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Il traffico di influenze illecite

29 novembre 2012 -

Infine, non integra il delitto di millantato credito la millanteria consistente in “crediti” presso personaggi politici che non rivestano la qualità di pubblici ufficiali[15].

3.2 La fattispecie di cui al comma 2

In tema di millantato credito, integra l’ipotesi di cui al comma 2 dell’art. 346 c.p. la condotta di colui che riceve o accetta la promessa di denaro o altra utilità con il pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato ovvero di doverlo remunerare; detta ipotesi, rispetto alla fattispecie prevista dall’art. 346, comma 1 – in cui il raggiro consiste nel presentare il pubblico ufficiale, destinatario di pressioni amicali, come arrendevole – non configura una circostanza aggravante ma una figura autonoma di reato, in quanto il pubblico ufficiale è prospettato dall’agente come persona corrotta o corruttibile[16].

Se l’agente si fa consegnare la somma con l’intenzione effettiva di corrompere il pubblico funzionario, quando la corruzione non abbia luogo o inizio, la condotta non è punibile.

Parimenti, in caso di contestazione del reato a più persone in concorso tra loro, quando si accerta che uno di essi riceva una somma di denaro nella reale convinzione che la stessa sia destinata effettivamente a corrompere un pubblico funzionario ignorando l’intenzione millantatoria del correo, non risponderà di concorso in quest’ultimo reato.

Per il concorrente ignaro non si versa in ipotesi di dolo alternativo perché questi si è prospettato il solo evento della corruzione e ad esso aveva inteso apportare il proprio contributo causale[17].

Nella fattispecie in esame, l’utilità deve essere carpita con il “pretesto” di dover versare una somma o assicurare un vantaggio al pubblico ufficiale o impiegato per ottenere che egli agisca nel senso desiderato ovvero per compensarlo dell’opera svolta.

Se, invece, l’utilità fosse realmente destinata al funzionario infedele, sussisterebbe il diverso reato di corruzione, sempre che di questo ricorrano gli altri estremi.

Ne consegue che, mancando il “pretesto” (e cioè la millanteria, tale dovendosi intendere il fatto di rappresentare alla vittima, contrariamente al vero, che sussiste già la disponibilità del funzionario corrotto), la condotta di colui che induce taluno a dargli danaro (o a prometterne) nel sincero proposito che il danaro serva realmente a corrompere il funzionario, non è punibile, arrestandosi l’azione al limite del tentativo di corruzione, attribuibile, peraltro, anche a colui che il danaro ha versato o promesso[18].

Per quanto concerne l’elemento soggettivo del reato, occorre osservare che il dolo, come fatto palese dall’impiego del verbo millantare da parte del legislatore, deve corrispondere alla consapevolezza dell’inidoneità della mediazione a raggiungere il risultato promesso.

Si tratta in altri termini di una deliberata vendita di fumo, anche avuto riguardo al comma 2 dell’articolo 346 c.p., ove si definisce “pretesto” la necessità prospettata di dover comprare il favore del pubblico ufficiale.

Simile elemento soggettivo resta quindi escluso quando l’agente, sia pure indotto in errore, creda nell’efficacia dell’azione intrapresa al fine di conseguire il vantaggio perseguito, così semmai opinando di versare in altre ipotesi di reato, quali, a puro titolo di esempio, la corruzione o l’abuso d’ufficio[19].

3.3 Rapporti tra millantato credito e truffa

Il reato di millantato credito si differenzia da quello di truffa non solo per il carattere preminente dell’offesa dell’interesse all’integrità dell’affidamento e del prestigio che deve fruire la P.A. in ogni settore della sua attività (al quale viene arrecato nocumento dalla prospettazione di potervi interferire comprando il favore dei soggetti preposti ai suoi uffici), ma perché la condotta posta in essere non consiste in artifici o raggiri, ma nella vanteria di potersi ingerire nell’attività pubblica al fine di inquinarne il regolare svolgimento, mediante il mercimonio dell’esercizio dei suoi poteri[20].



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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