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La scissione del momento perfezionativo per il notificante e per l’accipiens nell’intervento interpretativo della Corte Costituzionale

09 giugno 2011 -
[Questo scritto è dedicato al compianto Dott. Arturo Pappaianni, Giudice presso il Tribunale di Roma, uomo molto socievole, di un’unica semplicità, sensibilità e modestia, munito di un autentico spirito ameno]

SOMMARIO:

1. Il percorso della legge 20 novembre 1982, n. 890

2. L’incostituzionalità parziale dell’art. 140 c.p.c.: un decisum coerente e ragionevole

3. Gli excursus giurisprudenziali

4. Note conclusive

1. Il percorso della legge 20 novembre 1982, n. 890

Il conditor, dopo un interminabile e osteggiato contraddittorio, conseguiva a soluzioni abrogative delle normative oramai lussate e smembrate del R.D. n. 2393 del 1923 (Norme in tema di notificazioni degli atti giudiziari a mezzo servizio postale) e del R.D. 18 aprile 1940, n. 689 (Regolamento di esecuzione, artt. 170, 182) come pure al riassetto dell’argomentazione sulla disciplina della notificazione di atti a mezzo posta, con la istituzione della legge 20 novembre 1982, n. 890 e, in seguito, al ritocco della disciplina delle comunicazioni a mezzo lettera raccomandata collegate con la notificazione di atti giudiziari e non più, naturaliter, sull’impronta dell’odierno contesto.

Finanche la medesima Corte, cui era stata posta il dubbio di legittimità sulle fonti normative, s’era espressamente esternata esortando lo stesso giudice delle leggi ad approfondire in modo corretto il delicato tema.

Tale stimolo aveva origine da una riflessione di una indubitabile consistenza che coglieva la sua logica d’essere in un elemento basilarmente volto a rendere, il più vantaggioso attendibile, la sfera produttiva per l’operatore di giustizia e, non ultimo, per lo stesso cittadino.

Il giudice delle leggi, nella disciplina della notificazione di atti a mezzo servizio postale, con simile novella (id est: la riforma del 1982), non v’è incertezza alcuna che si sia dato audacemente un’espressione di una globale modifica di tutto ciò che era stato tracciato nei primigeni regi decreti, è ricorso facendo fronte ed illustrando una questione di necessaria rilevanza innovativa: mettere, cioè, l’accipiens nelle situazioni di apprendere «con l’ordinaria diligenza e senza necessità di effettuare ricerche di particolare complessità, il contenuto dell’atto e l’oggetto della procedura instaurata nei suoi confronti. . .» (cfr. sent. n. 346 del 1998, Rel. Marini, del punto 5.2 del Considerato in diritto).

In generale, sulla discrezionalità del legislatore, detta novella ricopre in senso stretto, la completa impronta di un’effettiva legge – anche se in parte qua – esente di qualunque argomento, il componente del quale contraddistinguerebbe l’essenza classificatoria di una normativa che di quella natura non si ritiene, posto l’inidoneità a dipanare le complesse osservanze reclamate per collocare, nella reale sfera di conoscenza del documento, il cittadino.

Certamente, le norme relative nel progetto del giudice delle leggi, in materia d’impegno vinculis della comunicazione di ricevimento, secondo il modesto parere di chi scrive, determina nella fattispecie processuale sicuramente non poche difficoltà alla istanza di suddetto avviso, nonostante l’approntato riguardo all’aspettativa dell’obbligo alla lettera raccomandata.

Invero la realizzazione, sostanzialmente, nell’ambito delle prassi di attuazione della normativa, non era stata accolta favorevolmente, poiché l’invio del plico raccomandato non rappresentava né una veritiera e concreta promessa allo scopo della conoscibilità dell’atto nei confronti dell’accipiens né un reale conseguimento del fine della comunicazione al medesimo.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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