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Concorrenza sleale ed imitazione di segni distintivi: un contributo sulla traccia di due recenti evidenze giurisprudenziali

13 gennaio 2017 -
Concorrenza sleale ed imitazione di segni distintivi: un contributo sulla traccia di due recenti evidenze giurisprudenziali

Sommario:

1. Il rapporto tra franchisor ed aspirante franchisee: la fase prenegoziale

2. Il marchio composto: marchio complesso e marchio d’insieme

3. Le problematiche poste dall’articolo 2958, n. 1, Codice Civile

4. La concorrenza sleale interferente e la competenza del Tribunale delle imprese

5. Marchio e concorrenza sleale nel franchising: l’ordinanza del Tribunale delle imprese di Bologna del 23 luglio 2013 e la sentenza del Tribunale delle imprese di Firenze del 24 febbraio 2016

6. Gli aspetti comuni ai due ricordati esiti giustiziali

7. Conclusioni

 

1. Il rapporto tra franchisor ed aspirante franchisee: la fase prenegoziale

Il franchising è un contratto mediante il quale un’impresa concede ad un altro soggetto, dietro pagamento di un corrispettivo economico, il diritto di produrre e/o commercializzare prodotti o servizi di cui detiene il know-how, usando il suo marchio.

Al fine di pervenire alla stipula di un contratto di franchising le parti devono affrontare, obbligatoriamente, una fase di negoziazione il cui cuore è la c.d. fase di informazione preventiva, dettagliatamente illustrata da diversi articoli della legge n.129/04.

L’articolo 4 della ricordata normazione prevede, infatti, un’ampia disclosure da parte del franchisor che consente all’aspirante franchisee di assumere tutte le informazioni rilevanti inerenti il franchising propostogli, quali “i principali dati relativi all’affiliante, tra cui ragione e capitale sociale e, previa richiesta dell’aspirante affiliato, copia del suo bilancio degli ultimi tre anni o dalla data di inizio della sua attività, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni; l’indicazione dei marchi utilizzati nel sistema, con gli estremi della relativa registrazione o del deposito, o della licenza concessa all’affiliante dal terzo, che abbia eventualmente la proprietà degli stessi, o la documentazione comprovante l’uso concreto del marchio; una sintetica illustrazione degli elementi caratterizzanti l’attività oggetto dell’affiliazione commerciale; una lista degli affiliati al momento operanti nel sistema e dei punti vendita diretti dell’affiliante; l’indicazione della variazione, anno per anno, del numero degli affiliati con relativa ubicazione negli ultimi tre anni o dalla data di inizio dell’attività dell’affiliante, qualora esso sia avvenuto da meno di tre anni; la descrizione sintetica degli eventuali procedimenti giudiziari o arbitrali, promossi nei confronti dell’affiliante e che si siano conclusi negli ultimi tre anni, relativamente al sistema di affiliazione commerciale in esame, sia da affiliati sia da terzi privati o da pubbliche autorità, nel rispetto delle vigenti norme sulla privacy”.

Inoltre, sempre il medesimo articolo 4, prevede la consegna da parte del potenziale affiliante almeno 30 giorni prima della sottoscrizione del contratto di una copia dello stesso. Questo meccanismo, ove correttamente posto in essere, consente al potenziale affiliato di ricevere tutte le informazioni relative all’attività dell’affiliante e di avere 30 giorni di tempo, i c.d. giorni di riflessione, per verificare la conformità al vero delle dichiarazioni rese dall’affiliante, per esaminare il contratto e compiere le proprie valutazioni economiche. L’affiliante, dal canto suo, è sottoposto all’obbligo di fornire tutti i dati inerenti l’attività in franchising all’aspirante affiliato, così come previsto dall’articolo 6.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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