La Santa Sede e le Organizzazioni Internazionali

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Dott. Giulio Boldrin

Prima di potersi approcciare all'analisi del rapporto esistente tra Santa Sede e Organizzazioni Internazionali, è assolutamente indispensabile un preventivo sforzo per una corretta definizione, in senso internazionalistico, del soggetto Santa Sede. Talvolta infatti, in certa letteratura divulgativa, Essa sembra essere identificata con il soggetto "Chiesa cattolica", con tutte le difficoltà derivanti dal fatto che quest'ultimo è un soggetto teologico-dogmatico più che giuridico; altre volte, altrettanto erroneamente Essa sembra quasi essere collocata in una posizione subordinata a quella propria dello "Stato della Città del Vaticano".
Evidentemente, in questa intricata situazione, nella quale anche la letteratura scientifica non sembra giungere a conclusioni univoche, dovrà essere sempre l'osservazione della realtà oggettiva a guidare l'analisi dell'interprete. E' necessario tuttavia partire dal presupposto che la Santa Sede è sempre stata soggetto internazionale, da quando la Comunità internazionale ha cominciato a svilupparsi in senso moderno, a partire cioè dalla la Pace di Westfalia (1648). Da quel momento in poi infatti, la Santa Sede, pur perdendo la caratteristica della "sopranazionalità" che l'aveva caratterizzata in epoca medioevale, nel contesto della cosiddetta Respublica gentium christianorum, entra nondimeno nella nuova compagine internazionale in una posizione paritaria rispetto agli altri soggetti.
Per quanto riguarda invece lo Stato della Città del Vaticano, pur essendo quest'ultimo certamente uno "Stato" nel senso giuridico del termine, evidentemente però giace in una posizione subordinata a quella della Santa Sede, in quanto con il Trattato del Laterano (1929), si è inteso assicurare a quest'ultima la massima autonomia ed indipendenza nella guida della Chiesa cattolica, grazie soprattutto alle garanzie derivanti dalla costituzione di questo soggetto statuale. Nel 1929 di conseguenza, non si è costituito un nuovo soggetto internazionale, ma solamente un nuovo Stato, in quanto la Santa Sede, anche tra il 1870 e il 1929, aveva continuato a svolgere attività internazionali anche se all'epoca appariva come un ente privo di territorio.
Risulta chiaro dunque da quanto detto sopra che la soggettività giuridica internazionale della Santa Sede risulta essere "svincolata" dal territorio sul quale Essa esercita un potere nel senso temporale del termine.
Anche senza continuare l'approfondimento dello studio della figura giuridica della Santa Sede, un dato appare degno di nota. Quest'ultimo per altro emerge proprio dall'analisi del rapporto tra Santa Sede ed Organizzazioni Internazionali: questa infatti, pur essendo, come detto, un soggetto paritario in ambito internazionale, conserva nello stesso tempo una sua particolarità, cioè un'alteritas rispetto agli altri soggetti di Diritto Internazionale. Questa sua peculiarità si sostanzia poi fondamentalmente nel fatto che Essa non si fa portatrice di visioni "settarie" e non ha nemmeno delle aspettative di vantaggi (seppure indiretti) da trarre da questa sua attività internazionale.
Il suo impegno anche e soprattutto a livello di organizzazione internazionale generale è in altre parole l'espressione della sollecitudine che Essa rappresenta per la Comunità mondiale intesa nel suo complesso; questa premura però, si deve sempre coniugare con la caratteristica della sua "neutralità", cioè con il fatto che Essa persegue comunque una linea di politica internazionale che si sforza di essere il più possibile super partes, tesa cioè al raggiungimento del bene comune secondo le intenzioni del Beato Giovanni XXIII.
Dal punto di vista storico-ecclesiologico, è oltremodo necessario evidenziare il grande "salto di qualità" compiuto dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II. Quest'ultimo infatti esplicitava la necessità di un cambiamento radicale del modo di relazionarsi della Chiesa con il mondo moderno e secolarizzato, superando l'antica barriera del tradizionalismo intransigente ottocentesco. Invero già con il Pontificato di Giovanni XXIII, si evidenzia il progressivo realizzarsi di un impegno della Chiesa, con tutte le sue articolazioni, nelle relazioni internazionali, secondo una linea di pensiero che superando la rivendicazione del semplice "diritto" di presenza, giunge alla formulazione e all'affermazione di un vero e proprio sentimento del "dovere" di presenza della Santa Sede. In questo senso infatti vanno letti alcuni fra i più importanti documenti della storia della Chiesa nell'età contemporanea, come ad esempio le encicliche Pacem in terris (1963), Ecclesiam suam (1964) o la Costituzione pastorale Gaudium et spes frutto dei lavori del