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Consiglio di Stato: diritti di difesa nel procedimento sanzionatorio Consob

30 agosto 2007 -
Consiglio di Stato - Sezione Sesta Giurisdizionale

Presidente Varrone – Estensore Caracciolo

Fatto

Con la sentenza in epigrafe il Tar del Lazio ha respinto il ricorso proposto dal dott. Tizio avverso il parziale diniego di accesso per l’acquisizione dei documenti relativi al procedimento sanzionatorio avviato dalla Consob, ai sensi degli articoli 190 e 195 del D.Lgs 58/1998, nei confronti dello stesso ricorrente, in qualità di amministratore delegato della Alfa Sgr Spa.

Con nota 1 marzo 2006 la Consob aveva infatti consentito l’accesso ai documenti richiesti, specificando però che, dagli stessi, erano sottratti alla visione “i relativi allegati e le informazioni per le quali vengono in considerazione esigenze di riservatezza di terzi e/o di tutela della privacy in base al D.Lgs 196/03 (omissis 1); quelle non poste a fondamento delle contestazioni notificate (omissis 2), nonché quelle non ostensibili per osservanza del segreto d’ufficio (omissis 3)”.

Riteneva il Tribunale che il punto centrale della controversia fosse l’individuazione di quali fossero i documenti, ovvero le parti di documenti la cui conoscenza fosse funzionale all’esercizio del diritto di difesa nell’ambito del procedimento sanzionatorio avviato nei confronti del ricorrente.

Lo stesso Tar sottolineava quanto riferito dalla Consob, circa l’attinenza dei documenti o parti di documenti sottratti all’accesso a dati e informazioni estranei alle violazioni contestate al ricorrente. Le specifiche deduzioni dell’Amministrazione rendevano quindi inutili incombenti istruttori volti all’acquisizione delle parti omesse, al fine di valutare direttamente se il potere interdittivo dell’accesso fosse stato correttamente esercitato. Aggiungeva il Tar che la valutazione compiuta dall’Amministrazione in ordine all’irrilevanza dei documenti ai fini dell’esercizio del diritto di difesa in occasione dell’esame dell’istanza di accesso, determinava una sorta di autovincolo nell’azione amministrativa, nel senso che, se le indicazioni ritraibili dai documenti non ostesi, in quanto irrilevanti, fossero invece prese in considerazione nel corso del procedimento e influissero nella formazione della volontà provvedimentale, sarebbe venuta in rilievo una violazione procedimentale idonea a tradursi in un vizio di legittimità del provvedimento finale.

Appella l’interessato deducendo i seguenti motivi di gravame:

1. Violazione degli articoli 22 e ss. legge 241/90 e in particolare dell’articolo 24, comma 7, così come modificato dalla legge 15/2005 -Violazione per falsa applicazione degli articoli 4, comma 10 e 195, in particolare, comma 2, del D.Lgs 58/1998 - Violazione dell’articolo 24, comma 1, legge 262/05 – Eccesso di potere per irragionevolezza, ingiustizia manifesta - Difetto di motivazione - Violazione degli articoli 3, 24 e 97 Costituzione - Violazione del diritto di difesa, dei principi di imparzialità e trasparenza dell’attività amministrativa - Violazione del principio del contraddittorio (articolo 10 legge 241/90).

I. In base agli articoli 195, co. 2, D.Lgs 58/1998 e 24, co. 1, legge 262/05, i procedimenti sanzionatori della Consob devono conformarsi ai principi del contraddittorio e della piena conoscenza degli atti istruttori, “piena”, cioè integrale e senza omissis.

Il parziale rifiuto di ostensione risulta perciò illegittimo, in base all’articolo 24, comma 7, legge 241/90, così come modificato dalla legge 15/2005, per cui deve essere comunque garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o difendere i propri interessi giuridici, principio pienamente applicabile ai procedimenti sanzionatori della Consob. In tal senso deporrebbero anche le sentenze della Corte costituzionale 460/00 e 32/2005, che hanno correttamente interpretato l’articolo 4, comma 10, D.Lgs 58/1998, al fine di escludere l’illegittimità costituzionale. Ciò rileva in relazione agli omissis apposti per la presunta sussistenza di segreto d’ufficio.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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