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Esternalizzazione di personale tramite trasferimento di fittizi rami d’azienda

12 gennaio 2015 -

1. Premessa

Ha preso piede, tra i vari sistemi o tecniche imprenditoriali di riduzione illegale di personale aggiranti il ricorso alla Legge n. 233/91,  quella dell’espulsione di dipendenti indesiderati o in esubero praticata mediante la creazione ed il successivo trasferimento di fittizi rami, funzioni o porzioni d’azienda che, sostanzialmente, maschera una mera esternalizzazione di lavoratori attuata tramite cessione non consensuale (in violazione dell’articolo 1406 del codice civile) dei loro contratti individuali di lavoro dall’azienda cedente all’azienda cessionaria, utilizzando illegittimamente la normativa del trasferimento d’azienda (articolo 2112 del codice civile) che, notoriamente, consente, in via d’eccezione, il trasferimento non consensuale da un’azienda ad un’altra di prestatori d’opera, sempre che ricorrano reali (e non simulate) esigenze di riorganizzazione aziendale.

Va detto che, se in anteriori tempi di cosiddetti “vacche grasse” le imprese traguardavano la cosiddetta “autosufficienza” istituendo e gelosamente mantenendo, al proprio interno, accanto ai servizi essenziali anche i cosiddetti servizi ausiliari,  in tempi posteriori di incipiente o galoppante crisi, le imprese hanno cercato di ridurre i loro costi e, quindi, hanno scelto la soluzione della frammentazione dei servizi, liberandosi di quelli ritenuti non strettamente indispensabili cioè meramente ausiliari, per mantenere al proprio interno solo attività e personale ritenuto essenziale al cosiddetto “core business” societario.

Hanno cercato, pertanto, di sgravarsi del personale impiegato nei servizi ausiliari interni, attraverso la tecnica della creazione e successivo trasferimento (a terzi o a consociate) di fittizi rami o porzioni d’azienda destinatari di ccnl meno onerosi (quindi applicanti condizioni retributivo-normative deteriori per i cosiddetti esternalizzati) o mediante la creazione ad hoc di minisocietà (preferibilmente al disotto dei 15 dipendenti, onde sottrarsi ai vincoli della cosiddetta “stabilità reale”) nelle quali trasferire parte dei propri dipendenti non essenziali o in eccedenza: Società sovente destinate, in tempi brevi,  alla chiusura accompagnata dall’espulsione definitiva dal mercato del lavoro del personale in esse esternalizzato, conseguente alla risoluzione dei rapporti di lavoro per cessazione d’attività.

2. La normativa di riferimento per il trasferimento di porzioni d’azienda

Relativamente all’originaria disciplina del trasferimento d’azienda risiedente nell’articolo 2112 del codice civile, va ricordato come il governo di centro-destra, all’inizio del nuovo millennio, abbia fatto proprie le pressioni datoriali tese ad avere piena mano libera nelle riorganizzazioni aziendali, e, di conseguenza, sia riuscito in data 5 luglio 2002 a concludere con due Confederazioni sindacali (Cisl e Uil) il cosiddetto “Patto per l’Italia” il cui all. n. 3 (trasfuso poi nell’articolo 32 del Decreto Legislativo n. 276/2003) era stato preordinato per svincolare i datori di lavoro, nei trasferimenti di rami d’azienda, dal rispetto del requisito garante della non fraudolenza delle operazioni di esternalizzazione, costituito dalla cosiddetta “preesistenza” del ramo ceduto all’interno dell’azienda cedente, anteriormente al trasferimento dei lavoratori impegnati nel ramo o servizio ausiliare al “core business”.

A seguito di tale concordata (quanto esiziale) modifica normativa per i trasferimenti di rami d’azienda,  il 5 comma dell’articolo 2112 del codice civile venne riformulato in questi termini: «Ai fini e per gli effetti di cui al presente articolo si intende per trasferimento d’azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento é attuato ivi compresi l’usufrutto o l’affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento».

Articolo pubblicato in: Diritto societario


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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