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Il potere di controllo dei soci nella società a responsabilità limitata

20 ottobre 2010 -
Generalità

La riforma del diritto societario (D.lgs. n.6/2003) ha introdotto importanti novità in tema di poteri di controllo del socio di srl, concedendo allo stesso, se non coinvolto nella gestione, il diritto di avere dagli amministratori notizie sull’andamento degli affari sociali e di consultare, anche avvalendosi di professionisti di fiducia, i libri sociali e i documenti relativi alla amministrazione (art. 2476, comma 2 c.c.).

Contemporaneamente è stato attribuito a ciascun socio l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. (art. 2476, comma 3).

La novella del 2003 ha infatti previsto per il socio un ruolo centrale nell’assetto organizzativo della s.r.l. che, quando non si traduce in una attività gestoria, comporta l’assunzione di un diritto individuale e pervasivo diretto al controllo di coloro che amministrano l’impresa, con lo scopo contestare e contrastare fenomeni di mala gestio (Bartolomucci, Configurazione e portata del diritto di controllo del socio non gestore di s.r.l., in Società, 2009, 1336).

Prima della riforma, si applicava l’art. 2489 c.c., che disciplinava il controllo individuale del socio nelle srl non obbligate alla nomina del collegio sindacale. Lo stesso era limitato ai libri sociali obbligatori.

Oggi il potere di controllo si esercita su tutta la documentazione societaria, prescinde dalla presenza o meno del collegio sindacale, ed è attribuito senza tenere conto della quota di capitale posseduta, quindi spetta anche ad un socio con una partecipazione minima. L’ampiezza del controllo si giustifica pure come contropartita del fatto che i soci non possono avvalersi del ricorso all’autorità giudiziaria di cui all’ art. 2409 c.c..

Normalmente i diritti di informazione e di controllo vengono esercitati dai soci di minoranza nei confronti degli amministratori che sono emanazione della maggioranza.

Titolarità del controllo

Per l’art. 2476, comma 2, sono titolari del diritto di controllo i soci “che non partecipano all’amministrazione”. Gli stessi infatti, che hanno investito nella società, hanno diritto di conoscere in che modo il patrimonio sociale venga gestito da chi amministra.

Occorre osservare che al riguardo non è rilevante la carica di amministratore in sé, ma il dato di fatto di partecipare all’amministrazione. Conseguentemente sono esclusi dal controllo, ai sensi dell’articolo in questione, gli amministratori di fatto, cioè coloro che svolgono sostanzialmente l’attività di amministratore, senza essere investiti formalmente della carica (cfr. Perrino, Il controllo individuale del socio di società di capitali: fra funzione e diritto, in Giur. comm., 2006, I, 660).

Nel caso invece di amministrazione disgiuntiva, dove ogni amministratore si occupa di un settore specifico, agisce in modo autonomo e non necessariamente è a conoscenza di quello che fanno gli altri, nasce in capo a ciascuno il diritto di controllo sugli atti di gestione a cui non ha partecipato. Se quindi ad esempio all’amministratore A è affidata l’area del personale ed all’amministratore B quella commerciale, A potrà chiedere a B informazioni sugli acquisti e sulle vendite, viceversa B ad A sulla gestione dei dipendenti.

Legittimati al controllo sono poi i soci in possesso di particolari diritti amministrativi ai sensi dell’art. 2468, comma 3, come anche il creditore pignoratizio, l’usufruttuario ed il custode in ipotesi di sequestro (Fregonara, I nuovi poteri di controllo del socio di società a responsabilità limitata, in Giur. comm., 2005, I, 794).

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Articolo pubblicato in: Diritto commerciale, Diritto societario


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