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Rinnovabili: la Corte Costituzionale censura l’individuazione di aree idonee

05 novembre 2012 -
La sentenza della Corte Costituzionale, 11 ottobre 2012 n. 224, riguarda l’individuazione di aree non idonee sul territorio regionale da parte delle Regioni, ed i limiti di tale determinazione. Nel caso di specie, oggetto di censura è stata una legge sarda che, nel “ribaltare” il principio dell’individuazione delle aree non idonee, aveva invece individuato le “aree idonee”, in tal modo escludendo tutte le altre. Vista la natura dell’Ente di Regione a Statuto speciale, si sono inoltre poste al vaglio dei Giudici questioni concernenti la competenza legislativa nelle diverse materie oggetto di valutazione: ambiente, paesaggio, energia. Le conclusioni della Corte Costituzionale mettono in evidenza l’impossibilità di ribaltare i principi fissati dal d. lgs. n. 387/2003 indicando “aree idonee” ed implicitamente escludendo tutte le altre e la necessità di adeguate e concrete ragioni di tutela paesaggistica per giustificare le esclusioni, senza la possibilità di invocare, per la Regione, una competenza primaria circa tali questioni, che coinvolgono plurimi interessi.Corte Costituzionale, 11 ottobre 2012, n. 224 (massime a cura dell’Autore)

Energia – Impianti eolici – Individuazione di aree non idonee – Principi generali d. lgs. 387/2003 – Necessaria osservanza

La competenza primaria attribuita ad una Regione speciale o ad una Provincia autonoma in materia di tutela del paesaggio rende inapplicabili alle suddette autonomie speciali le linee guida di cui al d. lgs. n. 387/2003 nella loro interezza, ma non esonera le medesime dall’osservanza delle disposizioni a carattere generale.

Energia – Impianti eolici – Individuazione aree non idonee – Ratio normativa – Massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili

La ratio ispiratrice del criterio residuale di indicazione delle aree non destinabili alla installazione di impianti eolici deve essere individuata nel principio di massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili, derivante dalla normativa europea.

Energia – Impianti eolici – Individuazione aree non idonee – eccezioni alla massima diffusione delle fonti energetiche rinnovabili – Regione Sardegna – necessità di concrete ragioni di tutela paesaggistica

L’inserimento di eccezioni al principio di massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili dovrebbe essere sorretto da adeguate e concrete ragioni di tutela paesaggistica, mentre la generale esclusione di tutto il territorio – tranne le aree tassativamente indicate – esime dalla individuazione della ratio che presiede alla dichiarazione di inidoneità di specifiche tipologie di aree.

Il caso

Il caso che ha originato il giudizio di legittimità costituzionale dal quale è scaturita la sentenza in commento riguardava l’impugnazione innanzi al TAR Sardegna da parte di un Comune e di una società di un provvedimento regionale che, in attuazione del disposto della legge della Regione autonoma Sardegna 29 maggio 2007, n. 2 in materia[1], vietava la realizzazione di un impianto eolico. La costruzione dell’impianto eolico interessava tre Comuni, l’uno ricorrente unitamente all’impresa che avrebbe realizzato l’opera (sostenendo una violazione dei principi generali in materia di fonti energetiche rinnovabili) e gli altri resistenti, unitamente alla Regione (sostenendo la legittimità del provvedimento viste anche le particolari competenze della Regione Sardegna in materia). Il giudice rimettente, visti gli importanti profili concernenti la competenza nelle diverse materie interessate dal provvedimento (energia, ambiente, paesaggio) e vista la necessità di comprendere il rapporto con la normativa nazionale di cui al d. lgs. n. 387/2003, ha ravvisato la necessità di delineare, ai fini della decisione, la legittimità costituzionale della normativa regionale di riferimento che, onde individuare le aree non idonee alla installazione di impianti eolici[2], si limitava ad indicare la possibilità di costruire tali impianti nelle aree industriali, retroindustriali e limitrofe od in aree già compromesse a livello ambientale, in tal modo implicitamente individuando come aree non idonee tutte le altre. La questione di legittimità costituzionale ha interessato, dunque, tale normativa regionale in relazione al disposto dell’art. 117, secondo comma lett. s) e terzo comma della Costituzione[3], nonché degli artt. 3 e 4 dello Statuto speciale per la Sardegna[4].



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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