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La riforma costituzionale sul pareggio di bilancio

15 aprile 2012 -

PREMESSA

La Camera dei Deputati il 6 marzo 2012 ha approvato, senza modificazioni rispetto al testo già approvato in prima lettura il 30 novembre 2011, la proposta di legge costituzionale volta a introdurre nella Costituzione, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea, il principio dell’equilibrio delle entrate e delle spese, il cosiddetto "pareggio di bilancio".

Si tratta della seconda lettura del provvedimento, già approvato in prima deliberazione da entrambe le Camere.

La deliberazione della Camera dei Deputati del 6 marzo è avvenuta con la maggioranza dei due terzi dei componenti.

Martedì 17 aprile 2012, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo l’11 aprile, il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge costituzionale che introduce il pareggio di bilancio in Costituzione. Essendosi raggiunta la maggioranza qualificata non si dovrà ricorrere al referendum confermativo.

La riforma costituzionale dà così attuazione a uno degli impegni assunti prima dal precedente governo di Silvio Berlusconi e poi confermato dall’esecutivo di Mario Monti per rassicurare i mercati sulla sostenibilità del debito pubblico italiano.

Tale modifica prende spunto dalla necessità di rafforzare l’impegno italiano a risanare le finanze pubbliche, in attuazione dei vincoli posti dal “Patto Europlus” nel marzo 2011 e nel “Six Pack” nell’ottobre 2011 dal Consiglio ECOFIN (successivamente ribaditi nel “Fiscal Compact” nel gennaio 2012).

Stupisce il silenzio corale che ha accompagnato questo processo di modifica costituzionale in corso ormai da mesi, mentre in altri paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Compact si stanno sviluppando discussioni e confronti assai vasti.

Stupisce come in un Paese come il nostro in cui su questioni di scarsa rilevanza si fanno spesso campagne di stampa ampiamente sopra le righe, su un tema di così rilevante portata, che tocca un cardine della Costituzione e la strumentazione della politica economica presente e futura, il silenzio è totale.

Ma c’è consapevolezza di ciò che si è approvato?

È ammissibile che ciò sia avvenuto su un tema così importante?

Per rimediare ed aprire un dibattito serio una possibilità ci sarebbe: se, ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, il Senato riapprovando in seconda lettura la riforma costituzionale senza raggiungere la maggioranza di due terzi si aprirebbe la possibilità di promuovere un pronunciamento del popolo attraverso il referendum confermativo.

Vediamo innanzitutto a confronto l’attuale formulazione degli art. 81, 97, 117 e 119 della Costituzione ed il nuovo testo che deriverà dalla riforma una volta concluso l’iter parlamentare e applicabile a partire dall’esercizio finanziario 2014.

LA RIFORMA COSTITUZIONALE



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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