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Brevi riflessioni sulla notifica dell’ingiunzione fiscale degli Enti locali

29 agosto 2016 -
Brevi riflessioni sulla notifica dell’ingiunzione fiscale degli Enti locali

Abstract

L’istituto dell’ingiunzione fiscale ha origine risalente. Il graduale processo di trasformazione della Pubblica amministrazione e le crescenti tutele riconosciute al contribuente impongono un’interpretazione che valga a raccordare norme emanate in un quadro storico-giuridico diverso con principi fondamentali nuovi.

 

1. Genesi ed evoluzione della disciplina di riferimento: cenni introduttivi

L’ingiunzione fiscale disciplinata dal Regio decreto 14 aprile 1910 n. 639 è lo strumento tipico - alternativo al sistema mediante “ruolo”, adoperato in via esclusiva dall’Agente della riscossione - con cui l’Ente locale o il soggetto terzo delegato dall’Ente medesimo avvia il procedimento di riscossione coattiva dei tributi e di altre entrate patrimoniali.

Nel corso degli ultimi decenni la normativa sul sistema di riscossione mediante ruolo è stata più volte riveduta, mentre l’applicazione del sistema di riscossione mediante ingiunzione fiscale è rimasta pressoché in quiescenza fino al riordino della disciplina dei tributi locali nel 1997 (Decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446). Detto intervento, tuttavia, pur avendo precisato i casi in cui la riscossione coattiva dei tributi e delle altre entrate patrimoniali deve essere effettuata con il procedimento di ingiunzione fiscale, ne ha lasciato la disciplina sostanzialmente invariata.

In tale quadro normativo, inevitabilmente, gli enti impositori e i propri interlocutori si trovano a interagire di fronte a non poche difficoltà ermeneutiche, dovute all’esigenza di contemperare gli “interessi in gioco” tra le crescenti tutele riconosciute al contribuente e le esigenze di semplificazione, razionalizzazione e modernizzazione dell’attività della Pubblica amministrazione.

È proprio con specifico riferimento al rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria che, nell’ambito del processo civile e/o tributario, è sovente motivo di impugnazione la modalità mediante la quale l’ente impositore o la società affidataria notifica l’ingiunzione fiscale al destinatario.

Detta notificazione, difatti, non è soltanto il mezzo attraverso il quale si porta a conoscenza di un determinato soggetto l’esistenza di un atto cui tale soggetto abbia interesse, ma rappresenta un presupposto essenziale del procedimento stesso di riscossione giacché l’ingiunzione fiscale è giuridicamente esistente (e, pertanto, produttiva di effetti giuridici) allorché sia notificata nelle forme predeterminate dalla legge.

La disciplina relativa alla notificazione dell’ingiunzione fiscale - contenuta nell’articolo 2 del Regio decreto 14 aprile 1910 n. 639 (e successive modifiche e integrazioni) - prevede che la stessa sia notificata, nella forma della citazione, da un ufficiale giudiziario o da un messo addetto all’Ufficio del Giudice di Pace.

È indubitabile che la prerogativa di notificare l’ingiunzione fiscale, concessa in via esclusiva per il tramite degli uffici giudiziari, possa presentare non poche difficoltà pratiche in capo agli Enti emittenti (che, di regola, provvedono con spedizioni massive) determinando non solo inevitabili ricadute sul rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, ma vanificando l’esigenza di celerità cui la stessa ingiunzione fiscale è ispirata, ovvero consentire di riscuotere determinate entrate tributarie e patrimoniali mediante un procedimento più veloce rispetto al processo esecutivo ordinario.



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