Concilio Vaticano II. E' soprattutto infatti con il Concilio Vaticano II che si getta l'impostazione della "coscienza nuova" della Chiesa in materia di pace, di giustizia internazionale, di cultura, di dottrina sociale, contribuendo anche alla crescita, nella stessa misura, della necessità per Essa Chiesa, di essere maggiormente presente ed attiva in tutti gli ambiti in cui l'umanità è presente. Nella succitata Costituzione pastorale Gaudium et spes, trattandosi espressamente dei rapporti tra Chiesa e comunità politica si afferma che la missione che Cristo ha affidato alla sua Chiesa "non è di ordine politico, economico e sociale: il fine che le ha prefisso è di ordine religioso", però proprio in forza di questa missione di carattere religioso "scaturiscono dei compiti, della luce e delle forze che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la legge divina" (Cfr. Gaudium et spes § 42).
Rispetto alla riflessione circa le forme di presenza della Santa Sede nel contesto delle varie Organizzazioni Internazionali è qui solo il caso di evidenziare come questa si accordi con la qualifica internazionale del soggetto Santa Sede, che è poi l'organo di governo centrale della Chiesa cattolica. Per questo motivo, la forma di partecipazione che appare alla luce dell'esperienza storica la più adatta, è certamente quella attraverso un Osservatore permanente. Solo in questa maniera infatti, Essa può essere presente nel contesto delle varie istituzioni internazionali, senza però compromettere la sua figura complessiva, che deve essere assolutamente sganciata da interessi meramente terreni. D'altra parte, alla luce dell'esperienza fattuale, emerge il dato anche pratico che la figura dell'Osservatore permanente è quella che senza dubbio meglio si confà alle esigenze proprie della Santa Sede: le permette infatti di intervenire, di concertarsi con i Rappresentanti degli Stati membri, di avere accesso a tutti i documenti e ai vari uffici delle Organizzazioni, escludendola in pratica solo dal diritto di voto. Il voto inoltre - è questa è la più evidente diversità dalla politica propria degli Stati, cioè quella che meglio manifesta anche l'incongruità della considerazione della politica della Santa Sede in termini di "potenza" o di "prestigio" - è sempre in fondo la manifestazione di una divisione: di idee, di opinioni, di tendenze. La Santa Sede di conseguenza, che desidera operare e che si adopera per l'unità del genere umano incadrebbe votando in un clamoroso paradosso. Ancora un punto però merita di essere sottolineato, cioè il fatto che Essa non si trova in questa situazione particolare per chissà quali motivi legati all'estensione territoriale od alla popolazione vaticana che le impedirebbero la partecipazione diretta come membro, bensì per il semplice fatto che è Essa stessa che sceglie, in quanto più confacentele, questa forma di presenza solo "consultiva" in questi organismi.
Alla Santa Sede tuttavia fanno capo una serie di situazioni giuridiche per altro diverse, anche se come si è appena detto Essa preferisce la partecipazione tramite Osservatore permanente, in certi specifici casi Essa è altresì membro di talune Organizzazioni Internazionali, come ad esempio dell'AIEA, dell'UNCTAD, del Comitato Esecutivo dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, oppure lo è stato come nel caso dell'UNIDO, fino al 1975. Non occorre spendere altre parole per spiegare il fatto che comunque, nella maggior parte dei casi Essa partecipi con un Osservatore permanente e che questa sia una scelta che dipende esclusivamente dal suo "foro interno", indipendentemente da qualsiasi altra considerazione di merito.
Appare perciò, alla luce dei fatti, del tutto inadeguata la teoria formulata anche da alcuni insigni autori in seno alla dottrina, la quale sostiene che la Santa Sede non potrebbe partecipare all'ONU ad esempio, perché il suo territorio sarebbe troppo ristretto o perché il numero dei suoi abitanti è "infinitesimale". Evidentemente, una volta ancora, la figura giuridica della Santa Sede risulterebbe così sottoposta quando non fraintesa a quella dello Stato della Città del Vaticano.
