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La Corte federale canadese sul caso Globe24h.com: paradossi ed un inedito right to be forgotten

22 febbraio 2017 -

Di Monica Senor

 

La sentenza 30 gennaio 2017 della Corte federale canadese è una triste cronaca di paradossi annunciati.

Il caso esaminato e deciso dalla Corte nordamericana riguarda il titolare del sito internet Globe24h.com, avente sede e server in Romania, il quale, tra il 2012 ed il 2013, ha downloadato e ripubblicato le sentenze pubblicate sui siti istituzionali dei tribunali ordinari ed amministrativi canadesi, nonché quelle pubblicate dal Canadian Legal Information Institute (CanLII) e della Société Québécoise d’Information Juridique (SOQUIJ), consentendone l’indicizzazione sui motori di ricerca.

L’esistenza del sito veniva scoperta, attraverso delle banali vanity search, da alcuni canadesi coinvolti nelle vicende giudiziarie sottese alle sentenze pubblicate. Richiesta a Globe24h.com la cancellazione dei dati, gli interessati ricevevano in risposta la richiesta di pagamento di una fee per la rimozione immediata delle informazioni personali pubblicate, oppure la prospettiva di una rimozione gratuita in un tempo approssimativo di sei mesi.

Nel maggio 2014 veniva interessato della questione l’Office of the Privacy Commissioner of Canada (OPCC), il quale, in esito ad un’approfondita indagine, nel giugno 2015, pubblicava un report of findings in cui sosteneva che Globe24h.com aveva violato il Personal Information Protection and Electronic Documents Act (PIPEDA).

Nell’ottobre 2015 il caso approdava alla Corte federale di Ottawa, la quale emetteva la pronuncia in commento.

La motivazione si articola in vari passaggi, tra cui degni di annotazione sono quelli relativi alla ritenuta sussistenza della giurisdizione canadese ed all’infondatezza della publicy available exception rivendicata da Globe24h.com come base giuridica per legittimare la sua attività.

Sotto il primo profilo, la Corte ha statuito che il PIPEDA può essere applicato in tutte le ipotesi in cui esista un “real and substantial link” tra un trattamento di dati personali effettuato all’estero ed il Canada. Nel caso di specie, la connessione territoriale è stata individuata in tre fattori: 1) oggetto del giudizio avanti la Corte è la ripubblicazione di decisioni delle corti canadesi contenenti informazioni personali scaricate da Globe24h.com da siti legali canadesi; 2) pur essendo localizzato in Romania, Globe24h.com si rivolge direttamente ai canadesi atteso che viene pubblicizzato come un sito che fornisce libero accesso alla giurisprudenza canadese; 3) l’attività del sito, in termini di danni, impatta esclusivamente sui cittadini canadesi (cfr. sentenza, pagg.16 e ss.).

Sotto il secondo profilo, la Corte ha respinto l’eccezione sollevata dal titolare di Globe24h.com (si noti che tutte le eccezioni prese in esame in sentenza sono quelle sostenute da Sebastian Radulescu, titolare del sito, avanti l’OPCC atteso che nel giudizio avanti la Corte federale il convenuto non è comparso) volta a sostenere la legittimità del trattamento in quanto effettuato su dati personali già pubblicamente disponibili.



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