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Interessi usurari e rapporti pendenti: parola alle Sezioni Unite

13 febbraio 2017 -
Interessi usurari e rapporti pendenti: parola alle Sezioni Unite

Sommario:

1. Premessa

2. La vicenda processuale e l’inquadramento della fattispecie concreta

3. L’incidenza della legge n. 108/96 sui rapporti (ancora) pendenti: le tesi a confronto

4. Brevi riflessioni conclusive

 

1. Premessa

Il fenomeno dell’usura sopravvenuta rappresenta uno degli argomenti più controversi del dibattito dottrinale e giurisprudenziale degli ultimi anni.

La questione presenta un particolare interesse, in quanto coniuga profili di indubbio rilievo dogmatico e aspetti eminentemente pratici; circostanze che rendono ancora più ineludibili la necessità di giungere a soluzioni interpretative ampiamente condivise.

A dispetto della chiarezza che la materia imporrebbe, negli ultimi anni si sono susseguite una pluralità di ricostruzioni del fenomeno in parola, sicché neppure le ripetute pronunce della Corte di Cassazione hanno consentito di fissare dei punti fermi.

Nell’annoso dibattito è intervenuta, da ultimo, l’ordinanza n. 2484 del 31 gennaio 2017, con la quale la prima sezione della Suprema Corte ha sollecitato l’intervento risolutore delle Sezioni Unite

 

2. La vicenda processuale e l’inquadramento della fattispecie concreta 

Al fine di meglio inquadrare l’argomento, è opportuno ricostruire brevemente i fatti da cui origina la vicenda giudiziaria scandagliata dal Giudice di legittimità.

In data 17/1/1990,  una società stipulava con l’istituto di credito un contratto di mutuo dal notevole importo.

Successivamente all’entrata in vigore della Legge n. 108/1996, la medesima società chiedeva alla banca una rinegoziazione di tale contratto e, in seguito al diniego dell’istituto di credito, adiva il Giudice di prime cure.

Il Tribunale, esclusa la natura di mutuo fondiario agevolato, riteneva applicabile la normativa anti-usura al contratto in questione, condannando la banca alla restituzione di quanto riscosso in applicazione degli interessi usurari.

Tale statuizione veniva ribaltata dalla Corte di Appello adita dall’istituto di credito, in quanto il Giudice del gravame riteneva che la fattispecie in esame integrasse un mutuo fondiario, come tale regolato ratione temporis dal D.P.R. 21 luglio 1976, n. 7 e sottratto alla generale disciplina anti-usura.

Per la riforma della pronuncia di appello ricorreva per cassazione l’originaria attrice, la quale insisteva per l’applicazione al contratto de quo della sopravvenuta Legge n. 108/1996, onde ottenere in via definitiva la ripetizione delle somme versate in eccesso a titolo di interessi.

Rebus sic stantibus,  si evince come la Suprema Corte si trovi di fronte ad una vicenda che presenta una notevole complessità, atteso che ad essere controversa è tanto la disciplina legislativa da applicare, quanto la qualificazione stessa del rapporto per cui è causa.

A tal proposito, tuttavia, gli Ermellini tendono a sminuire la rilevanza attribuita alla natura (fondiaria o meno) del contratto, ritenendo che la disciplina legale imperativa relativa all’applicazione degli interessi passivi, moratori o compensativi operi anche nei confronti dei mutui fondiari.



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