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La Corte di Giustizia ricostruisce la nozione di comunicazione al pubblico e di diritto di riproduzione nel caso C-527/15 sui dispositivi elettronici che incorporano collegamenti ipertestuali

17 maggio 2017 -

Di Francesco Mastroianni

 

1. Introduzione

Con la sentenza C-527/15 la Corte di Giustizia dell’UE ha ricostruito la nozione di comunicazione al pubblico e di diritto di riproduzione, ampliando la sua portata e confermando la sua applicazione alla vendita di dispositivi che consentono l’accesso a contenuti non autorizzati.

Il tema è il regime giuridico dei collegamenti ipertestuali – ossia i link - che permettono di navigare da un sito web ad un altro, e che, come tali, costituiscono elementi indispensabili per il funzionamento di Internet ed, al contempo, possono facilitare la proliferazione delle violazioni dei diritti d’autore sul web. Infatti, come evidenziato dall’AG nelle sue conclusioni depositate l’8 dicembre 2016, è necessario raggiungere “un equilibrio tra il rispetto della proprietà intellettuale e il libero sviluppo della società dell’informazione”.

 

2. Il contesto normativo

In forza dell’articolo 3 della Direttiva 2001/29/CE (“Direttiva Infosoc”), rubricato “diritto di comunicazione al pubblico, compreso il diritto di mettere a disposizione del pubblico altri materiali protetti”, qualsiasi comunicazione di un’opera al pubblico dev’essere autorizzata dal titolare dell’opera.

Inoltre, l’articolo 5, al paragrafo 1 determina un’importante eccezione al diritto di riproduzione di cui all’articolo 2, giacché sono esentati gli “atti di riproduzione temporanea (…) privi di rilievo economico proprio perché sono transitori o accessori, e parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico, eseguiti all’unico scopo di consentire: a) la trasmissione in rete tra terzi con l’intervento di un intermediario o, b) un utilizzo legittimo di un’opera o di altri materiali.

Ciononostante, continua il paragrafo 5 del suddetto articolo, “le eccezioni e limitazioni di cui ai paragrafi 1, 2, 3 e 4 sono applicate esclusivamente in determinati casi speciali che non siano in contrasto con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali e non arrechino ingiustificato pregiudizio agli interessi legittimi del titolare”.

 

3. Il precedente: la decisione C-160/15

Con la sentenza dell’8 settembre 2016, meglio conosciuta come “GS Media” (C-160/15), il Giudice del rinvio ha chiesto alla Corte di Giustizia di esaminare, in quali circostanze, il fatto di collocare su un sito Internet un collegamento ipertestuale verso opere protette disponibili su un altro sito Internet, senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore, costituisce una comunicazione al pubblico ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della Direttiva 2001/29/CE.

La Corte rammenta che la nozione di comunicazione al pubblico consta di due elementi cumulativi, ossia un atto di “comunicazione” di un’opera e la comunicazione della stessa ad un “pubblico”[1]. Inoltre, precisa la Corte, per valutare l’esistenza della “comunicazione al pubblico” è necessario esaminare i seguenti criteri:

I. Il ruolo dell’utente e il carattere intenzionale del suo intervento;

II. La nozione di pubblico, cioè il numero indeterminato dei potenziali destinatari;

III. Il carattere lucrativo della comunicazione.



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