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La trascrizione in Italia delle sentenze di divorzio ottenute all’estero

05 ottobre 2009 -
Nel corso degli ultimi anni, il matrimonio e, conseguentemente, il divorzio tra soggetti aventi una diversa cittadinanza è divenuto un fenomeno in continuo e costante aumento e, per tale motivo, è con grande sollievo che, il 31 dicembre 1996, si è accolta l’entrata in vigore del Titolo IV della Legge n. 218 del 31 maggio 1995, con la quale è stata approvata la “Riforma del sistema Italiano di diritto internazionale privato”.

Esso concerne il riconoscimento di sentenze e provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione.

Prima dell’entrata in vigore della normativa in parola, le pronunce di scioglimento del vincolo matrimoniale emesse da Tribunali e Corti stranieri avevano efficacia nel territorio italiano solamente a seguito della delibazione della Corte d’Appello, che le riconosceva come valide attraverso l’emissione di una sentenza che veniva successivamente trascritta nei registri dello stato civile del Comune competente.

In conformità del principio della circolazione internazionale dei provvedimenti giudiziari, con la legge n. 218, il riconoscimento di quelle sentenze e quei provvedimenti stranieri che possiedono determinati requisiti è divenuto automatico.

La normativa di riferimento è costituita dalla Circolare n. 1/50/FG/29(96)1227 del 7 gennaio 1997, con la quale il Ministero della Giustizia ha stabilito ufficialmente come l’Ufficiale dello Stato Civile, qualora rilevi la sussistenza delle condizioni stabilite dalla legge per il riconoscimento, possa procedere con la trascrizione.

Qualora, invece, i requisiti dovessero mancare, l’Ufficiale di Stato Civile deve rivolgersi alla Procura della Repubblica, le cui determinazioni dovranno poi essere eseguite.

All’uopo, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9085 del 6 giugno 2003 ha ribadito come gli Ufficiali dello Stato Civile, ai quali siano stati presentati sentenze o provvedimenti di volontaria giurisdizione per la trascrizione, iscrizione o annotazione nei registri dello Stato Civile, quando ritengano le summenzionate pronunce mancanti dei requisiti per il riconoscimento dell’ordinamento interno, debbano rivolgersi al Procuratore della Repubblica.

Alle Corti di Appello italiane, quindi, è rimasta una competenza residuale in ordine ai requisiti di riconoscimento in caso di mancata ottemperanza o di contestazione attraverso un’azione di mero accertamento (art. 67 della Legge 218).

Prima di procedere a verificare i requisiti sostanziali necessari affinchè la sentenza sia riconosciuta come efficace in Italia, l’Ufficiale dello Stato Civile deve però accertare che essa sia: pervenuta in copia autentica; debitamente legalizzata dall’Autorità consolare italiana o diplomatica con sede nello Stato in cui il provvedimento è stato emanato; munita della traduzione giurata in lingua italiana; pervenuta in forma integrale.

La mancanza di uno solo dei summenzionati requisiti formali dà titolo all’Ufficiale di Stato Civile per non procedere alla verifica dei requisiti di cui agli artt. 64, 65 e 66 della Legge 218.

Per quanto concerne la trascrizione, essa dovrà essere richiesta dal soggetto interessato all’Ufficiale dello Stato Civile nei cui registri risulti trascritto il matrimonio, personalmente, attraverso l’Autorità consolare italiana ovvero tramite un legale munito di procura speciale con sottoscrizione autenticata dallo stesso legale.

Una volta provveduto alla verifica formale della pronuncia giurisdizionale ed accertata la legittimità della richiesta di trascrizione, l’Ufficiale dello Stato Civile procederà alla valutazione di tutti i requisiti e delle condizioni sostanziali previste dalla Legge 218/1995.



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