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Le novità della riforma estiva (d.l. n. 83/2015, convertito nella l. n. 132/2015) in tema di finanza interinale

05 novembre 2015 -
Le novità della riforma estiva (d.l. n. 83/2015, convertito nella l. n. 132/2015) in tema di finanza interinale

1- I finanziamenti alle imprese in crisi: aspetti generali e premialità della disciplina. 1.2- I finanziamenti urgenti. 1.2.1-Segue. Il mantenimento delle linee di credito autoliquidanti: il cuore pulsante della riforma in tema di finanza interinale. 1.3- La tutela dei finanziamenti.

La tematica relativa al finanziamento alle imprese in crisi rappresenta uno degli argomenti maggiormente attenzionati da parte degli studi fallimentaristici degli ultimi anni, sulla scorta della duplice constatazione, da un lato, che, a fronte di uno stato di crisi e nelle more del perfezionamento delle misure di superamento della stessa, l’impresa ha una vitale necessità di nuova provvista finanziaria, utile ad evitare le deleterie ripercussioni in termini di perdita di valore di un eventuale blocco del ciclo produttivo; altrettanto pacifica è la riluttanza dei potenziali finanziatori (soci, banche ovvero creditori interessati) a colmare il deficit di liquidità di un’impresa che versi in difficoltà tali da metterne in dubbio la capacità di rimborso.
Nel descritto quadro fattuale trovano collocazione gli ultimi interventi del legislatore volti ad incentivare ed ampliare le possibilità di accesso al credito da parte dell’impresa in stato di crisi, al fine di favorire il buon esito dei tentativi di ristrutturazione. Molteplici sono i profili dell’innovazione normativa meritevoli di approfondimento, in quanto suscettibili di apportare un significativo e tangibile cambio di rotta nel settore della finanza interinale.

1- I finanziamenti alle imprese in crisi: aspetti generali e premialità della disciplina

