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Nullità del pignoramento di crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione da parte di Equitalia , ex art. 72 bis D.P.R. 602/73

18 luglio 2014 -

Eseguita una prestazione professionale in favore di un ente pubblico, un professionista emetteva fattura al fine di ottenere la liquidazione delle competenze, pattuite in misura di poco superiore ad € 10.000.

L’ente pubblico debitore, dovendo attenersi a quanto disposto dall’articolo 48 bis, comma 1 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602/1973 - introdotto dalla Legge n. 286/2006, - il quale prevede una previa verifica da compiersi da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti di soggettibeneficiari di pagamenti, a qualunque titolo, di somme superiori a 10.000 euro -  formulava richiesta ad Equitalia S.p.A. (e, per essa, a Riscossione Sicilia S.p.A.) al fine di accertare eventuali inadempimenti da parte del committente.

La società di riscossione  riscontrava la richiesta comunicando che, secondo le loro verifiche, sussistevano posizioni debitorie da parte del professionista, sicché l’Ente pubblico tenuto al pagamento della parcella disponeva la sospensione provvisoria del pagamento della stessa.

Il professionista, reso edotto di quanto sopra dall’Ente suo debitore, prontamente contestava per iscritto la debenza di somme alla Società Riscossione Sicilia (che gestisce in detta Regione il servizio di Riscossione dei Tributi), richiedendo, contestualmente, l’accesso agli atti che lo riguardavano in merito all’asserito inadempimento tributario.

Parenteticamente si osserva che il “blocco” dei crediti verso la Pubblica Amministrazione avviene tramite mere comunicazioni interne tra le pubbliche amministrazioni e Equitalia, senza che il privato creditore sia portato a conoscenza di tale corrispondenza e, in ipotesi, senza nemmeno poter conoscere le risultanze di Equitalia nonché la propria esposizione debitoria verso l’Erario.

Tornando al caso in esame, accade che la Società di Riscossione, incurante della contestazione da parte del “presunto debitore”, notificava al contribuente, subito dopo la comunicazione ricevuta dalla Pubblica Amministrazione tenuta al pagamento della fattura per la prestazione professionale, intimazione di pagamento in virtù di n. 18 titoli, indicati  genericamente ed in maniera incomprensibile, ovvero per il tramite di un numerino composto da diverse cifre, ricollegabili, secondo una “legenda” meramente interna a cartelle di pagamento e/o intimazioni.

In concreto, era estremamente difficoltosa - se non impossibile - per il professionista individuare l’esposizione debitoria indicata dall’esattore, giacché l’intimazione di pagamento risultava sprovvista del titolo di pagamento afferente ciascuna cartella sottostante alla stessa (es. imposte dirette, indirette, tasse, contributi, sanzioni amministrative, etc.).

Occorreva, viceversa, allegare all’intimazione di pagamento le cartelle di pagamento e le relate di notifica: invece non si allegava alcunché e neanche l’anno di riferimento del tributo risultava precisato, inficiandosi, in tal modo, la regolarità formale della procedura esecutiva.

Ulteriore profilo di illegittimità della procedura erariale di captazione del credito, tale da comportare un radicale giudizio di nullità da parte del Giudice tributario in seguito adito, è consistito nella violazione, da parte dell’Ente esattore, dei termini previsti dalla normativa speciale, così come previsto dall’articolo 50, comma 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602/73 il quale così recita: “Se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica, da effettuarsi con le modalità previste dall’articolo 26, di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni”.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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