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Responsabilità ambientale: due recenti sentenze del Giudice Amministrativo sulla responsabilità dell’incorporante e della società Capogruppo rispetto alle condotte della incorporata e delle controllate

Note alla sentenza del T.A.R. Veneto, 25 febbraio 2014, n. 255 e alla sentenza del T.A.R. Abruzzo - sede di Pescara, 30 aprile 2014, n. 204 12 luglio 2014 -

1. Due recenti sentenze − una del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto, l’altra del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo sede di Pescara − richiamano l’attenzione su una questione che, tanto il Giudice amministrativo quanto quello civile, affrontano sempre più frequentemente: (a) in sede amministrativa, la possibilità di imporre il risanamento ambientale del sito al successore universale del responsabile della contaminazione, anche qualora la successione (ad esempio la fusione per incorporazione) sia avvenuta prima della entrata in vigore dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 22/1997, che ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento l’obbligo di bonifica; (b) in sede civile, la possibilità di agire, sempre nei confronti del successore universale, per il risarcimento del danno o per il rimborso delle spese di bonifica, legati alla pregressa condotta del soggetto estinto.

Si tratta di una tematica di particolare interesse posto che, come osservato anche dal Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto, in questi casi le contaminazioni sono, il più delle volte, molto risalenti e necessitano, quindi, di maggiori e più incisivi interventi di bonifica.

2. Prima delle pronunce in commento, tale situazione era stata oggetto di valutazione da parte del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6055/2008. In quell’occasione, il Collegio aveva escluso, di principio, la possibilità di imporre al successore, in sede amministrativa, interventi di risanamento ambientale ogniqualvolta la fusione per incorporazione fosse intervenuta prima del 1997, non potendosi trasferire, in questo caso, alcun obbligo in tal senso.

A tale conclusione, il Consiglio di Stato giunge osservando che (i)la (poca) normativa ambientale precedente al 1997 non prevedeva specifici obblighi di fare in capo al potenziale inquinatore, tipologia di obblighi tra i quali rientrano, invece, quelli di bonifica; e che (ii)in ogni caso, l’obbligo di bonifica, pur potendo coesistere in relazione al medesimo evento di danno, non è riconducibile all’obbligo risarcitorio previsto dall’articolo 2043 del Codice Civile.

3. In seguito alla pronuncia del Consiglio di Stato[1], numerosi Tribunali Amministrativi Regionali sono tornati ad affrontare la questione, adottando decisioni che, almeno in parte, hanno tentato di superare le valutazioni offerte dal Consiglio di Stato.

In alcuni casi, i giudici di primo grado hanno espressamente affermato, in contrasto con il Consiglio di Stato, che “il complesso delle norme in tema di bonifica non sono altro che l’applicazione alle materia in esame (si potrebbe dire, la procedimentalizzazione nella materia in esame) della norma generale dell’articolo 2043 c.c. (il cui disposto esiste da quando esiste il diritto), secondo cui ogni soggetto è tenuto a reintegrare il danno che abbia cagionato con il proprio comportamento” (tra le più recenti, Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia - Brescia n. 50/2013[2]).

Altri giudici, invece, hanno evidenziato che “l’articolo 17 decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 [che sanciva l’obbligo di bonificare in capo al responsabile della contaminazione ora previsto dal decreto legislativo n. 152/2006] si applica a qualunque situazione di inquinamento in atto al momento dell’entrata in vigore del decreto legislativo, indipendentemente dal momento in cui è avvenuto il fatto generatore della stessa” (Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia Romagna - Parma n. 218/2011) posto che “l’inquinamento è situazione permanente, in quanto perdura fino a che non ne siano rimosse le cause ed i parametri ambientali siano riportati entro i limiti normativamente accettabili: ciò comporta che le previsioni del d.lgs. n. 22/1997 vanno applicate a qualunque sito risulti attualmente inquinato, a prescindere dal momento nel quale possa essere avvenuto il fatto o i fatti generatori dell’attuale situazione patologica” (Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana n. 573/2011[3]).



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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