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1. Chi ha scritto che "affetti" e "diritto"
non sono realtà fatte per andare d'accordo tra loro? A un
interrogativo siffatto è possibile rispondere in vario modo.
Si può dire anzitutto: tanti studiosi hanno espresso punti
di vista del genere - giuristi di professione come anche esperti
di sentimenti. Con parole diverse sono giunti, gli uni e gli altri,
alle medesime conclusioni: fintantoché tra due persone c'è
un trasporto autentico, poco o nulla il diritto ha a che fare; e
nel momento in cui entra in scena quest'ultimo vuol dire che non
molto, della spinta di un tempo, è rimasto in vita. Nessuna
coesistenza possibile.
Si potrebbe rispondere invece: nessun autore ha mai detto o scritto
cose simili; e neanche - per la verità - sarebbe facile pensarle.
I non giuristi attenti all'affettività non si pongono di
solito questioni di diritto; e viceversa: alla gran parte degli
uomini di legge, assorti nella loro scienza, ben poco interessa
dei misteri del cuore. Nessuna relazione fra i due ordini.
Oppure (stessa risposta con variante); enunciazioni come quelle
di cui sopra compaiono di rado nei libri; e il perché non
è difficile da capire. Chi di emozioni e di regole se ne
intende davvero, tende a considerare quel contrasto come ovvio;
non sente di dover prendere posizione. Più che sconosciuti,
amore e diritto dovrebbero considerarsi elementi opposti fra loro,
inconciliabili: far trionfare l'uno significa far arretrare l'altro
- così è andata sempre fra le creature terrestri,
proclamarlo ad alta voce non serve.
2. Nessuna di queste letture, al di là di qualche traccia
di verità (presente in ciascuna di esse), può seriamente
accogliersi.
Dal punto di vista storico/disciplinare, anzitutto: non sono quelle
- degli aut aut, delle incompatibilità strutturali - le direttrici
lungo cui si è mosso fin qui il diritto di famiglia. Basta
sfogliare i codici civili e le legislazioni speciali dell'Ottocento,
confrontandoli con gli analoghi materiali del Novecento, in Italia
come nel resto d'Europa. Il dato che emerge, rispetto ai legami
domestici, è quello di una normativa sempre più vasta
e ramificata.
Sotto il profilo degli equilibri argomentativi, ancora: sono appunti
e ragionamenti - quelli appena menzionati - che provano tutti quanti
"un po' troppo".
Non mancano beninteso, nell'area degli affetti e delle passioni,
situazioni in cui ogni invadenza del diritto sarebbe poco opportuna:
oggi come ieri. Ce ne sono altre però in cui la verità
muove sicuramente in senso opposto - in cui una non risposta del
sistema rischierebbe di incoraggiare dei misfatti, o almeno di coprirli.
Sia dentro che fuori la famiglia.
Formulare criteri distintivi in materia è arduo? Non più
che altrove, e comunque: in nessun caso difficoltà statutarie
potrebbero giustificare atteggiamenti di rinuncia, da parte dell'interprete.
Si tratterà di domandarsi, casomai, in quali evenienze il
diritto debba entrare in gioco e in quali no; secondo che tipi di
modalità, ricorrendo a che rimedi tecnici; fino a quali livelli
di profondità, con che sorta di controindicazioni; e via
di seguito.
Dal punto di vista antropologico, infine: non tutti i sentimenti
si assomigliano, non tutte le persone che nutrono affetto per il
prossimo sono uguali tra loro. Non tutti coloro che ricevono amore
hanno qualcosa in comune. Non ogni sfumatura in cui le pulsioni
si esprimono ricorda le altre, non sono sempre gli stessi i riconoscimenti
istituzionali cui gli affetti - volta per volta - ambiscono. A seconda
dei casi la risposta è destinata a variare, pure nell'orizzonte
del giurista: qualsiasi pretesa di semplificazione o appiattimento
sarebbe arbitraria.
3. Ad esempio: è palese come, là dove il corso di
un affetto venga tingendosi di violenze, di inganni, di incantamenti
oppressivi (magari a danno di qualcuno non in grado di difendersi
da solo), il diritto non potrà non far sentire la propria
voce: con reazioni destinate a variare - secondo le circostanze
- da un addebito nella separazione, all'allontanamento dal nucleo
domestico; da una sanzione penale, a qualche correttivo nella potestà
genitoriale; dalla revoca di un affido minorile, a un annullamento,
a una mediazione necessaria, a un risarcimento del danno, etc.
