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La neutralità dell’Austria – Breve esposizione

08 gennaio 2017 -
La neutralità dell’Austria – Breve esposizione

Sommario: I. Considerazioni di carattere storico; II. Il Memorandum di Mosca e la firma dello Staatsvertrag; III. Il Bundesverfassungsgesetz del 1955 e gli obblighi derivanti dalla neutralità permanente; IV. Missioni di pace dell’ONU e partecipazione dell’Austria; V. L’articolo 9 a B-VG; VI. Adesione all’Unione europea e neutralità

 

I. Considerazioni di carattere storico

L’obbligo – assunto dall’Austria – di mantenere la propria – permanente – neutralità può essere compreso soltanto se si pone mente alla situazione determinatasi alla fine della 2 guerra mondiale e se si tiene conto altresì dello status che la Repubblica austriaca aveva dopo la Conferenza di pace di Parigi del 1919.

Lo Staatsvertrag di St. Germain prevedeva un particolare status internazionale per la neo-repubblica austriaca. Accordi stretti di natura politica, ma anche commerciali nonché un’eventuale unificazione con uno Stato confinante, abbisognava del previo consenso della Società delle Nazioni (l’organizzazione internazionale precursore dell’ONU). Ciò al fine di assicurare e di mantenere das politische Gleichgewicht non soltanto nella Mitteleuropa, ma sull’intero continente europeo.

La Società delle Nazioni – analogamente a quanto avverrà in occasione dell’occupazione della Cecoslovacchia il 15.3. 1939 – non aveva reagito all’occupazione dell’Austria (1938) da parte delle truppe naziste, nonostante l’Austria fosse membro del Völkerbund.

Ancora prima della fine della 2 guerra mondiale, le potenze alleate avevano ribadito, più volte, la loro intenzione di ripristinare l’indipendenza e la sovranità degli Stati occupati, una volta che sarebbero stati liberati. Per quanto riguarda in particolare l’Austria, sul punto è di notevole importanza la c.d. Moskauer Deklaration del 30.10.1943, con la quale era stata dichiarata la nullità dell’annessione dell’Austria da parte della Germania. Nel corso della 2 guerra mondiale le potenze alleate avevano occupato il territorio austriaco e non avevano poi provveduto al ritiro delle loro truppe dopo la costituzione del governo provvisorio e dopo le (libere) elezioni del 25.11.1945. Il 28.6.1946 veniva concluso, tra i quattro Siegermächte il c.d. Kontrollabkommen. Secondo quest’Abkommen sarebbe dovuto essere ripristinata l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Austria nei confini esistenti alla data del 31.12.1937. In tal modio s’intendeva garantire la stabilità nell’Europa centrale.

Il governo austriaco, dopo le elezioni dell’autunno 1945, ripetutamente, si era richiamato alla Dichiarazione di Mosca del 1943 nonché al sopraccitato Kontrollabkommen d.d. 28.6.1946 e aveva chiesto il ripristino della propria sovranità. In particolare, nell’articolo 3 d di quest’Abkommen i firmatari avevano manifestato la loro intenzione di fornire aiuti al governo austriaco quale era risultato dalle elezioni del 1945 e di concedere a questo governo – appena possibile – il controllo pieno sul proprio territorio.

Come non di rado accade, le intenzioni e le dichiarazioni (solenni) non sempre vengono attuate e tradotte in fatti concreti; rimangono nel limbo ….delle buone intenzioni. Ciò era dovuto – forse – anche alle tensioni createsi alla fine della guerra tra gli ex alleati e a quanto stava avvenendo nell’Europa orientale postbellica. Inoltre l’Unione sovietica non intendeva rinunciare alla sua richiesta che l’Austria venisse a “gravare” nella propria sfera d’influenza e non invece in quella delle potenze occidentali.

Articolo pubblicato in: Diritto austriaco


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