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Sulla gestione dei crediti delle piccole SRL: è possibile il credit management?

30 giugno 2017 -

di Cinzia Mengozzi e Luca Bianchi

 

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata svalutazione di un credito può comportare la condanna per il reato di “falso in bilancio (art. 2621 c.c.). La sentenza è indice di un fatto abbastanza noto: la gestione dei crediti commerciali è un tasto dolente per ogni bilancio d’esercizio, sia perché può esservi tentazione di fare politica di bilancio, ma anche perché può essere difficile fornire le corrette valutazioni sull’esigibilità dei crediti.

In questo articolo non analizziamo i problemi patologici di non corretta valutazione dei crediti, ma analizziamo le difficoltà che possono incontrare le piccole SRL nella corretta gestione del credito, dalla nascita la bilancio.

Nelle realtà imprenditoriali più strutturate esiste una funzione di credit management (a volte come unità di controllo singola, altre volte accorpata in altre fasi dei controlli interni) che analizza e gestisce i crediti concessi.

Nelle realtà più piccole questa funzione è svolta dall’imprenditore in modo non sistematico, ma come corollario alle attività di vendita. Per le imprese che lavorano con incassi non a vista (ed il ragionamento si può estendere agli studi professionali) è importante valutare il merito creditizio del cliente e gestire le scadenze dei crediti in maniera corretta. Per le piccolissime realtà imprenditoriali l’evidenza empirica suggerisce che in realtà la gestione dei crediti viene esternalizzata ad un avvocato nel momento patologico in cui il credito appare palesemente inesigibile; questo fatto incide anche sulle valutazioni di bilancio: senza una corretta prassi che valuta il credito nei vari momenti, ovviamente le scritture contabili registreranno sempre gli importi nominali.

Ai nostri clienti, che sono gli imprenditori, interessa spesso poco dell’applicazione dei principi contabili, al contrario sono estremamente sensibili all’eventuale mancato incasso dei propri crediti. Il professionista esterno, che sia commercialista o avvocato, può proporsi per svolgere esternamente l’attività di credit management, quindi assistere il cliente nella fase di concessione di credito e amministrazione dello stesso fino all’incasso. È di evidenza empirica che attendere la fase patologica dell’insolvenza del debitore per affidare il recupero all’avvocato propone spesso poche soddisfazioni monetarie: il recupero giudiziale di un credito è procedimento lungo, tendenzialmente poco fruttuoso e genera anche costi importanti. Nelle piccole e piccolissime aziende la gestione dei crediti è passiva, perché in assenza di un controllo sui crediti di solito ci si attiva quando la situazione di insolvenza è conclamata con scarsa possibilità di recupero del credito. A quel punto, tendenzialmente, le pratiche legali vengono svolte solo per ottenere i benefici fiscali della “perdita su crediti”. Spesso in tali situazione è difficile ottenere la corretta retribuzione dal cliente in quanto il professionista viene visto come un burocrate che non offre valore aggiunto all’azienda.



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Tribunale Bologna 24.07.2007,
n.7770 - ISSN 2239-7752

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