Il preambolo al Decreto Legislativo n. 83/2015 -“Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”- annovera, tra le straordinarie esigenze di necessità ed urgenza che hanno suffragato l’emanazione del provvedimento, il rafforzamento delle disposizioni sull’erogazione di provviste finanziarie alle imprese in crisi, al fine di favorire il buon esito di eventuali tentativi di ristrutturazione. Gli interventi della “miniriforma” estiva sull’articolo 185-quinquies l.f., in tema di finanza interinale, si collocano in tale prospettiva.
È noto che a fronte di uno stato di crisi, le imprese, in deficit di liquidità, abbisognano di nuova finanza per evitare il blocco del ciclo produttivo e significative perdite di valore nelle more della definizione e messa a punto delle misure e delle procedure finalizzate al superamento della crisi medesima; altrettanto pacifica è la riluttanza da parte dei potenziali finanziatori (soci, banche ovvero creditori interessati) ad accordare credito ad un’impresa che versi in situazioni critiche, tali da metterne in dubbio la capacità di rimborso. In tale cornice trovano collocazione gli interventi del legislatore volti ad incentivare i finanziamenti all’impresa in difficoltà.
Sebbene la questione sia di non poco momento e affondi le radici nella nascita della moderna economia di mercato, il primo intervento normativo specificamente volto alla disciplina dei finanziamenti all’impresa in crisi è piuttosto recente. Solo con il Decreto Legislativo n. 78/2010, è stato introdotto nella legge fallimentare l’articolo 182-quater che si propone di agevolare l’accesso al credito garantendo la prededucibilità dei crediti derivanti da finanziamenti effettuati in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato (finanziamenti “in esecuzione”). A tali crediti il legislatore ha equiparato quelli che traggano titolo da finanziamenti accordati in funzione della presentazione della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo o della domanda di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti (finanziamenti “ponte” o “in funzione”).
Al fine di coprire anche lo spatium temporis intercorrente tra la fase prodromica all’accesso alla procedura o all’omologazione dell’accordo e quella propriamente esecutiva si è reso necessario l’intervento del Decreto Legislativo n. 83/2012 (convertito nella Legge n. 134/2012) con il quale è stato introdotto l’articolo 182-quinquies l.f. Tale disposizione riconosce al debitore che abbia presentato la domanda di ammissione al concordato preventivo o di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o, ancora, una proposta di accordo, la possibilità di chiedere al tribunale di essere autorizzato a contrarre finanziamenti (cc.dd. “interinali”) prededucibili ai sensi dell’articolo 111 l.f., a condizione che un professionista designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, comma 3, lettera d), l.f., verificato il complessivo fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione, attesti la funzionalità dei finanziamenti alla migliore soddisfazione dei creditori.
L’ultimo intervento riformatore ha suggellato il concetto di finanza interinale, da un lato, ampliando la possibilità per il debitore di farvi ricorso e, d’altro canto, implementando la tutela dei finanziatori in ordine alla sorte del loro credito.
Sul primo versante, oltre a prevedere una ulteriore tipologia di finanziamenti accessibili in via d’urgenza in pendenza di una domanda di preconcordato, di omologazione di un accordo di ristrutturazione o di una proposta di accordo, il legislatore si è premurato di fugare ogni dubbio relativo alla possibilità per il debitore di contrarre finanziamenti interinali in assenza di un piano e di una proposta definitivi, puntualizzando che l’autorizzazione del tribunale può essere accordata “anche prima del deposito della documentazione di cui all’articolo 161, commi secondo e terzo”, purché “un professionista designato dal debitore in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), verificato il complessivo fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione, attest[i] che tali finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori”.
Al riguardo, però, una riflessione si impone: la chiarezza del dato normativo poco può contro le difficoltà di ordine materiale che il concreto operare degli istituti pone. In effetti, anche prima della specificazione di cui si discorre, non si dubitava dell’astratta possibilità per il proponente di accedere ai finanziamenti prededucibili nella fase del preconcordato; ciò che, di fatto, poneva in non cale la previsione normativa era l’oggettiva difficoltà di soddisfare le condizioni cui l’articolo 182-quinquies l.f. subordina l’autorizzazione giudiziale in assenza di una proposta e di un piano definitivi. È, difatti, a dir poco ardimentoso -sia per il tribunale, chiamato ad emettere il provvedimento autorizzatorio, sia, a maggior ragione, per il professionista attestatore, sul quale grava anche il rischio della responsabilità penale ex art. 236-bis l.f.- valutare la congruità dei finanziamenti da contrarre ai fini della migliore soddisfazione dei creditori e misurare il fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione senza la disponibilità della suddetta documentazione. Né può fondatamente ritenersi che la facoltà dell’organo decidente di assumere sommarie informazioni prevista dal primo comma della disposizione assolva ad una funzione suppletiva. Ne deriva che, nella prassi, i tribunali si trovano a dover esigere quantomeno una bozza di piano, che attesti la convenienza dei finanziamenti per i creditori, “trasformando il concordato in bianco […] in una sorta di concordato in grigio” , il cui contenuto - in assenza di prescrizioni normative- è rimesso alla totale discrezionalità del professionista che lo redige e del collegio chiamato a valutarlo.
La questione relativa alla tutela della posizione dei potenziali finanziatori dell’impresa in difficoltà si lega alla spiccata connotazione premiale della normativa, evincibile da numerosi referenti normativi.
In primis, è stato accordato in via generale il beneficio della prededucibilità ai crediti sorti dai finanziamenti di cui agli articoli 182-quater e 182-quinquies l.f., ove debitamente autorizzati dal provvedimento giudiziale. Al riguardo, è stato notato come il legislatore della riforma abbia perso l’occasione per chiarire definitivamente la portata della generale e astratta attribuzione ai finanziamenti interinali del beneficio della prededucibilità, già prevista dalla norma nella parte in cui dispone che il tribunale possa autorizzare il debitore istante a “contrarre finanziamenti, prededucibili ai sensi dell’articolo 111”; sinora, difatti, la formulazione “ellittica” della disposizione ha indotto le banche a dubitare che in caso di fallimento successivo al concordato preventivo il giudice delegato possa accordare la prededucibilità dei crediti in sede di verifica del passivo, ove consideri a posteriori insussistenti i requisiti richiesti ai fini dell’autorizzazione .
Secondariamente, l’articolo 67, comma 3, lettera e), l.f. prevede l’irrevocabilità di atti, pagamenti e garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito del ricorso di cui all’articolo 161 l.f.
Da ultimo, è stata elisa la rilevanza penale dei pagamenti e delle operazioni di finanziamento autorizzati dal giudice ex articolo 182-quinquies l.f. ai fini della configurazione delle fattispecie di bancarotta semplice e fraudolenta (v. articolo 217-bis l.f.).



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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