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Obblighi di protezione e responsabilità da contatto sociale

14 febbraio 2017 -
Obblighi di protezione e responsabilità da contatto sociale

L’incipit di una trattazione in merito all’argomento non può prescindere da una considerazione preliminare sulla c.d. “responsabilità contrattuale debole”, così definita perché nascente dall’inadempimento di un c.d. “obbligo di protezione”.

Quest’ultimo ha carattere oggettivo, non economico, ed è una categoria di elaborazione tedesca, riconnessa al principio di buona fede ed alla circostanza che, in ragione di quest’ultimo, possano insorgere degli affidamenti anche rispetto a comportamenti non dovuti ex lege.

La categoria obbligazione di cui si tratta, riconducibile latu sensu al portato dell’articolo 1173 del codice civile, poiché scaturente da un fatto, si è diffusa in Italia per lo più in riferimento a rapporti di fatto per i quali sussiste l’affidamento di una parte nei confronti di un’altra, il che porta alla tutela di quella c.d. “debole”.

L’unica ipotesi codificata è quella concernente il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore.

Breve, v’è un soggetto che riveste un particolare status, il quale gli impone di comportarsi secondo buona fede e di garantire l’affidamento che la parte con cui entra in contatto pone in essere nei suoi confronti a motivo della sua condizione, come avviene ad esempio nel caso del medico e del paziente.

Invero, si esula da ipotesi specificatamente contrattuali, ma a cagione della qualifica di un soggetto, come può essere l’insegnante nei confronti dei propri alunni, sussiste l’esigenza di tutelare l’affidamento.

La categoria in esame è stata fatta propria dalla Corte di Cassazione che nelle sue pronunce ammette la tutela di un soggetto terzo rispetto a quello contrattuale principale, poiché fa affidamento su quest’ultimo.

Indi, si tratta di ipotesi di responsabilità contrattuale insorgenti da una sorta di obbligo di protezione, in forza del quale un soggetto s’affida ad un altro.

Ergo, se da una parte v’è un obbligo protettivo, dall’altra v’è un “credito”, ma non di natura economica, bensì di prestazione e protezione, il che spesso viene considerato un fattore secondario, come testimoniato dal dettato codicistico in materia di lavoro subordinato, stante il quale il datore di lavoro deve in prima istanza remunerare il lavoratore ed in seconda tutelarlo, ma è comunque obbligato ad entrambe le prestazioni.

La dottrina citata si colloca a confine tra l’ambito della responsabilità contrattuale ed aquiliana.

Invero, mancando il regolamento contrattuale, prima facie sembrerebbe più corretta una qualificazione nei termini di cui all’articolo 2043 del codice civile ma, in ragione della teoria tedesca degli obblighi di protezione, l’ago della bilancia pende a favore della natura contrattuale.

In tale ottica, è doveroso menzionare il c.d. “contatto sociale”.

Infatti, la categoria della responsabilità extracontrattuale conosce della c.d. “responsabilità del passante”, poiché il fatto illecito concerne due soggetti che prima di allora non erano mai entrati tra loro in contatto, mentre quella contrattuale presuppone un legame tra le parti.

Il problema delle ipotesi relazionali poco sopra citate, cioè medico-paziente ed insegnante-alunni, è comprendere se la vicenda abbia ad oggetto soggetti tra loro estranei ovvero legati da qualche tipo di legame.



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