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I limiti al potere di controllo a distanza dell’attività lavorativa

13 marzo 2014 -

1. L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori

La trattazione del tema implica – per necessaria comprensione – la riproduzione del testo dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (Legge n. 300/1970) che ha disciplinato le modalità attuative alle quali è stato subordinato, in omaggio ad esigenze superiori di rispetto della dignità e privacy dei lavoratori, il potere di controllo datoriale.

La norma dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (rubricata Impianti audiovisivi) si articola essenzialmente in due tipi di disposizioni: quella del comma 1 e quella del comma 2 che, rispettivamente, dispongono: “È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori” (comma 1). “Gli impianti e le apparecchiatura di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali […]. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti” (comma 2).

Il comma 1, in omaggio ai valori di cui è portatrice la persona del prestatore di lavoro, dispone per le aziende il divieto assoluto di installazione, per effettivo uso, di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature (similari quanto agli effetti indesiderati), destinate allo scopo precipuo e diretto del controllo “a distanza” dell’attività dei lavoratori (controllo odioso e riprovevole in quanto a distanza, cioè al di fuori della percezione o cognizione diretta del controllato e, quindi, a sua insaputa).

L’attività, oggetto del controllo vessatorio, va intesa in termini più ampi della vera e propria “attività lavorativa” (di cui al precedente articolo 3, Legge n. 300/1970) ed è, quindi, riferibile al complessivo comportamento tenuto dal lavoratore in azienda, nel tempo in cui è impegnato ad adempiere all’obbligazione lavorativa come durante le pause di lavoro idonee a favorire i contatti con i colleghi sia per iniziative di proselitismo sindacale sia per iniziative di libera manifestazione del pensiero ex articolo 1, dello Statuto dei lavoratori, ecc.

Alla luce delle surriferite precisazioni sono stati (e debbono essere) considerati estranei alla fattispecie del divieto assoluto – in quanto non finalizzati (eminentemente) al controllo vessatorio sul lavoratore – gli orologi marcatempo o i più moderni lettori di badges posti agli ingressi delle unità produttive allo scopo di registrare i dati temporali necessari per la gestione aziendale e la remunerazione della prestazione [1] (orari di accesso e uscita, rilevazione degli straordinari, evidenziazione della presenza a mensa in correlazione con gli intervalli contrattuali e nel rispetto dei turni aziendalmente stabiliti, rilevazione della presenza in assemblea, ex articolo 20 dello Statuto dei lavoratori, ai soli fini del computo delle ore di fatto utilizzate nell’ambito e fino alla concorrenza del tetto massimo individuale delle 10 ore annue retribuite pro–capite). Pari liceità è stata riconosciuta alle telecamere a circuito chiuso, installate all’interno delle unità produttive con accesso di clientela, onde controllare la loro affluenza ed individuare i responsabili esterni di eventuali furti o rapine.

Tuttavia tali impianti audiovisivi o apparecchiature di registrazione, quantunque non riconducibili – per assenza della diretta finalità di controllo sul lavoratore e per oggettiva rispondenza ad esigenze organizzativo/produttive e di sicurezza – al novero di quelle vietate in assoluto, beneficiano della legittimazione alla messa in opera ed all’uso (ai sensi del comma 2 dell’articolo 4), soltanto nel caso in cui le RSA (o, sussidiariamente, l’Ispettorato del lavoro, ora D.P.L.) diano atto all’azienda che tali strumentazioni sono carenti in assoluto dei requisiti per un potenziale, indiretto ed accidentale controllo a distanza dell’attività e del comportamento, in generale, dei lavoratori.

Articolo pubblicato in: Diritto del lavoro e della sicurezza


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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