Iscriviti al sito e alla newsletter di Filodiritto

Welcome kit in omaggio

ISCRIVITI

La pubblicazione di contributi, approfondimenti, articoli e in genere di tutte le opere dottrinarie e di commento (ivi comprese le news) presenti su Filodiritto è stata concessa (e richiesta) dai rispettivi autori, titolari di tutti i diritti morali e patrimoniali ai sensi della legge sul diritto d'autore e sui diritti connessi (Legge 633/1941). La riproduzione ed ogni altra forma di diffusione al pubblico delle predette opere (anche in parte), in difetto di autorizzazione dell'autore, è punita a norma degli articoli 171, 171-bis, 171-ter, 174-bis e 174-ter della menzionata Legge 633/1941. È consentito scaricare, prendere visione, estrarre copia o stampare i documenti pubblicati su Filodiritto nella sezione Dottrina per ragioni esclusivamente personali, a scopo informativo-culturale e non commerciale, esclusa ogni modifica o alterazione. Sono parimenti consentite le citazioni a titolo di cronaca, studio, critica o recensione, purché accompagnate dal nome dell'autore dell'articolo e dall'indicazione della fonte, ad esempio: Luca Martini, La discrezionalità del sanitario nella qualificazione di reato perseguibile d'ufficio ai fini dell'obbligo di referto ex. art 365 cod. pen., in "Filodiritto" (https://www.filodiritto.com), con relativo collegamento ipertestuale. Se l'autore non è altrimenti indicato i diritti sono di Inforomatica S.r.l. e la riproduzione è vietata senza il consenso esplicito della stessa. È sempre gradita la comunicazione del testo, telematico o cartaceo, ove è avvenuta la citazione.

Pur mai non sentesi felice appieno chi su quel seno non liba amore

06 febbraio 2017 -
Pur mai non sentesi felice appieno chi su quel seno non liba amore

Bologna, 6 febbraio 2017

   

 

Vorrei essere serio e occuparmi della prevedibile cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, delle inquietanti dichiarazioni di Davigo, della nullità del contratto sottoscritto dai candidati cinquestelle, della nuova legge marketing sul bullismo, ma essere fatuo ha alcuni improcrastinabili doveri, a cui mi sottometto docilmente.

Al Comunale di Bologna è andato in scena a gennaio Il ratto dal serraglio di Mozart, o, meglio, quello che ne è rimasto, per la regia di Martin Kušej, entusiasticamente supportata dal Sovrintendente Sani, e la direzione del direttore Nikolaj Znaider, in grave e non emendabile concorso di colpa, così come il cast di cantanti.

Die Entführung aus dem Serail è un Singspiel (lo stesso genere del più noto Der Zauberflöte, per intenderci), alterna cioè copiosi recitativi a numeri cantati (meravigliosi, in questo caso), su libretto di Gotlieb Stephanie. Andò in scena per la prima volta nel luglio 1782 quando Mozart era nel pieno dell’intreccio di amore, sesso, teatro, interessi, fiorini, contumelie, proposte, rimproveri e contratti che l’avrebbe portato al matrimonio con Constanze, sul quale Buscaroli ha scritto memorabili pagine (La morte di Mozart, Rizzoli, 1996, pp.54 e seguenti).

Proprio perché i recitativi – i pezzi parlati – si prestano ad essere agevolmente sostituiti, con disinvolta noncuranza sono stati riscritti da Albert Ostermaier – definito drammaturgo dal programma di sala e dalle informazioni sul sito – e così l’ammiccante e giocosa commedia amorosa a lieto fine, forse fatua e moderatamente licenziosa, è diventata, nell’abile regia manipolatoria, un polpettone geopolitico indigeribile, tra petrolio, deserto, tende, biechi colonizzatori, isis, psicanalisi, migranti e violenza.

Non so nulla di musica, non so leggere uno spartito, sono stonato come una campana (certificato, non lo dico per dire). Non sono un critico musicale e non mi addentro in un campo ignoto. Non sono fanatico di prassi esecutive e filologia musicale. Vado a teatro e all’opera, capisco poco e partecipo, più o meno intensamente.

Sono al corrente che per essere fruita l’opera teatrale e lirica richiede una messa in scena, una rappresentazione, e che perciò l’autore ha firmato una cambiale in bianco con i posteri, prestandosi ad essere vittima sacrificale sull’altare dell’ego di questo o quel regista. So che recite e concerti sono considerati da attori, registi, compositori, professori d’orchestra e personale teatrale quali comode occasioni per sermoni politici e per rivendicazioni sindacali.

Tuttavia quest’ennesimo stupro assurge a perfetto emblema della rinnovata missione educativa, vagamente ricattatoria, in ossequio al violento mainstream politicamente corretto in auge, come esprime bene il Sovrintendente Sani nel pezzo pubblicato da Il Resto del Carlino “Io credo che un tradimento si sarebbe perpetrato se avessimo mantenuto inalterato il libretto scritto all’epoca. La lirica è materia viva, ha il compito di affrontare i temi della quotidianità, di farci riflettere, di provocare reazioni contrastanti, anche, proprio come avviene con il Ratto ancora prima che vada in scena. Compito di un teatro è quello di leggere la contemporaneità e avvicinare alla lirica un pubblico giovane. Altrimenti chiudiamo e spostiamo tutto nelle teche di un museo”.



About

  • Contatti
  • Redazione
  • Pubblicità
  • Avvertenze
  • Privacy
  • Cookie

Newsletter

Rimani aggiornato sulle novità e gli articoli più interessanti della redazione di Filodiritto, inserisci la tua mail:

Iscriviti alla newsletter

© Filodiritto 2001-2017

Filodiritto è un marchio di InFOROmatica S.r.l.
P.Iva 02575961202
Direttore responsabile: Antonio Zama
Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

Sempre aggiornato

Scrivi la tua mail per ricevere le ultime novità, gli articoli e le informazioni su eventi e iniziative selezionati dalla redazione di Filodiritto.

*  Email:

Leggi l'informativa sulla privacy

Sede legale e amministrativa InFOROmatica S.r.l. - Via Castiglione 81, 40124 - Bologna
Tel. 051.98.43.125 - Fax 051.98.43.529

Credits webit.it