La Santa Sede è presente poi anche in Organizzazioni Internazionali a carattere regionale, sempre in qualità di Osservatore permanente, come ad esempio presso l'OSA, l'Unione Europea, il Consiglio d'Europa e recentemente anche presso l'OUA, o addirittura come membro presso l'OSCE e presso il Consiglio di Cooperazione culturale del Consiglio d'Europa. Questo fatto dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come la Santa Sede sia una realtà internazionale che va ben oltre quella che è la sua locazione meramente terrena (Stato del Vaticano), certamente collocata in Europa ed in Italia geograficamente; Essa non è però limitata da questo. La Santa Sede in quanto espressione della Chiesa cattolica universale, non può essere considerata "estranea" da nessuna parte del pianeta, ovunque siano in gioco gli interessi dell'umanità, lì saranno in gioco anche interessi della Santa Sede. Anche se come si è detto la Santa Sede non trova delle limitazioni dal fatto che il territorio vaticano è geograficamente collocato in Europa, bisogna comunque evidenziare come la sua attenzione rimanga ancora maggiormente rivolta a quegli organismi che hanno una vocazione universale, la Santa Sede infatti è un'istituzione che apre ancora tendenzialmente all'universale, che tende a superare il "localismo", perché anche se si parla di Organizzazioni Internazionali a carattere anche continentale sono comunque sempre espressione di realtà locali, se viste da un punto di vista mondiale. Anche se perciò partecipa a questi organismi regionali, Essa preferisce comunque, in ogni caso "ragionare" a livello globale, nondimeno Essa ha comunque incoraggiato e stimolato il movimento avviato da queste istituzioni che in fondo si muovono anch'esse nella linea di un maggiore senso della "famiglia umana" e verso un modo di sentire le problematiche dell'uomo in una maniera comunque più ampia rispetto a quella della singola comunità statuale tradizionale.
Degno di nota è poi il fatto che in due Organizzazioni Internazionali si trovi come membro lo Stato della Città del Vaticano in luogo della Santa Sede. Sembrerebbe allora che tutto quello che si è detto fin qui in merito alla subalternità dello Stato Vaticano rispetto alla Santa Sede sia messo in discussione. Viceversa, osservando attentamente il fenomeno si può constatare che esso si pone a conferma della teoria che si è prima esposta in quanto, per l'oggetto di cui si occupano queste due Organizzazioni, cioè dei servizi postali (UPU) e dei servizi telefonici e telegrafici (ITU), appare quanto mai fuori luogo l'intervento della Sede Apostolica in questioni che si prospettano come meramente "tecniche" e peraltro correlate alla dimensione territoriale che non offrono dunque spazi ad interventi di tipo umanitario e di ampio respiro. In questo caso dunque, la partecipazione dello Stato del Vaticano appare preferibile e conferma il suo essere sottoposto alla Santa Sede ma il suo essere in ogni caso uno Stato uguale in dignità e diritti agli altri della Comunità internazionale.
Bisogna evidenziare a questo punto un dato che appare di estrema attualità: la "globalizzazione", fenomeno allo stesso tempo tanto astratto ed impalpabile quanto constatabile e concreto, contribuisce in maniera indubbia ad aumentare l'importanza delle Organizzazioni Internazionali. Va da sé infatti, che con il crescere del numero e della profondità dei legami esistenti tra gli Stati del pianeta e quindi con l'aumentata coscienza dei rapporti di interdipendenza che ne discendono, cresce in ugual misura l'importanza di questi consessi internazionali e delle loro funzioni classiche che sono fondamentalmente di concertazione e di indirizzo. In questa prospettiva, e con l'incremento dell'estensione e della complessa articolazione dell'insieme delle Organizzazioni Internazionali si amplia, anche all'interno della stessa Santa Sede, la coscienza dell'importanza dell'impegno crescente da profondere in questi specifici organismi. Un altro aspetto essenziale per una riflessione complessiva a proposito della presenza della Santa Sede nel quadro delle Organizzazioni Internazionali è quello che la Chiesa cattolica, proprio in forza della sua "cattolicità", cioè "universalità", porta impresso in sé molto profondamente questo senso di apertura internazionale, che si sostanzia poi in una sua forte "vocazione mondiale".
D'altra parte, anche nel contesto dei colloqui che ho avuto l'onore di poter intrattenere nel corso della redazione di questo lavoro, mi è stato per altro confermato che anche a livello di Segreteria di Stato, esiste attualmente la percezione dell'aumentata importanza delle relazioni multilaterali e quindi, di conseguenza, della maggiore attenzione che si deve dedicare alla prospettiva dialogica con gli organismi internazionali, accanto sempre però al filone "tradizionale" dei rapporti diplomatici con gli Stati.
Qui di seguito è stato riportato un estratto dell'intervista che ho raccolto da S.E.R. Mons. A. Marchetto, Nunzio Apostolico alla FAO. Sono sicuro che lo spessore intellettuale del mio interlocutore contribuirà a chiarire, se ce ne fosse bisogno, aspetti che forse non sono risultati esaustivamente trattati nella trattazione precedente. Inoltre sono sicuro che per certi aspetti della materia, avere delle notizie per così dire "di prima mano" sia una cosa di particolare importanza, soprattutto se ci si propone di affrontare questi argomenti con un criterio quanto più possibile scientifico.

