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AVCPass o AVCPec? Un obiettivo condivisibile, un dispositivo da riformulare

03 dicembre 2013 -

1. Premessa

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (AVCP), con Deliberazione 20 dicembre 2012, n. 111, ha introdotto per le amministrazioni pubbliche il sistema AVCPass. L’acronimo sta per “Authority Virtual Company Passport” e si tratta, in buona sostanza, di un servizio telematico di verifica dei requisiti di partecipazione alle gare pubbliche degli operatori economici in cui è richiesto il codice identificativo gara - CIG (dal 1° gennaio 2013).

L’operazione ha un obiettivo condivisibile. Essa, infatti, si pone come fine la semplificazione complessiva, l’accelerazione delle procedure e la dematerializzazione dei documenti cartacei. Quest’ultima, associata alla riduzione degli adempimenti connessi, anche iterati e ipertrofici, porterà a una diminuzione complessiva dei costi per il nostro Paese. Inoltre, in virtù di una maggiore trasparenza, è facilmente prevedibile anche la diminuzione del contenzioso.

La Deliberazione, tuttavia, introduce una criticità non trascurabile, soprattutto se affrontata in chiave economica e organizzativa. Si tratta della proliferazione esponenziale delle caselle di posta elettronica certificata (PEC).

Da un punto di vista metodologico siamo, dunque, di fronte a una soluzione sostanzialmente corretta, ma da ripensare sotto il profilo organizzativo, come esamineremo nel paragrafo seguente.

2. La proliferazione esponenziale delle caselle di PEC: come complicarsi la vita (e complicarla alle amministrazioni pubbliche)

L’articolo 77, comma 5, del Decreto legislativo. n. 163/2006 ha stabilito che

«Quando le stazioni appaltanti chiedano o acconsentano alle comunicazioni per via elettronica, gli strumenti da utilizzare per comunicare per via elettronica, nonché le relative caratteristiche tecniche, devono essere di carattere non discriminatorio, comunemente disponibili al pubblico e compatibili con i prodotti della tecnologia dell'informazione e della comunicazione generalmente in uso. Le stazioni appaltanti che siano soggetti tenuti all'osservanza del Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (codice dell’amministrazione digitale), operano nel rispetto delle previsioni di tali atti legislativi e successive modificazioni, e delle relative norme di attuazione ed esecuzione. In particolare, gli scambi di comunicazioni tra amministrazioni aggiudicatrici e operatori economici deve avvenire tramite posta elettronica certificata, ai sensi dell'articolo 48, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, del Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68 e del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445».

Applicando rigidamente la frase “gli scambi di comunicazioni tra amministrazioni aggiudicatrici e operatori economici deve [rectius, devono] avvenire tramite posta elettronica certificata”, l’articolo 3, comma 2, della Deliberazione in commento prevede, in capo alle amministrazioni pubbliche, l’attivazione di una serie di caselle PEC. Infatti, nel dispositivo sono previste per:

a) stazione appaltante/ente aggiudicatore (PEC relativa all’area organizzativa omogenea di protocollo di appartenenza);

b) responsabile del procedimento (casella PEC personale);

c) almeno un amministratore/legale rappresentante di ogni operatore eco-nomico (casella PEC personale dell’amministratore e casella PEC dell’operatore economico); nel caso di operatore economico persona fisica casella PEC personale;

d) eventuale delegato dall’operatore economico (casella PEC personale del delegato e casella PEC dell’operatore economico);



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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