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Azioni di risarcimento del danno da violazioni antitrust: un breve sguardo alla Direttiva europea e al recente Decreto di recepimento

23 marzo 2017 -
Azioni di risarcimento del danno da violazioni antitrust: un breve sguardo alla Direttiva europea e al recente Decreto di recepimento

Indice:

1. I principi sanciti dalla Direttiva europea

2. Il Decreto di recepimento in breve

3. Osservazioni conclusive

 

Con il Decreto Legislativo 19 gennaio 2017, n. 3 (il “Decreto”), in vigore dal 3 febbraio 2017, è stata data attuazione in Italia alla direttiva 2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 novembre 2014, “relativa a determinate norme che regolano le azioni per il risarcimento del danno ai sensi del diritto nazionale per violazioni delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e dell'Unione europea” (la “Direttiva”).

 

1. I principi sanciti dalla Direttiva europea

Intesa a rendere effettivo in modo armonioso in tutta l’Unione Europea il diritto al risarcimento per i danni derivanti da violazioni del diritto della concorrenza, la Direttiva ha stabilito una serie di principi cui gli Stati Membri avrebbero dovuto conformarsi entro il 27 dicembre 2016 (Articolo 21).

In particolare, consapevole della natura prevalentemente transfrontaliere delle violazioni su larga scala del diritto della concorrenza, il Legislatore europeo ha ritenuto necessario intervenire al fine di aumentare la certezza del diritto, auspicando che un ravvicinamento delle norme nazionali possa contribuire a prevenire eccessive differenziazioni tra le disposizioni vigenti nei vari Stati membri.

Nel contesto delle azioni per il risarcimento del danno causato da violazioni antitrust, un ruolo decisivo è da sempre ricoperto dall’accesso alla prova. Onde far fronte all’asimmetria informativa che contraddistingue il contenzioso in materia di diritto della concorrenza, la Direttiva ha voluto innanzitutto garantire agli attori (i) il diritto di ottenere la divulgazione delle prove rilevanti per la propria domanda, nel rispetto del principio della proporzionalità della misura richiesta (Articolo 5, comma 3), ove la stessa si basi su fatti e prove ragionevolmente disponibili tramite il ricorso a ordini di esibizioni, anche a carico di terzi, e (ii) l’accesso alle prove incluse nel fascicolo di un’autorità concorrenza, ove tali prove non possano essere ragionevolmente ottenute aliunde o da soggetti terzi (Articolo 6, comma 10). L’accesso alla prova può riguardare altresì informazioni riservate, purché vengano adottate misure efficienti in grado di garantire che le stesse siano adeguatamente protette (Articolo 5, comma 4).

Nel sancire dunque un approccio comune a livello europeo per quanto riguarda la divulgazione delle prove incluse nel fascicolo di un'autorità garante della concorrenza, ammissibile nei limiti suddetti, la Direttiva ha rimarcato la necessità di prestare particolare attenzione al fine di prevenire tentativi di acquisizione generalizzata di informazioni, in base a criteri non sufficientemente determinati o eccessivamente ampi. Inoltre, sono stati espressamente esclusi dall’ordine di divulgazione delle prove i documenti relativi a programmi di clemenza e procedure di transazione, al fine di non dissuadere le imprese dal collaborare con le autorità garanti della concorrenza (Articolo 6, comma 6).

La Direttiva è intervenuta anche sugli effetti delle decisioni definitive delle autorità nazionali garanti della concorrenza, stabilendo che la constatazione di una violazione degli Articoli 101 o 102 TFUE non dovrebbe essere rimessa in discussione, quanto a “natura della violazione e sua portata materiale, personale, temporale e territoriale”, in successive azioni per il risarcimento del danno (Articolo 9, comma 1), potendo assurgere a prova prima facie del fatto che è avvenuta una violazione, ove sia stata adottata in altro Stato Membro (Articolo 9, comma 2).

Precise indicazioni sono state poi fornite a livello europeo circa (i) i termini di prescrizione (Articolo 10), che non dovrebbero ostacolare in maniera eccessiva la proposizione di azioni per il risarcimento del danno; (ii) la responsabilità in solido per l’intero ammontare del danno dei coautori della violazione (Articolo 11), allorquando la stessa sia stata posta in essere, come nel caso di un cartello, da più imprese; (iii) l’ipotesi del trasferimento del sovrapprezzo (Capo IV); e (iv) i criteri di quantificazione del danno (Articolo 17), che dovrà garantire il “pieno risarcimento” del soggetto danneggiato ed includere tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, evitando tuttavia ogni forma di “sovra-compensazione” (Articolo 3, comma 3).

Nel ribadire la necessità che il soggetto danneggiato dimostri l’entità del danno subito, e visti gli ostacoli pratici in cui lo stesso generalmente incorre in cause di tal fatta, la Direttiva ha rimesso ai giudizi nazionali l’onere di dotarsi di norme sulla quantificazione del danno che tengano conto dell’asimmetria informativa delle parti e della necessità di presumere il danno in caso di violazioni sotto forma di cartello.

Nell’incoraggiare, infine, il raggiungimento di transazioni consensuali tramite il ricorso a meccanismi di composizione consensuale delle controversie (Capo VI), il Legislatore comunitario ha chiarito come il giudice nazionale sarà tenuto a prendere in considerazione, nel quantificare il danno a favore del danneggiato, i risarcimenti eventualmente già versati a titolo transattivo e il livello di coinvolgimento dei singoli coautori nella violazione.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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