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Il valore probatorio dell’email come documento informatico

Commento a Tribunale Termini Imerese, Ordinanza 22 febbraio 2015 17 aprile 2015 -
Il valore probatorio dell’email come documento informatico

Abstract: Il Tribunale di Termini Imerese, chiamato a valutare se uno scambio di messaggi di posta elettronica tra avvocato e cliente sia idoneo a fondare validamente il conferimento dell’incarico professionale, riconosce all’e-mail il rango di documento informatico sottoscritto con firma elettronica cosiddetta “leggera” o “debole”. Pur giungendo all’esatta conclusione, tuttavia, nel presente lavoro s’intende dare conto dell’erroneo iter argomentativo e motivazionale del giudicante, fondato sull’inesatta ricostruzione delle norme contenute nel Codice dell’Amministrazione Digitale.

Si opta per l’avvertenza n. 2:

Avvertenza 2:

L’Autore ha deciso di sottoporre il presente documento di dottrina pubblicato su Filodiritto al regime delle cosiddette Creative Commons Public Licences (CCPL), ed in particolare alla licenza Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

Sommario: 1. La vicenda oggetto di controversia; 2. L’argomentazione e la conclusione del Tribunale; 3. L’esatta ricostruzione della disciplina normativa 4. Conclusioni.

1. La vicenda oggetto di controversia

Il caso sottoposto al vaglio del giudice di Termini Imerese concerne una questione di patrocinio legale: un avvocato conveniva in giudizio, con procedimento ex articolo 702bis del Codice di Procedura Civile, una propria cliente al fine di ottenere il compenso professionale a cagione della consulenza prestata per la stipula di un contratto di cessione di quote sociali.

La sua assistita, a differenza degli altri contraenti, risultava inadempiente all’obbligazione contratta, sicché il legale ricorreva al procedimento speciale per il recupero del credito, producendo, tra le altre cose, diversi messaggi di posta elettronica a corredo documentale della pretesa.

Pertanto, nelle parole stesse del Giudice, “Al fine di stabilire il corretto assolvimento dell’onere probatorio relativamente alla prova dell’an del rapporto giuridico costitutivo della pretesa creditoria, occorre in primo luogo valutare la valenza probatoria di un documento informatico inviato tramite posta elettronica “semplice” ovvero non certificata”.

Appare singolare che nel 2015 un giudice debba ancora interrogarsi circa la validità in astratto, guardando al quadro normativo, di una mail, piuttosto che al suo valore in concreto, tanto che la pronuncia è, infatti, anche un’occasione per dar conto dello stato dell’arte e della preparazione media dei giuristi in merito a un tema come quello del documento informatico. 

2. L’argomentazione e la conclusione del Tribunale

In prima battuta, il Tribunale di Termini Imerese inquadra correttamente la fase iniziale del ragionamento, rifacendosi alla nozione di documento informatico, accolta dall’articolo 1, lettera p), del Decreto Legislativo 07.03.2005, n. 82 (cd Codice dell’Amministrazione Digitale - CAD), secondo cui esso è “la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”.

Il primo errore viene, invece, commesso dal Giudicante nell’inciso immediatamente successivo, allorché afferma che “L’articolo 20 e 21 disciplinano il documento informatico e la sua valenza probatoria in base al tipo di firma apposta, mentre nell’intero codice dell’amministrazione digitale non è disciplinata la valenza probatoria dei documenti informatici non sottoscritti”. La pronuncia subito dopo riporta il testo dell’articolo 20 del CAD, a norma del quale “Il documento informatico da chiunque formato, la memorizzazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici conformi alle regole tecniche di cui all’articolo 71sono validi e rilevanti agli effetti di legge, secondo le disposizioni del presente codice. L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità, fermo restando quanto disposto dall’articolo 21”.

Articolo pubblicato in: Diritto civile, Diritto dell'informatica


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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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