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Captatori informatici per scopi intercettivi: il dibattito dopo la sentenza Scurato delle Sezioni unite penali

11 gennaio 2017 -
Captatori informatici per scopi intercettivi: il dibattito dopo la sentenza Scurato delle Sezioni unite penali

Grande è la confusione sotto il cielo

(Mao Tse Tung)

 

Qualche mese addietro le Sezioni unite penali della Cassazione hanno dichiarato la legittimità della tecnica investigativa fondata sull’uso a scopo intercettivo di captatori informatici del tipo Trojan.

La decisione, fin dalla diffusione dell’informazione provvisoria, ha generato una vasta eco ed è stata oggetto di numerosi commenti, anche su questa rivista.

L’intensità del dibattito successivo, ancora in pieno corso, e la sua estensione a cerchie ben più ampie di quella strettamente giuridica, dimostrano che la questione ha assunto un esteso rilievo sociale e un peso non trascurabile nell’equilibrio tra libertà individuali e difesa sociale.

È interessante ascoltare le voci in campo e tentare di comprendere quali siano le prospettive possibili.

Il pianeta universitario: l’appello partito dall’università di Torino

Una delle proposizioni della sentenza Scurato è che la tecnica fondata sui captatori informatici non lede i principi costituzionali e le disposizioni della Convenzione europea dei diritti umani (di seguito CEDU) nel cui raggio applicativo ricade.

Le Sezioni unite hanno escluso anche l’ombra del sospetto di possibili violazioni dei principi della riserva di legge, inviolabilità del domicilio, inviolabilità e segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni e del rispetto della vita privata e familiare sancito dall’articolo 8 CEDU.

Non tutti però la pensano così.

Alcuni docenti dell’università di Torino hanno promosso un appello, ampiamente pubblicizzato sui mass media, che ha rapidamente raccolto decine di adesioni negli atenei italiani.

Lo scopo dei firmatari, tra i quali sono compresi esponenti di grande prestigio della scienza penalistica italiana, non è la demonizzazione del particolare strumento investigativo ma la richiesta di regole stringenti e coerenti al dettato costituzionale.

Dal testo dell’appello si ricava una precisa convinzione: la materia degli strumenti investigativi che comportino intrusioni pubbliche nel domicilio e nelle comunicazioni degli individui è di stretta tassatività e il loro uso è legittimo solo se previsto espressamente da una legge statale che rispetti i parametri indicati negli articoli 13, 14 e 15 della Costituzione e 8 della CEDU.

Il disegno di legge in Senato e le altre iniziative politiche

Pende attualmente al Senato il disegno di legge A.S. 2067, intitolato “Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”.

Si tratta di un’iniziativa di impulso governativo presentata alla Camera nel 2014, cui sono stati aggregati per strada emendamenti e nuove proposte.

Transitato al Senato, il testo, dopo un lungo iter in commissione, è passato all’esame dell’assemblea e lì ancora giace, con tutte le incognite legate alla bocciatura referendaria della riforma costituzionale approvata dal Parlamento.



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