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Nuove risorse per il recupero crediti: la pignorabilità dei nomi a dominio

07 giugno 2017 -

Di Regina Casolari

 

In tempi di crisi il recupero crediti si fa sempre più difficile e i professionisti devono saper indirizzare i propri clienti verso nuove strategie per poter vedere le proprie pretese soddisfatte: oramai i debitori sono ogni giorno più abili a sfuggire alle misure coercitive imposte dal legislatore e le risorse “attaccabili” sempre meno.

Per questo negli ultimi anni, in tema di esecuzione forzata, si è iniziata a vagliare l’opportunità di sottoporre a pignoramento anche i beni immateriali, quali i brevetti e marchi; ultimamente è dibattuto se anche lo stesso nome a dominio registrato dall’azienda debitrice sia aggredibile.

Il dominio su internet è un insieme di simboli alfanumerici che vanno a comporre una parola/termine, seguita da un’estensione definita dalle Registration Authorities, capace di associarsi in maniera univoca ad un DNS (Domain Name System). Il dominio ha la funzione sia di associare una pagina web ad un nome (di un singolo privato o di un’azienda etc.), sia tecnicamente di permettere all’utente di raggiungere un determinato indirizzo, ovvero un sito web.

Oggi, inoltre, diversamente da quanto accadeva negli anni passati, anche il nome a dominio oltre a divenire segno distintivo e di riconoscimento dell’azienda, ha acquisito un ulteriore valore commerciale, in quanto veicolativo di ulteriori messaggi sul mercato per l’impresa che ne dispone. Molti nomi a dominio sono associati ad un sito, ad indirizzi e-mail, a un marchio già registrato e utilizzato: in quanto tali, attirano l’ interesse dell’azienda titolare del marchio, così come di un competitor, che potrebbe avere interesse a acquisirlo, di modo da impedirne l’utilizzo alla propria concorrente.

In Italia, come è noto, sul tema della tutela, difesa e valorizzazione dei diritti di proprietà intellettuale in generale vige il c.d. Codice della proprietà industriale (CPI), emanato con Decreto Legislativo del 10 febbraio 2005, n. 30, che ha introdotto nel sistema italiano una disciplina organica e strutturata su tale materia.

Tale testo normativo, all’articolo 137, introduce una disposizione particolarmente interessante per tutti coloro che quotidianamente sono coinvolti nella sempre più difficile impresa della riscossione dei crediti: infatti viene previsto che “i diritti patrimoniali di proprietà industriale possano formare oggetto di esecuzione forzata”. In linea generale si applicano anche a tale procedura speciale le norme del codice di procedura civile per l’esecuzione sui beni mobili presso il debitore, salve le eccezioni specificatamente previste dalla norma.

In breve, l’esecuzione andrà fatta con la notifica di un verbale di pignoramento eseguita dall’ufficiale giudiziario competente nel luogo di residenza del debitore. L’atto dovrà indicare, sia i dati del debitore, quindi nome, cognome o denominazione, residenza e domicilio, sia il nome del creditore e dell’ufficiale giudiziario che opera, sia la dichiarazione di pignoramento del titolo/titoli di proprietà industriale d’interesse, previa menzione degli elementi atti a identificarli, la data del titolo esecutivo sulla base del quale si procede, oltre alla somma per cui si procede (cit. Esecuzione Forzata e Processo Esecutivo, A. CRIVELLI, UTET GIURIDICA 2012).



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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