Quest'ultima via d'uscita a maggior ragione allorché i guasti
- occorre sottolineare - giungano dall'interno stesso della famiglia;
e in effetti:
(x) non vi è al riguardo la semplice considerazione che le
aggressioni attuate - con cinismo e malvagità - da un parente
stretto del plaintiff (provenienti cioè da qualcuno su cui
quest'ultimo aveva riposto ogni sua fiducia) si profilano quali
eventi atti a minacciare contraccolpi particolarmente gravi, duraturi;
(y) né appena il rilievo secondo cui le ombre inter-relazionali,
che il soggetto leso sa destinate a innescarsi presso i congiunti
più prossimi (quelli all'oscuro di tutto), risulteranno anch'esse
ben più diffuse e corrosive, d'abitudine, che non nell'eventualità
di torti arrecati da un quivis e populo;
(z) vi è anche la constatazione che assai meno facili, sotto
il profilo sociale, psicologico, culturale, economico, religioso,
si presentano qui ab initio, rispetto a quanto i colpi dal di fuori
non preannuncerebbero, le possibilità di fronteggiamento/reazione
da parte della vittima predestinata.
4. Stesso discorso per quel che attiene, in generale, all'universo
dei soggetti deboli. Le occasioni in cui il diritto non potrà
"stare a guardare" - come se nulla fosse accaduto - appaiono
qui innumerevoli.
I problemi dell'alcool nel focolare domestico, ad esempio; oppure
le insidie della droga pesante, soprattutto ove ad esserne toccato
sia un genitore (magari il padre e la madre al tempo stesso). Le
varie altre figure di "dipendenza", più o meno
sottili e patologiche - gioco d'azzardo, bische clandestine, scommesse,
bizzarrie sessuali, sale corsa, lotte fra i cani. O ancora lo spiritismo,
le collezioni maniacali, le corse automobilistiche in periferia,
le invenzioni da notte brava.
Fondali da romanzo ottocentesco, sotto alcuni aspetti; di fatto
carichi aggiuntivi, spesso intollerabili, per le persone viventi
in casa: che potranno temere di venir uccise, picchiate, derubate,
intimidite, etc. (talvolta saranno loro a fare del male per reazione,
a opprimere). Comunque, incombenze spesso angosciose per i servizi
socio-sanitari - quando esistano, quando dovrebbero operare.
Elementi di forte appesantimento, d'altronde, nel quadro delle inchieste
sulla responsabilità.
Non diverse le conclusioni per quanto riguarda, sotto il profilo
affettivo, soggetti come i malati cronici, o magari i bambini difficili,
gli handicappati fisici e sensoriali; come pure gli individui a
rischio di suicidio, gli anziani della quarta età, i pazienti
ospedalizzati, i congiunti in fin di vita.
Sono tutte ipotesi - di fragilità o di sfortuna - destinate
a venire in evidenza rispetto a questo o a quel ruolo storico, ricoperto
di fatto nella vertenza: e si può pensare
(a) alla parte di vittima, dei terzi oppure di un familiare; oppure
(b) alla posizione di autore di un fatto illecito, soprattutto a
danno di un parente; o magari
(c) alla veste di referente/beneficiario di una protezione che la
pubblica amministrazione potrebbe, qua e là, aver mancato
di fornire.
5. Nel momento in cui ci si avventuri poi (com'era negli intenti
del presente Trattato) oltre la soglia dei temi più canonici
- più rappresentati anche nei repertori di giurisprudenza
-, al di là della cerchia strettamente coniugale, oppure
delle relazioni tra figli e genitori, la rosa degli interrogativi
è destinata ad allargarsi di molto.
A parte i capitoli non proprio inediti - il ruolo e i diritti dei
nonni (poniamo), oppure i legami e i dissidi tra fratelli, la procreazione
assistita, la famiglia di fatto, la disciplina delle unioni omosessuali,
etc. - molte sono le questioni che si affacciano.
Ad esempio le relazioni sentimentali nell'universo dei minori. Gli
sviluppi, in quest'ambito, della sessualità e della capacità
procreativa; le tipologie classiche dei legami adolescenziali, le
falsarighe di conflittualità più comuni. L'importanza
(psicologica, economica, culturale) dei richiami alla famiglia,
al romanticismo, al Natale, alle trasgressioni, ai giochi seduttivi,
alla bontà, agli usi emozionanti del tempo libero, nella
TV e nella pubblicità (specie quella a portata dei minori).
