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L’arrivo dei Contratti Alieni nella prassi commerciale italiana

19 gennaio 2016 -
L’arrivo dei Contratti Alieni nella prassi commerciale italiana

Il presente articolo si propone di analizzare le problematiche inerenti i modelli contrattuali internazionali utilizzati dalle imprese.

Oggigiorno non solo le multinazionali ma anche le piccole e medie imprese hanno ambizioni internazionali per rafforzare la loro presenza sul mercato. Per tale ragione vi è l’esigenza a livello globale di utilizzare dei modelli contrattuali comuni in grado di circolare con facilità nei diversi ordinamenti del mondo.

Tali contratti generalmente derivano dai sistemi di Common Law, anche per ragioni linguistiche ed è quindi importante che il giurista italiano conosca gli schemi e gli usi di questa diversa realtà giuridica.

Per raggiungere tale obiettivo si è scelto di seguire gli studi avviati da Giorgio De Nova su una nuova categoria contrattuale: quella dei contratti c.d. alieni.

Perché alieni?

Come sottolinea l’Autore l’aggettivo “alieno” può derivare dal latino “alius” (altro) o dall’inglese “alien” (alieno) e serve ad indicare tutti quei contratti che non appartengono al Civil Law ma provengono da un altro mondo, ovvero il mondo delle grandi law firms americane.

Esempi emblematici di contratti alieni sono: il Sale & Purchase Agreement, il Non-Competition Agreement, il Sale of the Company solo per citare alcuni dei modelli contrattuali di maggiore rilevanza affermatisi nella prassi commerciale italiana.

Il problema principale di tali contratti è che sono scritti secondo le categorie giuridiche anglo-americane ma ad essi le parti scelgono di applicare il diritto italiano. Dal momento che poi vengono direttamente importati in Italia senza esser sottoposti al controllo del giurista italiano (tanto è vero che sono scritti in lingua inglese e il più delle volte non sono neanche tradotti in italiano), emergono diverse clausole che pongono problemi di compatibilità con la nostra Legge.

La clausola più problematica è la Merger clause o Entire Agreement clause presente alla fine di tutti i contratti del Common Law con la quale le parti stabiliscono che l’unica legge che dovrà regolare i loro rapporti è quella contrattuale; di conseguenza, è vero che le parti  nella clausola sull’applicable law statuiscono che “the law which governs this agreement is the law of the Republic of Italy”, ma in realtà la legge italiana nella loro intenzione andrà applicata solo in via di extrema ratio. Si aggiunga a ciò che i contratti alieni sono scritti secondo criteri redazionali che garantiscono completezza e precisone senza che sia lasciato niente al caso, come avviene tipicamente, appunto, nei sistemi di Common Law.

Da tali caratteristiche è legittimo affermare che i contratti alieni sono contratti che pretendono di essere autosufficienti; infatti, analizzando attentamente la reale intenzione delle parti tali contratti non dovrebbero essere mai integrati dalle legge italiana ma al contrario dovrebbero prevalere su di essa.

Ciò si spiega in virtù del fatto che le imprese che operano nel mercato globale vorrebbero confrontarsi con un’unica legge e cercano di ottenere tale obiettivo mediante la disciplina contrattuale. Dovendo tali contratti circolare in tutto il mondo, la completezza del contenuto dovrebbe garantire uniformità applicativa in tutti gli Stati evitando interventi del giudice nazionale potenzialmente distorsivi.



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