide con la qualità

Non si vuole qui entrare nella complessa metodologia di calcolo delle analisi effettuate, che viene lasciata agli specialisti, metodologia che peraltro di anno in anno viene affinata e migliorata dalla stessa Banca mondiale.

Cosa misura Doing business? Le aree di analisi contenute nel rapporto e classificate per le varie nazioni del mondo sono 10, divise un 2 macroaree. Viene presa in considerazione una 11^ area, riguardante la regolamentazione nel mercato del lavoro, non inclusa tuttavia quest’anno nelle classifiche:

  • Complessità e costi del sistema di regolamentazione
    • Aprire un nuovo business. Ciò include efficienza nelle procedure, tempi e costi limitati, capitale minimo necessario per iniziare un business
    • I permessi e le autorizzazioni per le costruzioni di immobili commerciali. Tempi e costi necessari per adempiere tutte le formalità necessarie per costruire gli immobili e i relativi , impianti industriali
    • Ottenere le necessarie fonti energetiche. Procedure, tempi e costi per ottenere le stesse
    • Gestione dei diritti di proprietà. Procedure, tempi e costi per il trasferimento delle proprietà materiali e immateriali
    • IL sistema di Tempi, costi e livello di tassazione che presiedono all’intero sistema fiscale
    • La gestione dell’import/export. Documentazione, tempi e costi che presiedono alle attività di importazione ed esportazione
  • Efficienza delle istituzioni legali e regolamentari che accompagnano il business
    • Ottenere credito. Leggi e regolamenti che presiedono al mercato dei capitali e dei finanziamenti; adeguatezza del relativo sistema informativo
    • Proteggere gli interessi di minoranza. Regole di corporate governance, regole che proteggono gli interessi degli investitori di minoranza; regole sulle transazioni fra parti correlate
    • Contrattualistica. Procedure, tempi e costi che regolamentano le dispute, di carattere economico, fra le parti
    • Procedure che regolamentano le insolvenze. Tempi, costi e risultati della risoluzione delle controversie, forza e efficienza del sistema legale che regolamenta le insolvenze

Quali sono le aree non coperte dal rapporto di “Doing business”?. Lo stesso documento le indica, esse sono le seguenti:

  • La sicurezza
  • L’esistenza della corruzione. Per questo aspetto esistono le indagini effettuate già da molti anni da parte di Trasparency International. L’ultimo rapporto lo troviamo qui
  • Le dimensioni del mercato
  • La stabilità macroeconomica
  • Lo stato di salute delle istituzioni finanziarie
  • Livello di formazione e di skill della forza lavoro

Come è posizionata l’Italia nel Doing business 2015, ultimo rapporto uscito? Purtroppo solamente al 56°posto, nel complesso dei vari indicatori, decisamente ultima fra i paesi industrializzati. Pur con le precauzioni del caso, gli indici di Doing business della world Bank, che ha sviluppato un’esperienza pluridecennale nel monitorare questo aspetto nel mondo, possono essere presi come ordini di grandezza e di confronto fra i diversi pesi del mondo. Essi ci permettono quindi di capire come siamo collocati e come ci possiamo confrontare con gli altri, sia nei singoli aspetti del doing business, sia nel suo complesso.

Questa tabella indica le posizioni dell’Italia nei 10 indicatori e la indicazione dei primi tre classificati per ciascuno degli indicatori 

Permessi x costruire

Italia

116°

Hong Kong

Singapore

Georgia

Energia allacciamenti

Italia

102°

Korea

Germania

Cina

Proprietà

Italia

41°

Korea

Cina

Germania

Accesso al credito

Italia

89°

Nuova Zelanda

USA

Colombia

Protezione minoranze

Italia

21°

Nuova Zelanda

Hong Kong

Singapore

Tasse

Italia

141°

Emirati arabi

Quatar

Arabia Saudita

Import/export

Italia

37°

Singapore

Hong Kong

Korea

Contrattualistica (giustizia civile)

Italia

147°

Singapore

Islanda

Korea

Regolamentazione insolvenze

Italia

29°

Finlandia

Germania

USA

Articolo pubblicato in: Diritto societario


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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