Il punto di vista del diritto per quanto concerne gli scambi amorosi
fra minori e adulti. Il matrimonio e la genitorialità degli
infradiciottenni.
I legami di amicizia, ancora - fra adulti dello stesso come di diverso
sesso. Il loro significato per il diritto civile e penale; la rilevanza
(giuridica) degli abbandoni e dei tradimenti in quest'ambito. Le
meccaniche delle bande e dei branchi di teen ager. La tutela dei
diritti della personalità del compagno impossibilitato a
difendersi - la risarcibilità (eventuale) del danno per l'uccisione
e la menomazione dell'amico.
Oppure (aspetti già meno vergini, ma di perdurante interesse)
gli attentati alle prerogative spirituali del defunto. La salvaguardia
- allora - delle volontà del de cuius a rilievo non economico,
il presidio dei momenti soggettivi di chi non è più
al mondo. Le regole sulla legittimazione attiva in questi casi.
Le soluzioni da adottare con riguardo alla tumulazione, alla cremazione,
alla dispersione delle ceneri, alla scelta del sepolcro, al diritto
morale d'autore del congiunto scomparso.
6. Sollecitazioni diverse - nel campo dei sentimenti - giungono
poi dal mondo animale e vegetale. L'importanza dell'animale d'affezione,
allora; il valore della pet therapy, il rapporto fra bambini e animali
domestici (chi è titolato a prendere le decisioni?). Le novità
legislative e giurisprudenziali sul terreno dell'abbandono e del
maltrattamento degli animali.
La tutela (vera e finta, riuscita e non riuscita) della fauna selvatica
ai giorni nostri. In generale, l'amore degli uomini per il verde,
per le foreste, per il paesaggio, per le piante - su scala grande
e piccola.
Altro settore di rilievo, quello delle bellezze artistiche, dei
beni e degli oggetti d'affezione - pubblici e privati. Le modalità
di tutela della casa d'abitazione e dei luoghi domestici, in primo
luogo; le violazioni (magari drammatiche o profanatorie) del domicilio.
L'attaccamento - nostalgico, culturale - alle collezioni e ai tesori
di famiglia; il riguardo per il sentimento religioso popolare, magari
di una minoranza, la rilevanza civilistica delle festività.
Gli amori ossessivi e i danneggiamenti morbosi di opere d'arte.
Il capitolo delle ricerche genealogiche.
Le questioni della scuola, ancora. Doveri dei genitori e osservanza
degli obblighi di frequenza, sullo sfondo. E, in primo piano, lo
spazio dei valori affettivi e sentimentali nei programmi d'insegnamento;
le questioni dell'educazione sessuale; i compiti dei servizi sociosanitari
nelle strutture educative (specie quelli di matrice psi). Le prepotenze
e il "bullismo" in aula: crudeltà coi più
timidi, mobbing striscianti, difesa dei diversi, compiacenze o cecità
dei docenti.
7. Particolarmente delicati i profili dell' affettività
e della sessualità nei frangenti più "difficili".
L'ambiente del carcere anzitutto (comunicazioni con l'esterno, visite
dei parenti, scambi di tenerezze, maternità, neonati e figli
piccoli). In generale, gli intrecci amorosi nelle istituzioni chiuse
(ospedali, manicomi, caserme, ospizi, comunità, etc.); i
legami emotivi e fisici fra handicappati. Le relazioni sentimentali
dei religiosi.
L'amore a pagamento, il "contratto di meretricio", le
chat line, il cyber-sex.
L'infermità di mente, di uno o di entrambi i partner, nelle
storie d'amore e di sesso - il bene e il male che possono nascerne:
problemi di t.s.o, aborto, matrimonio dell'incapace, proposte di
sterilizzazioni, disciplina penale, etc.
Innamoramenti e passioni nelle situazioni catastrofiche; diritto
e affetti nelle guerre etniche, Romeo e Giulietta ai tempi che viviamo.
Gli "eccessi" in amore, di tutte quante le sorte.
Ancora: i comportamenti atti a pregiudicare - dolosamente o colposamente
- le aspirazioni di una persona a farsi una famiglia. Gli illeciti
che si collegano, in special modo, alle inserzioni amorose sui giornali,
o sui siti Internet; gli abusi e le manchevolezze aventi a che fare
con la piccola posta sui giornali. I torti connessi alle attività
delle agenzie matrimoniali, comunque al mondo dei cuori solitari.
