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Contratto di Lavoro Accessorio (Voucher): quali novità ha portato l’estate?

04 novembre 2016 -
Contratto di Lavoro Accessorio (Voucher): quali novità ha portato l’estate?

di Avv. Riccardo Zanon

Se c’è un contratto che personalmente prediligo, questo è il lavoro accessorio, più comunemente denominato lavoro a voucher o semplicemente voucher. È un meccanismo molto semplice ma estremamente utile per tutti quegli impieghi temporanei o occasionali di cui ogni persona può avere necessità.

Pensiamo al pensionato che ci viene a tagliare l’erba o la siepe, il quale così sarebbe in regola e pure assicurato in caso di eventuali infortuni. Con la tranquillità del committente, nel caso, come spesso capitava, questo si fosse fatto male.

La fortuna di questo strumento contrattuale, data dalla sua estrema flessibilità, ha creato un utilizzo spesso abusivo. Alcuni servizi giornalistici hanno denunciato questo aspetto, anche se, a mio avviso, imputando troppe colpe all’imputato!

Così il legislatore ha provveduto ad imporre alcuni limiti a partire dal 2015 con il Decreto Legislativo 81/15, prevedendo la prima tracciabilità dei voucher. In particolare, il Decreto del 2015 prevede che chi si avvale di voucher è tenuto a rispettare alcuni obblighi di comunicazione.

La normativa previgente prevedeva che il committente effettuasse la comunicazione alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro «prima dell’inizio della prestazione». Una previsione chiaramente generica e approssimativa che viene corretta nelle modifiche estive.

Infatti cos’è cambiato ora?

Le novità introdotte nel decreto estivo riguardano soprattutto la tracciabilità dei voucher e controlli specifici sull’utilizzo degli stessi. In particolare, per i committenti imprenditori non agricoli o professionisti si prevede che la comunicazione preventiva venga effettuata, almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione lavorativa, alla sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, comunicando i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione e la sua collocazione temporale mediante l’indicazione del giorno e dell’ora di inizio e di fine della prestazione lavorativa.

Diversamente, invece, i committenti imprenditori agricoli, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio, sono tenuti a comunicare esclusivamente i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore a 3 giorni, ciò per tenere conto della specificità del lavoro agricolo e della difficoltà dei committenti di lavoro agricolo di prevedere ex ante la durata delle prestazioni e il numero esatto di lavoratori da utilizzare a causa del condizionamento dell’attività agricola da parte di fattori metereologici.

Vengono esclusi dagli obblighi di comunicazione gli enti pubblici e le attività non commerciali (ad esempio le Onlus).

La normativa così modificata delinea tre situazioni differenti per la nuova comunicazione preventiva:

la prima con un obbligo pieno per le imprese e i professionisti;

la seconda con un obbligo più leggero per le aziende agricole;

la terza con l’esonero per enti e associazioni senza attività commerciale.

Articolo pubblicato in: Diritto del lavoro e della sicurezza


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n.7770 - ISSN 2239-7752

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