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Illegittimo privare dei diritti il sindacato rappresentativo non firmatario di contratti

06 settembre 2013 -
1.  Il titolo dell'articolo sintetizza il "nocciolo" delle motivazioni di Corte cost. 23 luglio 2013 n. 231 (est. Morelli), tramite cui i giudici della Consulta - accogliendo i ricorsi del più rappresentativo sindacato del settore  metalmeccanico (Fiom-Cgil ) cui la Fiat, in base all'art. 19, comma 1, lett. b) Stat. lav. quale innovato a seguito del referendum del 1995, aveva precluso la costituzione di proprie R.s.a. in quanto sigla sindacale non firmataria di contratti aziendali applicati nelle proprie unità produttive - hanno dichiarato incostituzionale il predetto articolo nella parte in cui  subordina  la costituzione di rappresentanze sindacali aziendali di  OO.SS. notoriamente rappresentative  e partecipanti attive alle trattative, al requisito esclusivo della  sottoscrizione dei relativi contratti  collettivi, in tal modo sanzionando il legittimo dissenso espresso dalla mancata firma, per valutazione di insufficienza o inaccettabilità del loro contenuto.

La Consulta - adottando in conformità al petitum dei remittenti una sentenza non demolitiva ma additiva - ha giudicato incostituzionale l'art. 19, comma 1, lett. b) dello Statuto dei  lavoratori nella parte in cui «non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell'ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell'unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell'azienda».

Alla decisione in questione la Consulta  è pervenuta nell'esame delle questioni  di legittimità sollevate dai tribunali di Modena, Vercelli e Torino nelle cause che hanno visto contrapposte Fiat e Fiom-Cgil.

Gli addebiti di presunta incostituzionalità sollevati  dai precitati tribunali afferivano alla formulazione del  comma 1, lett. b) dell’art. 19 dello Statuto dei lavoratori, che condiziona sin dal 1995 la costituzione delle Rsa, consentendole solo alle sigle firmatarie dei contratti collettivi applicati in azienda.

Nelle sue esaurienti ed articolate motivazioni la Consulta ha giudicato tale limite in contrasto con tre articoli della Carta Costituzionale (artt. 2, 3, e 39: il primo tutela i diritti inviolabili dell’uomo come singolo e nelle formazioni sociali; il secondo l’uguaglianza dei cittadini; l’ultimo la libertà di organizzazione sindacale).

Chiarisce nelle motivazioni la Consulta che la dichiarazione di incostituzionalità del comma 1, lett. b) dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori si fonda sul riscontro di irragionevolezza giuridica di un assetto normativo regolante le relazioni sindacali - quale quello  in esame, opportunamente censurato - che, sorto per elevare la sottoscrizione di un contratto collettivo a ipotetico indice probante della forza e capacità del sindacato di imporsi alla controparte, si è prestato ad atteggiarsi, invece, a indice di debolezza, di dismissione di autonomia e di compiacenza verso la parte datoriale antagonista nel momento in cui, di fronte all'alternativa fra non firmare un contratto al ribasso offerto dal datore  e perdere le prerogative di agibilità sindacale in azienda, il sindacato ha scelto di acconsentire alla sottoscrizione, intuitivamente a detrimento degli interessi dei lavoratori rappresentati.

Un simile assetto va giudicato illegittimo, giacché persistere nel suo avallo equivarrebbe a legittimare nell'ordinamento la situazione fattuale protrattasi sino ad oggi  ed esposta a rischio di abusi, nella quale i sindacati finiscono per essere «privilegiati o discriminati sulla base non già del rapporto con i lavoratori, che rimanda al dato oggettivo (e valoriale) della loro rappresentatività e, quindi, giustifica la stessa partecipazione alla trattativa, bensì del rapporto con l’azienda, per il rilievo condizionante attribuito al dato contingente di avere prestato il proprio consenso alla conclusione di un contratto con la stessa». Inoltre, poiché «il modello disegnato dall’art. 19, che prevede la stipulazione del contratto collettivo quale unica premessa per il conseguimento dei diritti sindacali, condiziona il beneficio esclusivamente ad un atteggiamento consonante con l’impresa, o quanto meno presupponente il suo assenso alla fruizione della partecipazione sindacale, risulta evidente anche il vulnus all’art. 39, primo e quarto comma, della Costituzione, per il contrasto che, sul piano negoziale, ne deriva ai valori del pluralismo e della libertà di azione della organizzazione sindacale».



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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