Così avanti. Le cattiverie e i reati tra fidanzati, la responsabilità
nelle ipotesi di contagio sessuale, le condotte riprovevoli legate
all'AIDS. La difendibilità dei diritti della persona (soprattutto
immagine, privacy, segretezza, onore) sia all'interno che all'esterno
delle coppie nascenti. La prospettabilità dell'abbandono
dell'amante, in casi limite, quale fatto "ingiusto" -
la possibilità di ottenere eventualmente il risarcimento
del danno.
8. Fili conduttori da prospettare, per quanto concerne il futuro
della materia? Qualche traccia è possibile già intravederla
- sul versante positivo come su quello negativo.
Fra i "si" e i "no" che emergono con maggior
evidenza, allora. Sì a un diritto degli affetti come tessuto
da annodare partendo "dal basso", nel vissuto specifico
degli individui - assai più che attraverso analisi "dall'alto",
guardando alle gabbie immaginate dal legislatore.
SI ad un approccio policentrico in questo campo, sì all'idea
di un dipanarsi delle emozioni (non già nel chiuso di un'unica
stanza, bensì) lungo una pluralità di lieviti e piani
inclinati, ben distinti fra loro - ciascuno improntato via via a
registri di carattere individuale o familiare, religioso o laico,
egoistico o altruistico, serio e faceto, individuale o associativo,
etc.
Sì alle indicazioni circa la centralità della persona,
nel quadro dell'ambiente circostante - sì alle attenzioni
da riservare ai passaggi del fare/essere, all'idea di relazionalità/fecondità
quali chiavi permanenti di lettura. Sì alla prospettazione
dell' "avere" di ciascuno come un "tendere verso",
come investimento spontaneo di energie.
No alla solitudine forzata, no all' emarginazione sentimentale dei
deboli e dei disadattati: no - pur qui - all'affettività
imposta in modo autoritario, burocratico, no all'ammissibilità
di una "pretesa" ad essere ricambiati amorosamente da
qualcuno.
No alle resistenze contro gli sforzi della tecnologia e della ricerca
genetica di migliorare la condizione umana, e quindi i rapporti
di ognuno coi suoi cari; no alle chiusure rispetto a ciò
che - contro gli ostacoli e le crudeltà della natura - promette
di schiudere a una coppia senza figli (magari a singole persone)
la possibilità di avere un bambino proprio, fisicamente e
psichicamente sano.
9. Sì d'altro canto a ogni risposta - istituzionale e organizzativa
- che semplifichi l'ingresso di un bambino abbandonato nel seno
di una (buona) famiglia; sì al potenziamento dei servizi
sociosanitari in quest'ambito.
No a un sistema di reazioni circoscritte - quando si parla di minori
maltrattati - ai soli assalti e alle omissioni plateali (il bimbo
bastonato, strattonato, il neonato nella lavatrice, le sindromi
di Münchausen, gli aborti nel bagno di casa). Sì invece
a un gioco di scudi pensati anche contro le scalfitture più
segrete, poco vistose - un fanciullo disamato nella sostanza, non
capito davvero, mai ascoltato.
No - dal punto di vista disciplinare - alle postulazioni secondo
cui torti come quelli affettivo/familiari non si presterebbero a
venire amministrati, per loro natura, con strumenti di tipo aquiliano.
Sì alla presa d'atto della versatilità della responsabilità
civile, sul terreno applicativo - come attitudine (dell'istituto)
a percepire attraverso i suoi terminali, e a rispecchiare volta
a volta nelle soluzioni alle controversie, la complessità
e "volatilità" delle aggressioni sentimentali.
Sì, in generale, ai richiami al motivo della "felicità"
terrena - lemma pur estraneo, nominalmente, alla nostra Carta fondamentale
- quale tramite da rapportare ai suoni del rigoglio partecipativo,
del venire oltre la linea di galleggiamento. Sì al richiamo
a misurare, caso per caso, la legittimità e ammissibilità
dei singoli impedimenti.
Sì alla (visione della) persona umana come entità
protesa a spendersi in ciò che scopre o trasmette, a inverarsi
nello scambio con coloro che sceglie di frequentare, di abbracciare
- come realtà che nel vivo dei propri sentimenti è
destinata a scoprire se stessa, che abbandonandosi giorno per giorno
agli affetti diverrà ciò che è davvero.
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