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Consiglio di Stato: il diritto di accesso agli atti tributari esclude documenti «equipollenti»

24 luglio 2014 -
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“È consentito esercitare il diritto di accesso nei confronti del concessionario della riscossione (Equitalia) per ottenere copia integrale della cartella di pagamento asseritamente non pagata, con la relativa notifica, e del ruolo. L’art. 26, comma 4, D.P.R. 602 del 1973 obbliga i concessionari della riscossione a conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso del ricevimento e a farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.”

Il tema del diritto di accesso agli atti, in particolar modo di quelli tributari, è stato recentemente affrontato dal Consiglio di Stato, attraverso la Sentenza della Quarta Sezione n. 2422, depositata il 12 maggio 2014.

Con la Sentenza in commento il Consiglio di Stato si è pronunciato sul diritto del contribuente di accedere agli atti a lui intestati ed in possesso del concessionario della riscossione.

Il diritto di accesso pone l’obbligo per l’Amministrazione di consegnare copia dell’originale dell’atto o del documento amministrativo in suo possesso.

La fattispecie analizzata trae origine dall’invio da parte di Equitalia di una comunicazione avente ad oggetto una cartella di pagamento, asseritamente non saldata, non preceduta, però, secondo quanto esposto dal contribuente, dalla notifica della richiamata cartella; per tale motivo il destinatario della missiva formulava una richiesta di accesso per avere contezza di tutti gli atti della procedura.

Equitalia si limitava a trasmettere soltanto una copia della notifica della richiesta cartella di pagamento, senza tuttavia rilasciare la copia della cartella vera e propria ed invitava al tempo stesso il ricorrente a rivolgersi all’Ente impositore per accedere a tutti gli atti anteriori all’iscrizione a ruolo della somma da riscuotere.

Avverso tale diniego parziale di accesso agli atti veniva proposto ricorso al Tar, il quale, però, rigettava l’impugnazione sul presupposto che il rifiuto parziale fosse sufficientemente argomentato poiché la società resistente aveva dichiarato di non possedere la richiesta documentazione e la materia del contendere fosse parzialmente cessata a seguito della produzione da parte di Equitalia, nel corso del giudizio, di un estratto del ruolo sulla base del quale era stata formata la cartella intestata al contribuente. Contro tale pronuncia veniva proposto ricorso dinanzi al Consiglio di Stato 

Ebbene, i Giudici Amministrativi, ribadendo quanto già espresso con analoghe recenti pronunce (Consiglio di Stato, Quarta Sezione, Sentenza 30 novembre 2009, n. 7486), hanno chiarito, in primo luogo che “per i concessionari, vige la norma dell´art. 26 comma 4, del D.P.R. n. 602 del 1973” che li obbliga a “conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell´avvenuta notificazione o l´avviso del ricevimento ed hanno l´obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione”.

In relazione ai particolari atti posseduti dal concessionario, il Consesso Amministrativo ha individuato non solo un obbligo di custodia, ma anche un obbligo di ostensione degli atti richiesti dal contribuente, non individuando in capo al concessionario nessun margine di discrezionalità in ordine alla determinazione di ostensibilità degli atti.



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