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La gestione del patrimonio lP e la sua difesa nel mondo del luxury goods: l’esperienza di Pomellato

Relazione tenuta al Convegno "Fashion & the Ip Law", Università di Parma, 19 ottobre 2012 22 novembre 2012 -
La gestione del patrimonio IP in generale riveste molta importanza per un’azienda indipendentemente per il settore in cui opera. Per le aziende operanti nel settore del lusso essa diventa ancor più rilevante in considerazione della particolare attenzione che tali aziende attribuiscono alla tutela e al prestigio del brand.In questo mio breve intervento cercherò di illustrare l’esperienza di Pomellato nella gestione e difesa del suo patrimonio IP. Pomellato, come è noto, da anni nel settore della gioielleria è una delle aziende di riferimento nella definizione delle tendenze del mercato. Grazie ad una felice intuizione dei fondatori l’azienda è stata la prima a creare un gioiello pret à porter, cioè a considerare il gioiello come un accessorio di moda. In omaggio a tale tradizione ogni anno viene creata una nuova collezione di gioielli, comprendente decine di nuovi modelli, proprio come avviene nel settore dell’abbigliamento e della moda.

È evidente quindi che tale attività richiede dei notevoli investimenti prima sotto il profilo della ricerca e della innovazione e poi sotto il profilo della comunicazione per pubblicizzare i nuovi prodotti.

Per tutelare nel migliore dei modi le nuove creazioni ogni anno i nuovi modelli vengono tutti registrati nell’Unione Europea e negli altri Paesi di maggiore interesse commerciale. Tale registrazione, per quanto molto onerosa, costituisce tuttavia un presupposto imprescindibile per un’efficace attività di tutela dei diritti.

In effetti la tutela di un brand e dei suoi prodotti si realizza attraverso una duplice fase:

- preventiva, nella quale è opportuno registrare i marchi e i modelli in modo estensivo per poterli più facilmente proteggere;

- successiva, nella quale vengono poste in essere le azioni tendenti a combattere le eventuali condotte illecite da parte di terzi.

Fatta questa premessa, devo dire che nella nostra esperienza i casi di contraffazione o di altre violazioni dei diritti di proprietà intellettuale continuano ad essere un fenomeno ancora prevalentemente italiano ovvero, anche quando vengono riscontrati all’estero, traggono la loro origine in Italia.

Ciò è dovuto sia al fatto che, nonostante l’irrompere del fenomeno asiatico, l’Italia è sempre stato un Paese nel quale il fenomeno dei falsi e delle copie è sempre stato piuttosto diffuso, ma anche al fatto che la contraffazione nel settore orafo (specialmente quando si tratta di prodotti dalle forme particolari) richiede comunque un certo know how posseduto dagli orafi italiani ma non ancora ben sviluppato altrove.

Bisogna inoltre dire che la causa dell’aumento dei fenomeni contraffattivi nel nostro settore è da ascriversi anche ad una serie di fattori tra loro interconnessi quali:

- la condizione di difficoltà di molte piccole imprese;

- la crescita di manodopera disponibile a fornire prestazioni lavorative in modo clandestino, occasionale ed a basso prezzo;

- le semplificazioni di molti processi produttivi posti in atto dalla quasi totalità delle medie e grandi imprese, al fine di ridurre i costi;

- la delocalizzazione di fasi della produzione;

- la crescente disponibilità sul mercato di strumenti e di attrezzature tecniche capaci di rendere agevole la duplicazione di prodotti già esistenti ed affermati.

Fatta questa premessa, ritengo anche utile soffermarmi brevemente sulla particolare legislazione riguardante il settore orafo. Nel settore infatti vi sono delle leggi che impongono ai commercianti e produttori particolari obblighi e comportamenti.

Mi riferisco al decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251 recante la “Disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi, in attuazione dell’articolo 42 della legge 24 aprile 1998, n. 128” che impone che «i metalli preziosi e le loro leghe devono portare impresso il titolo in millesimi del fino contenuto ed il marchio di identificazione, .... ».



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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