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L’Arengo dei capi-famiglia del 25 marzo 1906: una data memorabile per la Repubblica di San Marino

24 marzo 2006 -
<Siccome il capo naturalmente sovrasta membra, così si giudicò conveniente di parlare in primo luogo dello Arringo, la cui autorità in antico nella nostra Repubblica era la principale. E’ dunque l’Arringo la congregazione di tutto il popolo della Terra di S. Marino e della sua Curia, cioè di una persona per casa, il quale premesso il suono della campana e l’invito dei Piazzari una volta si teneva nella Chiesa della Pieve della stessa Terra, ed ora si tiene nell’aula, ossia nella Casa grande del Comune per ordine dei Signori Capitani pro-tempore di essa Terra, o di uno di loro sempre ed ogni volta che a loro, od a uno di loro sembri necessario ed opportuno.>

Così ha inizio il testo normativo dei secolari “Statuti, Decreti e Ordinamenti dell‘illustre Repubblica e della perpetua libertà della terra di San Marino” promulgati nella versione consolidata il 1° gennaio 1600 e in parte ancora vigenti (comprese molte parti che per le materie privatistica e di procedura civile fanno diretto richiamo al diritto comune), i quali pongono - al primo posto tra gli organi costituzionali dello stato sammarinese - l’Arengo (Arringo Generale).

Pur se limitato ai capi-famiglia di sesso maschile, comunque l’Arengo aveva avuto nei secoli il pregio di distinguere in senso liberale la Repubblica del monte Titano dagli altri territori che la circondavano, dominati invece prima da Signorie e poi da Principati e Regni. Il permanere di tale assemblea e delle altre istituzioni, proprie dell’epoca dei liberi Comuni, fece nascere il mito di San Marino quale terra di libertà per antonomasia, lodata da esuli politici quali Garibaldi e cantata da scrittori e poeti, tra i più appassionati Carducci e Pascoli. L’affinità del sistema politico sammarinese a quello della Repubblica di Venezia valse alla piccola entità statuale anche il titolo di “Serenissima”.

L’assemblearismo dei primi secoli era tuttavia divenuto difficile da gestire, talché gli Statuti proseguono affermando che

<Nel quale Arringo così congregato ed adunato, benché nei tempi più antichi della nostra Repubblica si trattassero e risolvessero dai Signori Capitani gli affari più gravi, tuttavia perché cresciuto il nostro popolo, le convocazioni a poco a poco in ogni singola cosa si resero difficili, a togliere tutte le difficoltà nonché i tumulti e le inevitabili e dannose contese che in tanta moltitudine di persone continuamente nascevano, l’universa e suprema potestà ed imperio dallo stesso Arringo si trasferì nel Consiglio grande e generale detto dei Sessanta.>

Pur se democratico (ovviamente se confrontato con le altre entità politiche del Medio Evo), alla fine del 1500 l’originario sistema costituzionale del piccolo stato subì pertanto un’involuzione oligarchica, tale che il Consiglio dei LX assunse la denominazione “Consiglio Principe e Sovrano” (questo, è giusto sottolinearlo. in un periodo storico dove principi e sovrani erano però persone singole quali papi e re, e non certo delle assemblee salvo Venezia). Di ciò prendevano atto gli Statuti, consacrando anche giuridicamente la necessità di un’assemblea più ristretta, nella quale i Consiglieri non venivano eletti mediante suffragio ma per cooptazione: era quindi la stessa assemblea a sostituire i propri membri dimissionari e deceduti. Cosi, dopo l’ultima adunanza dell’anno 1571, l’Arengo non era stato più convocato.

Ancora nell’Ottocento si riteneva dai più che le tanto celebrate libertà ed indipendenza sammarinesi, certamente garantite nei secoli dai consolidati equilibri dell’ordinamento statuale (compreso il sistema di cooptazione dei parlamentari), altrettanto certamente sarebbero venute meno con una modifica rivoluzionaria quale sarebbe stata l’introduzione del suffragio universale per l’elezione del Consiglio Grande e Generale. E qui intervenne la passione e la grande intuizione del pensatore politico e filantropo sammarinese Pietro Franciosi (13.6.1864-21.12.1935) il quale, senza alcun colpo di stato ma anzi proprio invocando gli antichi Statuti, propose e ottenne che l’Arengo (mai ufficialmente abolito anche se svuotato dei suoi poteri di nomina) di tali poteri ritornasse in possesso.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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