Estratto dell'intervista a S.E.R. Mons. A. Marchetto, Arcivescovo Titolare di Astigi

Nunzio Apostolico della Santa Sede alla FAO e alle altre Organizzazioni delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura


Eccellenza, quale importanza accorda la Santa Sede al proprio impegno presso le Organizzazioni Internazionali oltre che al "tradizionale" filone dei rapporti con gli Stati ?

La Santa Sede, al pari degli Stati, intrattiene nel quadro complessivo della Comunità internazionale, sia delle relazioni bilaterali, sia delle relazioni multilaterali.
Nel mondo di oggi, quindi nel contesto di una prospettiva che si potrebbe già definire di "globalizzazione", di responsabilità mondiale, di crescita di coscienza di essere famiglia umana, e quindi di responsabilità di tutti, con l'approfondimento dei legami che ci sono tra effetti di alcuni fenomeni in certi Paesi ed effetti sul mondo intero (come avviene ad esempio per l'economia, l'ecologia, la pesca, l'agricoltura, la zootecnia), cresce anche l'importanza di questi specifici organismi internazionali, che hanno finalità proprie, che sono di concertazione, di pensiero, di indirizzo, di studio, di riflessione, che sono, in altri termini, un'arena in cui ogni membro porta le proprie idee ed aspirazioni, le proprie necessità ed il suo apporto.

In che senso Papa Paolo VI nel suo discorso all'Assemblea Generale dell'ONU del 4 ottobre 1965, parlava della Chiesa rispetto alle Organizzazioni Internazionali come di "coscienza critica" o di "esperta d'umanità"?

Evidentemente dicendo coscienza ci si vuol riferire al senso di responsabilità; cioè si vuol evidenziare che ci sono dei livelli di responsabilità mondiali che meritano l'attenzione della Santa Sede, la quale ha una sollecitudine per tutta l'umanità, indipendentemente dai confini propri del cattolicesimo.
Quando si entra ad esempio nel campo dei diritti dell'uomo, è evidente che si parla di un insieme di diritti che sono per tutti gli uomini, non solo per i cattolici: il diritto alla libertà religiosa, esso stesso trascende la realtà cattolica in sé stessa. In questo campo la Santa Sede è specialmente "coscienza critica".
Certamente, per tornare alla domanda iniziale; nella misura in cui cresce questo insieme articolato e complesso di Organizzazioni Internazionali e l'importanza di una visione d'insieme, a livello mondiale, delle cose, cresce anche l'importanza all'interno anche della stessa Santa Sede delle relazioni con questi organismi. In effetti, sono tali oggi i condizionamenti che questi organismi internazionali sviluppano in relazione ai singoli Stati che è importante una presenza di servizio, di coscienza, di umanizzazione, di rispetto, di attenzione allo sviluppo integrale dei popoli all'interno di queste istituzioni.
Per cui si potrebbe altresì rispondere a questa domanda riferendosi ai discorsi, anche quelli che evidentemente non sono pubblicati, del Segretario di Stato Cardinale Angelo Sodano e di Monsignor Jean Louis Tauran, che all'interno della Segreteria stessa si occupa dei rapporti con gli Stati, in cui si afferma che di fatto queste relazioni internazionali multilaterali stanno assumendo più importanza anche all'interno della Sede Apostolica: quindi il fenomeno dell'organizzazione internazionale e le relazioni con questi organismi, meritano più attenzione e devono essere seguiti con maggiore sollecitudine da parte della Santa Sede.
C'è dunque, concludendo, da parte della Santa Sede una viva attenzione per le Organizzazioni Internazionali, che si pone nella linea dell'importanza crescente di questi organismi all'interno della realtà delle relazioni internazionali odierne. Certo si tratta di una coscienza critica, ed è un aspetto della coscienza (che valuta), e con particolare attenzione alla dimensione "umana" delle relazioni internazionali.

