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Il traffico di influenze illecite

29 novembre 2012 -

In giurisprudenza si è affermato che i due reati possono concorrere, quando l’illecito profitto sia conseguito attraverso le millanterie proprie del secondo reato e la predisposizione di falsi documenti o la assunzione da parte dei soggetti agenti di false qualifiche pubbliche, che costituiscono artifici o raggiri propri della truffa[21].

3.4 La distinzione tra il trading in influence e il millantato credito

Richiedendo che il soggetto sfrutti relazioni esistenti, l’art 346-bis c.p. intende tracciare un confine netto con la fattispecie di millantato credito, nella quale le relazioni sono soltanto falsamente rappresentate da chi riceve la promessa o la dazione.

Le due norme dovrebbero pertanto porsi in rapporto di alternatività.

Insomma: nell’ipotesi di millantato credito il disvalore del fatto sarebbe essenzialmente quello di un raggiro a danno di chi effettua la dazione o la promessa, che, per questo motivo, non verrebbe punito[22].

La specificazione del carattere illecito della mediazione è importante in quanto la precedente versione del testo (che incriminava il fatto chi si faccia dare o promettere denaro o altra utilità, tra l’altro, come “prezzo della propria mediazione”, senza alcuna menzione del carattere illecito di tale mediazione) poteva colpire anche il professionista incaricato dal privato di contattare la pubblica amministrazione per ottenere per suo conto, e legittimamente, licenze, autorizzazioni ecc., e che per l’esecuzione di tale incarico si faccia, altrettanto legittimamente, retribuire.

A differenza poi dell’art. 346 c.p., in cui la millanteria viene riferita al rapporto con un pubblico ufficiale ovvero un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, l’art. 346-bis riferisce la mediazione illecita ad un rapporto intercorrente con il pubblico ufficiale o con l’incaricato di un pubblico servizio, non importa se impiegato o meno.

Se questi sono i rapporti tra le due fattispecie, appare senza dubbio irragionevole il diverso trattamento sanzionatorio.

Il traffico di influenze illecite è destinato ad abbracciare fatti che creano un reale pericolo di distorsione della pubblica funzione, e tuttavia viene punito assai meno severamente rispetto al millantato credito, in cui un tale pericolo non sussisterebbe.

Secondo attenta dottrina simili incongruenze sanzionatorie potrebbero ingenerare dubbi di illegittimità costituzionale del quadro sanzionatorio del millantato credito: bene farebbe il legislatore a rinunziare alla distinzione tra le due figure[23], introducendo un unico delitto di traffico di influenze illecite, punito meno gravemente delle fattispecie di corruzione.

4. La responsabilità delle persone giuridiche

Il nuovo reato in commento non viene inserito tra i reati-presupposto della responsabilità degli enti collettivi ai sensi del d.lg. 231/2001.

La corporate liability per il reato di trading in influence è, invece, richiesta sia dalla Convenzione di Merida (art 26, in relazione al reato di cui all’art 18) che da quella del Consiglio d’Europa (art 18, in relazione al reato di cui all’art 12).

Durante i lavori parlamentari l’estensione del d.lg. 231 al reato di traffico di influenze era previsto da numerosi disegni di legge[24], i quali inserivano la fattispecie nell’art 25, del quale, anzi, si modificava la stessa rubrica (“Corruzione e traffico di influenze illecite”).



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