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La cultura umanistica: autentico algoritmo per la ricerca e la formazione universitaria

21 novembre 2014 -

Come è a voi tutti noto, la ricerca scientifica e la formazione universitaria sono catalogabili come attività umane teleologicamente preordinate alla scoperta, all’interpretazione ed all’esame di fatti ed eventi nonché alla divulgazione di condotte e di teorie afferenti ad ogni campo dello scibile umano attraverso procedimenti intersoggettivi fondati sul metodo cosiddetto scientifico.

Entrambe, infatti, vanno intese come sistemi e luoghi atti a sviluppare la conoscenza della scienza; insieme vanno considerate quali fattori essenziali - e non soltanto sotto il profilo economico - preordinati al potenziamento ed al progresso delle società nel tempo in ragione della loro capacità di determinare innovazione e di favorire l’evoluzione delle comunità che di quei risultati fruiscono.  

In buona sostanza la metodologia scientifica raccoglie i dati utili all’osservazione ed alla sperimentazione al fine di formulare ipotesi e teorie e si configura come la modalità tipica attraverso la quale la scienza indaga sulla realtà  per centrare l’obiettivo della conoscenza di tutto ciò che ci circonda.

I processi di ricerca e di formazione si concludono con la comunicazione e la divulgazione alla comunità scientifica e nelle aule universitarie dei risultati conseguiti onde consentire possibili ulteriori e successive verifiche da parte di altri ricercatori in ordine alla conferma dei risultati medesimi, ovvero al riscontro di eventuali anomalie presenti nel procedimento seguito nell’attività della ricerca esperita.

Nel quadro di analisi dei modelli di eccellenza del sapere un indiscutibile ruolo chiave, anzi una partita decisiva giocano gli studi classici che, in termini di funzione, sono destinati ad assumere, come valore sistemico, una posizione di assoluta centralità nel modello di sapere medesimo sia con riferimento al profilo della ricerca scientifica che riguardo allo spaccato della formazione

Valore sistemico che, come, peraltro, è di facile rilevazione e lettura, è presente, quale momento essenziale e determinante di tutti i modelli universitari più avanzati, ancorché la nostra povera Italia con l’altrettanto qualitativamente non esaltante intellighenzia che si ritrova va finora, con abbrivio oscurantista ed antimoderno, irresponsabilmente verso approcci di segno contrario sulla scorta di un archetipo di analisi intellettuale del tutto fine a se stessa, caratterizzata da modelli ed argomenti tematici che hanno come unico denominatore soltanto l’esigenza, in ragione delle mode del momento, di doversi obbligatoriamente connotare come espressione di contrapposizione a qualcuno o qualcosa (nella specie contro la cultura classica) e che per ciò stesso sfocia in un piatto conformismo di pensiero che si autoalimenta di un perverso e trasversale incantesimo di artefatta rispettabilità spacciato, il più delle volte in maniera inutile quanto irriflessiva, come servizio culturale verso la comunità.

La miope visione testè enunciata, è bene evidenziarlo, va, però, in direzione giustapposta rispetto a quanto avviene nel resto del mondo dove lo studio del latino e del greco rappresentano segno distintivo per coloro che lo praticano.

Io stesso, che nelle mie esperienze accademiche e professionali fuori d’Italia, ho avuto modo di esaminare dall’interno con accuratezza il mondo universitario anglosassone, al pari di quello del resto d’Europa, mi sono reso conto che nei confronti di questi Paesi abbiamo l’enorme vantaggio di avere alle nostre spalle una storia millenaria ed il retaggio di una cultura classica che loro non hanno e che ci invidiano; storia e retaggio per i quali sono stato apprezzato, anzi addirittura favorito, perché mi hanno sempre visto come espressione di un mondo di eccellenza, appunto quello classico, del quale purtroppo essi non soltanto non sono eredi ma addirittura non possono fare ad esso diretto riferimento.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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