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Codice della proprietà industriale

27 febbraio 2006 -

Il “Codice della proprietà industriale”, elaborato dalla Commissione presieduta dal Prof. Floridia e approvato con Decreto Legislativo 10 febbraio 2005 n. 30 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 marzo 2005, n. 52 - Supplemento Ordinario), costituisce un’operazione di riassetto organico della materia, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 15 della Legge n. 273 del 2002, recante Misure per favorire l’iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza. Il Codice è entrato in vigore il 19 marzo 2005. Per quanto riguarda però le norme processuali, è previsto un periodo di sei mesi prima dell’entrata in vigore.

Ambito di applicazione

Il Codice è destinato a sostituire un cospicuo numero di provvedimenti che hanno rappresentato per lungo tempo (in alcuni casi per oltre sessanta anni) il punto di riferimento per imprese e professionisti. Tra gli oltre quaranta provvedimenti normativi che l’articolo 246 del Codice abroga espressamente ricordiamo in particolare il Regio Decreto 29 giugno 1939, n. 1127 in materia di brevetti ed invenzioni industriali; il Regio Decreto 21 giugno 1942, n. 929 in materia di marchi d’impresa ed il Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n. 95 sui disegni e modelli; senza contare i provvedimenti di attuazione nelle stesse materie.

Per questa sola ragione, il Codice merita un approfondimento, tanto più attento se si considera che, in forza di quanto previsto dalla delega parlamentare, esso risponde ai seguenti principi e criteri direttivi: a) ripartizione della materia per settori omogenei e coordinamento, formale e sostanziale, delle disposizioni vigenti per garantire coerenza giuridica, logica e sistematica; b) adeguamento della normativa alla disciplina internazionale e comunitaria intervenuta; c) revisione e armonizzazione della protezione del diritto d’autore sui disegni e modelli con la tutela della proprietà industriale, con particolare riferimento alle condizioni alle quali essa è concessa, alla sua estensione e alle procedure per il riconoscimento della sussistenza dei requisiti; d) adeguamento della disciplina alle moderne tecnologie informatiche.

Per quanto l’iter di approvazione definitiva del Codice sia stato complesso e abbia comportato diverse bozze preliminari, esso è destinato a subire modifiche, anche a breve termine. È previsto, infatti, che entro un anno dalla data di entrata del Codice, il Governo potrà adottare, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, disposizioni correttive o integrative dello stesso (articolo 2 della Legge 27 dicembre 2004 n. 306). In particolare, il Codice potrebbe richiedere alcuni interventi di adeguamento alla cosiddetta Direttiva enforcement (2004/48/CE), sull’armonizzazione ed il rafforzamento delle misure per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

A dispetto degli auspici formulati da più parti, nel Codice non è stato possibile inserire anche la materia del diritto d’autore, ciò ne avrebbe fatto uno strumento ancora più completo. I motivi di questa “omissione”, peraltro in linea con quanto previsto dalla delega, sono tra l’altro dovuti alle diverse competenze ministeriali delle materie del diritto industriale (Ministero delle attività produttive) e del diritto d’autore (Ministero per i beni e le attività culturali), che evidentemente non è stato possibile “comporre” prima di iniziare i lavori di redazione delle bozze del Codice.

Nonostante quanto sopra in merito alle future modifiche del Codice ed all’occasione persa di riunire in un unico testo la tutela della proprietà intellettuale sotto forma dei diritti industriali e del diritto d’autore, il Codice resta uno dei principali testi normativi per importanza elaborati negli ultimi decenni.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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