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È nulla la cartella di pagamento spedita tramite servizio di posta elettronica certificata, ma non firmata digitalmente

13 giugno 2017 -
È nulla la cartella di pagamento spedita tramite servizio di posta elettronica certificata, ma non firmata digitalmente

1. La cartella di pagamento allegata in file “.pdf” al messaggio di Posta Elettronica Certificata e notificata sotto forma di documento informatico è nulla quando è priva di firma digitale

La notificazione della cartella di pagamento tramite il sistema di “Posta Elettronica Certificata(di seguito “PEC”) è assolutamente invalida, se il file o documento informatico contenente la cartella medesima e allegato al messaggio PEC è privo della firma digitale.

Questo in sintesi l’importante principio di diritto stabilito dalla decisione n. 1023 del 13.12.2016 della I Sez. della CTP di Milano, pubblicata il 3.02.2017.

Va subito chiarito che in tal caso l’invalidità è “radicale” e assolutamente insanabile e, più che di nullità, dovrebbe parlarsi di “inesistenza” (per es., nel diritto civile, a un atto che dovesse esser considerato “inesistente” non sarebbero applicabili gli artt. 590, 799, 1367 e 1424 c.c.). Un atto “inesistente” non si potrebbe configurare nemmeno come un quid facti, a differenza dell’atto nullo che, per quanto viziato e improduttivo di effetti ab origine o, al più, produttivo di effetti aberranti (che possono sempre essere eliminati), esiste almeno di fatto.

Tornando alla decisione della CTP di Milano, meritano attenzione i vari passaggi del ragionamento giuridico effettuato:

- la cartella di pagamento era notificata il 23.03.2016;

- la CTP richiama subito l’articolo 26, c. 1-bis, dPR 602/73, in materia di notificazione delle cartelle prima del dì 1.06.2016:

«La notifica della cartella può essere eseguita, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a mezzo posta elettronica certificata [i], all’indirizzo del destinatario risultante dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC), ovvero, per i soggetti che ne fanno richiesta, diversi da quelli obbligati ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata da inserire nell’INI-PEC, all’indirizzo dichiarato all’atto della richiesta. In tali casi, si applicano le disposizioni dell’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600» [ii];

- oggetto della notificazione è un “documento informatico” ex articolo 20, c. 1, D.Lgs. 82/2005 s.m. e i., noto come il “Codice dell’Amministrazione Digitale” (di seguito CAD):

«Il documento informatico da chiunque formato, la memorizzazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici conformi alle regole tecniche di cui all’articolo 71 [iii] sono validi e rilevanti agli effetti di legge, ai sensi delle disposizioni del presente codice», posto altresì che il “documento informatico” costituisce «la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti» (v. articolo 1, lett. p), CAD);

- indi deve essere richiamato il comma 1-bis dell’articolo 20 CAD:

«L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità»

- infine va richiamato l’articolo 21, c. 2, CAD:

«Il documento informatico sottoscritto con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale [iv], formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 20, comma 3, ha altresì l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile [v]. L’utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria. Restano ferme le disposizioni concernenti il deposito degli atti e dei documenti in via telematica secondo la normativa anche regolamentare in materia di processo telematico»;

- ma la cartella allegata alla PEC spedita dall’agente della riscossione era un semplice file con estensione “.pdf”, senza ulteriore estensione “.p7m”, dunque trattavasi di file non firmato digitalmente (se fosse stato firmato, avrebbe dunque avuto l’estensione “.pdf.p7m”);

- ergo il file allegato è nullo, così è nulla anche la notificazione dello stesso, dal momento che solo l’ulteriore estensione “.p7m” attesta la certificazione della firma e rappresenta la “busta crittografica” che a sua volta «contiene al suo interno il documento originale, l’evidenza informatica della firma e la chiave per la sua verifica»; solo tale estensione garantisce l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico e l’identificabilità del suo autore (dunque la provenienza certa dell’atto, la sua paternità e il non ripudio del medesimo).



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n.7770 - ISSN 2239-7752

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