Eccellenza, come mai la Santa Sede partecipa alle Organizzazioni Internazionali con la veste giuridica di Osservatore permanente, piuttosto che con la membership diretta a tali consessi ?

Credo che questa forma di presenza (con un Osservatore permanente) sia proprio una delle dimostrazioni più importanti della particolarità della situazione della Santa Sede, della particolarità propria della sua figura giuridica internazionale: è cioè presenza, la sua, ma nello stesso tempo alteritas, diversità rispetto agli altri soggetti di Diritto Internazionale.
L'importanza di questa "incarnazione" in tale ambiente internazionale si esprime quindi nel "coltivare" tutto quello che è manifestazione di sollecitudine per la Comunità mondiale, che si esprime anche attraverso gli organismi internazionali, conservando tuttavia la sua specificità, la sua caratteristica più importante che è di essere, in fondo, si potrebbe dire in termini giuridici, super partes. Nella misura in cui diventa membro a tutti gli effetti di questa comunità, la Santa Sede non perde perciò, non deve perdere, le proprie caratteristiche peculiari.
La Santa Sede pur essendo astrattamente abilitata quindi ad ogni azione in ambito internazionale, anche per questo, nel contesto delle Organizzazioni Internazionali, ha scelto Essa stessa di partecipare ai relativi consessi mediante la figura giuridica dell'Osservatore permanente. Ai fini della sua presenza tale figura appare come la più consona e confacente alla sua specifica natura.
Questa però è in ogni caso una libera scelta della Santa Sede, è un'autolimitazione, diciamo così, che non è imposta da nessun altro soggetto internazionale, in quanto, in fatto di diritto, la Santa Sede potrebbe benissimo partecipare a tali consessi internazionali anche "in fullness".

La Santa Sede infatti è membro dell'AIEA.

Infatti, le situazioni giuridiche che fanno capo alla Santa Sede sono anche varie, ma comunque questo dell'AIEA è uno dei due casi di membership nel sistema delle Nazioni Unite. Nelle altre Organizzazioni Internazionali si è pensato, pur con delle varianti, di optare costantemente per la partecipazione tramite un Osservatore permanente.
Ad esempio, la situazione nostra all'interno della FAO, nel 1948, ha manifestato una pienezza di poteri, in termini di Osservatore permanente, più elevata che in altri organismi.
Questa "pienezza" di "poteri", maggiore all'interno della FAO, non è solo il frutto di affinità con certe finalità più confacenti, più sensibili, più incisive nella visione della Chiesa, che poi è una realtà di evangelizzazione e di promozione umana, quanto semmai una questione di regolamenti iniziali.
In linea di massima perciò, senza scendere all'esame del caso specifico, si può affermare che la Santa Sede ha scelto questa figura, quella dell'Osservatore permanente, anche per non dover votare concretamente, proprio perché il voto, in ultima analisi, esprime sempre una divisione. Qui si ritorna al fatto che la Santa Sede è in fondo super partes, partecipa cioè ai vari consessi internazionali, ma non parteggia: Essa non desidera, in altri termini, assumere una posizione che la possa porre in contrasto con altri soggetti.

Cosa è materialmente interdetto all'Osservatore permanente ?

L'Osservatore permanente certamente non ha diritto di voto, tuttavia ha la possibilità di intervenire, ha la possibilità di manifestare i propri pensieri, le proprie convinzioni, il proprio punto di vista. Ha la possibilità di contattare, di concertarsi con i Rappresentanti degli Stati. Naturalmente in genere gli Osservatori intervengono dopo i Rappresentanti degli Stati membri, ma questa è solo una questione di procedura. L'unica cosa che non fa parte del bagaglio delle possibilità dell'Osservatore permanente è il voto, dunque. Tuttavia ci sono anche dei vantaggi che scaturiscono da questa situazione e che si sono già evidenziati, i quali permettono alla Santa Sede di non essere mai parte in causa, pur restando sempre in causa. Ne abbiamo già fatto cenno.

Eccellenza, una volta acquisito univocamente il dato anche teorico e dottrinale della soggettività giuridica internazionale della Santa Sede, come mai talvolta anche lo Stato della Città del Vaticano partecipa a certe Organizzazioni Internazionali (UPU - ITU) ?

