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La Cassazione Civile sulle immissioni acustiche e la normale tollerabilità: fondamentale una approfondita valutazione del caso concreto

Nota a Corte di Cassazione - Sezione Terza Civile, Sentenza 11 giugno 2012 n. 9434 01 settembre 2012 -

Cassazione Civile, sez. III, 11 giugno 2012 n. 9434 (stralci)

Immissioni acustiche – Normale tollerabilità – Contemperamento esigenze – Misure idonee – Individuazione discrezionale del giudice

L’individuazione delle misure che appaiono idonee, nel singolo caso, a contemperare le esigenze dei proprietari confinanti spetta alla valutazione discrezionale del Giudice, da compiersi caso per caso, tenuto conto degli interessi in discussione e non richiede necessariamente che venga imposto il divieto di svolgere l’attività rumorosa, ove le immissioni possano essere contenute tramite diversi rimedi.

Immissioni acustiche – Normale tollerabilità – Criterio relativo – Valutazione peculiarità del caso concreto

Il limite di tollerabilità di cui all’art. 844 cod. civ. non ha carattere assoluto, ma relativo, e deve essere fissato tenendo conto delle peculiarità del caso concreto.

Nella sentenza della Cassazione Civile, sez. III, 11 giugno 2012 n. 9434, dettata in tema di immissioni acustiche prodotte da strumenti musicali in un contesto condominiale, si affrontano sia i profili concernenti la normale tollerabilità, sia quelli relativi alla quantificazione del danno e all’individuazione delle misure idonee a contemperare le esigenze delle parti in causa.

1. Il caso

Il caso esaminato dalla Suprema Corte concerne una disputa generata dalle emissioni acustiche, ritenute intollerabili, prodotte dalle esercitazioni al pianoforte di due bambine all’interno di un condominio. Parte convenuta è stata condannata in primo grado a limitare l’utilizzo dello strumento musicale a determinati orari nonché al pagamento di 25.000 euro a titolo di risarcimento, sentenza confermata in appello con aumento della cifra liquidata a titolo di risarcimento. Tuttavia, entrambe le parti hanno proposto ricorso per Cassazione ed in particolare, parte attrice di primo grado, pur vittoriosa sia in primo grado che in appello, ha dedotto, tra altri motivi, la violazione dell’art. 844 c.c. in relazione all’inadeguatezza delle misure limitative disposte nonché contestato le modalità di valutazione della normale tollerabilità in concreto.

2. Le affermazioni della Cassazione

Due, in particolare, le affermazioni di interesse nella sentenza della Cassazione in commento:

· la normale tollerabilità ex art. 844 c.c. involge necessariamente valutazioni relative alle peculiarità del caso concreto, senza possibilità di “assolutizzare” i criteri di valutazione;

· l’individuazione delle corrette misure per mitigare le immissioni acustiche e riportarle entro i limiti di tollerabilità ha carattere discrezionale e non è volta a rimuovere totalmente tali immissioni.

La prima affermazione della Suprema Corte giunge come importante conferma di quell’orientamento che vede la peculiarità della tutela “civilistica” accordata dall’844 c.c.[1] nel suo involgere necessariamente valutazioni in concreto, a differenza dell’applicazione di rigidi limiti tabellari, criterio previsto, ad esempio, per quanto concerne i rapporti tra privato e PA[2].

Sul punto infatti si è in passato affermato: “In tema di immissioni sonore, le disposizioni dettate, con riguardo alle modalità di rilevamento o all’intensità dei rumori, da leggi speciali o regolamenti sono di natura pubblicistica e non regolano, quindi, direttamente i rapporti tra privati, per i quali vige la disciplina dell’art. 844 c.c., la quale, nel fissare i criteri a cui il giudice di merito deve attenersi, rimette al suo prudente apprezzamento il giudizio sulla tollerabilità delle stesse” (Cass. civ., sez. II, 29 aprile 2002, n.6223).

L’approfondimento dato ai vari aspetti del caso concreto risulta confermato nell’iter processuale ad esito del quale è giunta la decisione oggetto di commento, iter nel quale si sono susseguite ben quattro CTU.



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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