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L’espropriazione di crediti nei confronti degli enti locali

20 dicembre 2016 -
L’espropriazione di crediti nei confronti degli enti locali

Abstract

La condanna della pubblica amministrazione al pagamento di somme di denaro pone il legislatore di fronte a due contrapposte posizioni: da un lato, la tutela di risorse finanziarie destinate ad assolvere funzioni di interesse pubblico, dall’altro, il diritto soggettivo del creditore di soddisfare la propria pretesa cristallizzata nel titolo esecutivo giudiziale.

Sommario: 1. Premessa. - 2. I limiti alla responsabilità “patrimoniale” della pubblica amministrazione. - 3. L’espropriazione delle risorse finanziarie degli enti locali. - 4. (Segue)… e delle entrate tributarie. - 5. Riflessi processuali. - 6. Il giudizio di ottemperanza.

1. Premessa

La realizzazione di obiettivi di interesse pubblico postula l’esistenza di un complesso di beni e risorse finanziarie destinate a soddisfare bisogni comuni, funzioni e servizi costituzionalmente garantiti la cui concreta attuazione spetta alla pubblica amministrazione. Detto complesso di beni costituisce il patrimonio dello Stato che, proprio in ragione della sua strumentale e fisiologica destinazione, gode di un regime giuridico peculiare.

È noto che la pubblica amministrazione, in tema di responsabilità patrimoniale ex articolo 2740 del codice civile, è assoggettata al diritto comune salvo alcune deroghe stabilite dalla legge. Le azioni che ne scandiscono il corso dell’attività (diretta al perseguimento dell’interesse pubblico) e il rapporto con altri soggetti giuridici portatori di interessi diversi, generano sovente controversie giudiziali che possono concludersi con la condanna dell’amministrazione al pagamento di somme di denaro. Dinanzi a siffatta evenienza, il concreto versamento delle somme medesime integra un atto dovuto rispetto al quale la pubblica amministrazione manca del tipico potere discrezionale funzionale agli interessi pubblici da essa perseguiti. Ne consegue che, in caso mancata esecuzione spontanea del giudicato, la posizione del creditore rispetto alla pubblica amministrazione debitrice assume natura e consistenza di diritto soggettivo [1].

Nasce, pertanto, l’esigenza di tutelare sia il patrimonio della pubblica amministrazione di fronte al rischio di frequenti sentenze di condanna e conseguente paralisi dell’azione amministrativa, sia la posizione del creditore pecuniario il cui diritto di azione è riconosciuto dall’articolo 24 della Costituzione e si fonda sul principio secondo cui ad ogni sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro corrisponde il diritto del creditore di soddisfare la propria pretesa nei confronti del debitore per mezzo di ogni azione esecutiva prevista e disciplinata dalla legge [2].

2. I limiti alla responsabilità “patrimoniale” della pubblica amministrazione

La materia che ci occupa è stata oggetto di diversi interventi legislativi, tutti caratterizzati dalla medesima ratio individuabile nel tentativo di contemperare i contrapposti interessi del creditore e della pubblica amministrazione mediante limiti imposti agli ordinari strumenti di esecuzione quali l’espropriazione mobiliare, immobiliare e il giudizio di ottemperanza [3].

Come si diceva, la posizione della pubblica amministrazione non è diversa da quella di ogni altro debitore e, pertanto, anche gli enti pubblici sono assoggettabili all’espropriazione forzata ai sensi dell’articolo 2910 del codice civile [4] e rispondono dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i loro beni presenti e futuri [5]. Limitazioni della responsabilità patrimoniale sono ammesse solo nei casi in cui determinate somme o crediti esistenti nel patrimonio di un ente siano stati resi indisponibili (e, pertanto, impignorabili) per effetto di una disposizione di legge o di un provvedimento amministrativo che ne abbia vincolato la destinazione alla concreta realizzazione di una finalità pubblica [6].



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