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La tassazione delle indennità corrisposte nell’ambito dei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità.

Riflessioni intorno a talune questioni di primario interesse, rilevate nella disciplina tributaria di riferimento. 15 febbraio 2006 -
1. Premessa.

A quasi tre anni dalla data di entrata in vigore del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 – con il quale è stato adottato il “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità” (d’ora innanzi: TUME) – e, in particolar modo, alla luce dei chiarimenti forniti da una recente norma di interpretazione autentica recata dall’ultima Legge Finanziaria, occorre fare il punto della situazione in merito al quadro normativo che disciplina la tassazione delle indennità corrisposte nell’ambito dei procedimenti di espropriazione per causa di pubblica utilità.

Nell’attuare tale intento, non si può infatti prescindere dall’analisi di alcune norme contenute proprio nel citato testo unico, a mente delle quali, non senza dare adito, tuttavia, a complesse questioni di ordine interpretativo, sono state introdotte, come vedremo, nell’ambito della disciplina che regolamenta l’imposizione tributaria delle somme corrisposte in conseguenza della espropriazione per pubblica utilità, talune novità di assoluto rilievo.

2. Il regime fiscale delle indennità di espropriazione.

2.1. La previgente disciplina. L’art. 11 della legge n. 413 del 1991.

Prima dell’avvento delle previsioni contenute nel citato D.P.R. n. 327, la norma di riferimento in tema di tassazione delle indennità in discorso era da rinvenirsi nell’art. 11 della legge 30 dicembre 1991, n. 413.

In questa norma, particolare rilievo assumeva il comma 5 secondo il quale: “Per le plusvalenze conseguenti alla percezione, da parte di soggetti che non esercitano imprese commerciali, di indennità di esproprio o di somme percepite a seguito di cessioni volontarie nel corso di procedimenti espropriativi nonché di somme comunque dovute per effetto di acquisizione coattiva conseguente ad occupazioni di urgenza divenute illegittime relativamente a terreni destinati ad opere pubbliche o ad infrastrutture urbane all’interno delle zone omogenee di tipo A, B, C, D, di cui al decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, definite dagli strumenti urbanistici ovvero ad interventi di edilizia residenziale pubblica ed economica e popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, e successive modificazioni, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 81, comma 1, lettera b), ultima parte, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, introdotta dal comma 1, lettera f) del presente articolo”.

Nel merito dell’anzidetta disposizione, si osserva come la stessa, vista per schemi, qualificava quali plusvalenze da assoggettare a tassazione – rectius – ai sensi dell’art. 67 del nuovo TUIR, le somme:

a. corrisposte, relativamente ad aree destinate alla realizzazione di opere pubbliche o di infrastrutture urbane all’interno delle zone omogenee di tipo A, B, C e D, di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, definite dagli strumenti urbanistici vigenti:

(1) per indennità di esproprio;

(2) a seguito di cessioni volontarie concluse nell’ambito del procedimento espropriativo;

(3) a qualunque titolo, per acquisizione coattiva conseguente ad occupazioni di urgenza divenute illegittime.

La norma si riferiva, come precisato dall’Amministrazione finanziaria nella circolare ministeriale n. 194/E del 24 luglio 1998, sia alle occupazioni avvenute sulla base di un titolo autorizzatorio (decreto di esproprio) divenuto in seguito illegittimo, sia a quelle effettuate senza alcun titolo giuridico per le quali si era verificata la cosiddetta “accessione invertita”.



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