Dipende fondamentalmente dalla natura specifica di questi organismi internazionali. Evidentemente per la questione delle telecomunicazioni è interessata quella che è la base locale di questo "involucro di garanzie" (che come immagine è felice ed infelice) che è lo Stato della Città del Vaticano; per le poste ugualmente ivi c'è un servizio postale concreto che deve mettersi in contatto e relazionarsi con gli altri organismi esteri corrispondenti.

Potremmo dire perciò che le questioni "tecniche" vengono trattate dallo Stato della Città del Vaticano e quelle più "politiche" dalla Santa Sede ?

Il termine "questioni politiche" non è del tutto esatto, oppure bisognerebbe dire politiche in senso lato, più correttamente si potrebbe dire che solo gli aspetti più "materiali" vengono trattati dallo Stato della Città del Vaticano.
In ogni caso noi sappiamo che lo Stato del Vaticano e la Santa Sede sono la stessa realtà, nel senso che veramente ed effettivamente è il Santo Padre che è l'organo che esprime in ambito internazionale (vuolsi attraverso la Città del Vaticano, vuolsi nella realtà internazionale bilaterale o multilaterale della Santa Sede), questa realtà speciale che si chiama Chiesa cattolica. La Santa Sede è dunque l'espressione giuridica internazionale della Chiesa cattolica e il Papa è l'organo di espressione supremo della Chiesa cattolica ed è identificato alla Santa Sede (che poi nel Codice di Diritto Canonico siano considerate facenti parte della Santa Sede anche le Congregazioni romane o i Tribunali ecclesiastici, questa è un'altra questione ancora). Va da sé che sia risalendo dallo Stato sia risalendo dalla Santa Sede incontriamo effettivamente il Romano Pontefice.

Esiste ancora anche a livello interpretativo una grande difficoltà a scindere gli ambiti dei due diversi soggetti: quello della Santa Sede e quello dello Stato del Vaticano.

A questo proposito, posso riferirmi ad una mia esperienza concreta che esemplifica bene questo problema. Io sono stato a Cuba come aiuto al Rappresentante della Santa Sede e noi (Nunziatura), apparivamo nella lista del Corpo Diplomatico sotto la dicitura Vatican. Il nostro sforzo allora si concentrò nel puntualizzare che non rappresentavamo lo Stato del Vaticano ma la Santa Sede. Ciò significa che si sottolineava questo aspetto. Giungemmo addirittura a dire che la Santa Sede non "stava bene" nel desk dell'Europa (presso il Ministero degli Esteri), ma si sarebbe trovata meglio nel desk degli organismi internazionali, proprio perché la Santa Sede è al di là, travalica, questa realtà meramente terrena e strumentale che è lo Stato della Città del Vaticano, in Europa, geograficamente. Anteporre lo Stato del Vaticano alla Santa Sede è quindi un fondamentale errore di visione, significa in altri termini scambiare la parte (minima e funzionale) per il tutto.
In effetti la Santa Sede - ed è testimonianza del suo essere "oltre" l'Europa - accredita un Osservatore permanente presso l'OSA e presso l'OUA. Ora vi è una Delegazione presso la Lega Araba. Siamo inoltre rappresentati presso l'Unione Europea. Nell'OSCE poi la Santa Sede ha partecipato in una forma già un po' più complessa perché ha ritenuto che fosse necessario fare un certo sacrificio (di immagine) per tener conto di tutto quello che conteneva il "paniere" dei diritti umani, da appoggiare ad ogni costo.

Il Vaticano interviene allora per le questioni "materiali" e la Santa Sede su tutto il resto ?

Ribadisco che ci sono delle questioni tecniche che sono affrontate anche da organismi internazionali, come quello dell'energia atomica ad esempio. In questo contesto la Santa Sede partecipa sub speculum aeternitatis, cioè con una visione d'insieme che non è quella di uno Stato. Quando la Santa Sede vi parla, anche perché si fa eco della dottrina sociale della Chiesa, non entra però nelle questioni tecniche ma fornisce dei principi che aiutano anche nella risoluzione delle questioni cosiddette tecniche. Capisco tuttavia che non sia così semplice anche per i cultori più esperti del Diritto Internazionale capire che, oltre lo Stato della Città del Vaticano (certamente uno Stato), c'è una realtà che conta di più: la Santa Sede. Essa si basa anche sulla libertà creata internazionalmente, pure grazie alla Città del Vaticano, per esercitare la sua propria funzione in relazione non alla Città del Vaticano stessa ma in rapporto alla Chiesa cattolica universale.

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

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