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Il difficile discrimine tra la condotta di rapina propria e il furto con strappo alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali

29 dicembre 2016 -
Il difficile discrimine tra la condotta di rapina propria e il furto con strappo alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali

Abstract

Nelle fattispecie di rapina e di furto con strappo, la volontà del reo è rappresentata dalla medesima condotta violenta finalizzata all’ingiusto profitto, si richiede dunque che l’organo giudicante proceda ad un’attenta valutazione di tutti gli elementi circostanziali ambientali e volitivi del caso concreto.

La finalità di detta valutazione è mirata ad accertare se la condotta dell’agente fosse indirizzata al solo impossessamento della cosa mobile altrui, così configurando la più tenue fattispecie di furto con strappo, o se la violenza sia stata posta in essere al fine di determinare la vittima ad agire contro la sua volontà integrando la diversa e più grave fattispecie di rapina.

 

1. La violenza nella rapina e nel furto con strappo

Il delitto di rapina è finalizzato all’ingiusto profitto e può commettersi indifferentemente mediante l’uso della violenza o della minaccia, di cui la prima è espressione di un’energia fisica idonea a provocare la coazione personale della vittima, mentre la seconda,  è rappresentata da una qualsiasi azione  idonea a indurre nella persona offesa la prospettazione di un male futuro.

A tal proposito si è precisato [Corte di Cassazione Sezione II 23 Gennaio 2016 Numero 3366] che, la violenza necessaria per l’integrazione  dell’elemento materiale della rapina, può consistere anche in una semplice spinta in danno della vittima, finalizzata a realizzare l’impossessamento della cosa.

Nel definire i caratteri della condotta va chiarito che, elemento caratteristico di tale violenza è la coartazione della volontà altrui e dunque, la limitazione della capacità autodeterminativa (articolo 2 Costituzione) della vittima del reato.

Con riguardo alla fattispecie di Furto con strappo, il quale articolo è stato inserito dalla legge 26 marzo 2001 numero 128 che ha abrogato il precedente testo dell’articolo 625 codice penale, ingloba, nei primi due commi, differenti condotte appropriative.

Nel primo comma il furto in abitazione, e cioè la sottrazione di una cosa mobile altrui mediante l’introduzione in abitazione, al quale viene equiparata qualsiasi altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora.

Nel secondo comma il furto con strappo, e cioè la condotta di chi si impossessa della cose mobile altrui strappandola di mano o di dosso alla vittima.

Segnatamente, con riferimento al secondo comma (il c.d. Scippo del codice napoletano), anche se la norma nel suo dettato non menziona la violenza, va da sé che l’azione dell’agente si concretizza in una forza esercitata su di un oggetto che viene staccato improvvisamente dalla persona che lo detiene.

Quest’ultima precisazione lascia intendere che il soggetto passivo deve necessariamente avvertire la violenza espressa sul bene mobile.

 

2. L’elemento differenziale fra il delitto di rapina propria e il furto mediante strappo

In via generale la rapina differisce dal furto con strappo perché, nella prima fattispecie, la violenza o la minaccia è esercitata esclusivamente nei confronti della vittima, differente è invece la condotta punita nel furto con strappo, che prescrive un comportamento manifestamente violento espresso solo sulla cosa altrui.

Articolo pubblicato in: Diritto penale


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