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Conseguenze della condanna - Rechtsfolgen der Verurteilung

04 dicembre 2016 -
Conseguenze della condanna - Rechtsfolgen der Verurteilung

Sommario: I. La Rechtsfolge dell’Amtsverlust: è proporzionata e conforme ai dettami della Costituzione?; II. Rechtsfolgen previste da norme extrapenali; III. Bedingte Nachsicht della pena inflitta; IV. Bedingte Nachsicht e sanzione dell’Amtsverlust; V. Amtsverlust e concorso di reati dolosi e colposi; VI. Durata della Rechtsfolge Amtsverlust

 

I. La Rechtsfolge dell’Amtsverlust: è proprzionata e conforme ai dettami della Costituzione?

Il § 27 dello StGB austriaco è intitolato: “Amtsverlust und andere Rechtsfolgen der Verurteilung“ ed è inserito nella Sezione III della Parte generale del codice penale.

Prevede questo paragrafo, al comma 1, che la condanna - pronunziata da un giudice austriaco - per uno o più reati dolosi - a pena detentiva, comporta, per il pubblico dipendente, la perdita dell’ufficio che ha ricoperto, qualora: a) la pena detentiva inflitta sia superiore a un anno oppure b) la pena detentiva - se non condizionalmente sospesa - sia superiore a sei mesi oppure c) la condanna sia avvenuta soltanto o anche per abuso della posizione di autorità inerente all’ufficio.

Questa norma, secondo parte della dottrina, è  “kriminalpolitisch fragwürdig” e c’è stato chi ne ha chiesto l’abrogazione. Non sono mancati coloro che hanno nutrito forti dubbi circa la costituzionalità (specialmente sotto l’aspetto della “Verhältnismäßigkeit” di questa sanzione) di una disposizione del genere e della conformità a convenzioni internazionali e norme comunitarie, in particolare alla CEDU: Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4.11. 1950 e alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE (art. 49, 3°c.). Non vi è stato però - almeno finora - alcuna pronunzia di incostituzionalità da parte del Verfassungsgerichtshof (Corte costituzionale), ne’ alcun “intervento” della Corte europea dei diritti dell’uomo o della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Nonostante la gravità delle conseguenze à per il condannato - autorità giudiziaria e dottrina (largamente prevalente) sono dell’opinione che quanto previsto dal § 27 StGB sia vertretbar e giustificabile” anche dal punto di vista delle esigenze di prevenzione generale.

È stato rilevato da coloro che chiedono l’abrogazione del § 27 StGB, che le conseguenze che l’applicazione di questo paragrafo può comportare per il condannato, non di rado sono più gravi di quelle della pena - detentiva - comminata (che può essere anche soltanto di poco superiore a un anno di reclusione ed essere condizionalmente sospesa) in quanto l’“Amtsverlust kann tiefer in die Lebensstellung des Verurteilten eingreifen (specie sotto l’aspetto patrimoniale (perdita del posto di lavoro  e di conseguenza dello stipendio)) “als die schuldangemessene Strafe”. È stato affermato che il § 27 StGB non sarebbe altro che un retaggio del passato, ricollegabile, almeno indirettamente, al c.d. Verlust der bürgerlichen Ehrenrechte.

Prevale comunque la tesi secondo la quale reati che denotano il mancato rispetto di valori fondamentali della comunità, devono avere per conseguenza che i contravventori agli stessi siano esclusi - almeno temporaneamente - dalla Mitgestaltung des Gemeinwesens”; questa Rechtsfolge della condanna, qualora sussistano i presupposti sopra indicati, giustifica lo “Statusverlust” previsto dal § 27 StGB, specie se la “perdita” è temporanea. “I danni che provengono dagli uomini”, ha detto uno che ha vissuto tre secoli prima dell’era cristiana, “nascono o dall’hybris o da una sfrenata ambizione”. Paradossalmente entrambe inducono a mettersi al servizio dei potenti (come ha osservato uno vissuto quattro secoli più tardi) riducendosi in una specie di volontaria schiavitù, anche se ritengono di poter conquistare, in tal modo, una pulchra senectus” (“Quae illum felicitas quam pulchra senectus manet, qui se in horum clientelam contulit”). Queste parole sembrano non aver perso di attualità. Dello stesso autore sono le seguenti frasi: ”Quosdam ante quam in summum ambitionis eniterentur, inter prima luctantis aetas reliquit; quosdam cum in consummationem dignitatis per mille indignitates erupissent, misera subit cogitatio laborasse ipsos in titulum sepulcri”.

Articolo pubblicato in: Diritto austriaco


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